Artista, ingegnere, architetto, musicista, studioso di ottica, idraulica, anatomia, Leonardo da Vinci, più di qualunque altro uomo del Rinascimento, è oggi al centro di un mito inesauribile, vasto quanto il suo sforzo immane in direzione del sapere.

Leonardo da Vinci, il genio per eccellenza

Leonardo da Vinci è in assoluto uno dei più grandi geni conosciuti della storia dell’uomo. Eppure, la sua mano non ci ha lasciato che una trentina di dipinti dell’attribuzione abbastanza certa e con la sola eccezione dei più fidi discepoli, non volle mostrare ad alcuno il suo enorme corpus di codici, tra i quali trovano posto il celeberrimo Homo Vitruviano, il Codice sul Volo degli Uccelli, le raffigurazioni anatomiche e le futuristiche progettazioni militari.

Leonardo da Vinci è uno dei più grandi geni della storia umana. Da un piccolo borgo in Toscana alla corte di Francia: ecco la su storia

Esplode quindi lo scarto tra il gigantesco impatto artistico esercitato da così poche opere e l’assenza di influenza culturale nel Rinascimento di manoscritti oggi tanto ammirati.

Quale fu il grande progetto di Leonardo da Vinci ?

Per quale motivo dunque il genio di Leonardo da Vinci si affaccendò in così vari campi dello scibile umano, senza mai sistematizzare e pubblicare le scoperte“che tanto lo avevano affaticato ed allontanato dalla pittura ?

Anziché tentare di ripercorrere la vicenda biografica o l’opera leonardiana, tenteremo piuttosto di rispondere a questa domanda, forse in grado di spiegare meglio, al di là del mito, chi fu e che cosa tentò di raggiungere Leonardo da Vinci.

Un figlio illegittimo

Come consuetudine dei ceti agiati toscani, Antonio da Vinci annotò la nascita del nipote, Leonardo, sul proprio libro di ricordanze familiari, datandola ad Anchiano nella notte del 15 aprile 1452. Padre, fu il figlio di Antonio, Piero da Vinci, mentre la madre che gli storici hanno potuto identificare con una certa Caterina, rimase anonima: Leonardo era un figlio illegittimo.

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Così, presto, Piero da Vinci si trasferì a Firenze, avviandosi ad una brillante carriera notarile mentre Caterina andò in sposa ad un certo Piero Buti. Leonardo rimase presso i nonni paterni, ricevendo un’educazione molto libera, tanto che nessuno si preoccupò di correggere la sua inclinazione a scrivere con la mano sinistra ed al contrario.

Soltanto quando nel 1468, Antonio da Vinci, ormai molto vecchio, si spense, Leonardo raggiunse il padre e la sua futura matrigna a Firenze.

I maestri di Leonardo

Secondo le notizie riportate da Giorgio Vasari, studiando la matematica, il giovane Leonardo riusciva spesso a confondere il maestro. Fu però soltanto quando ser Piero da Vinci ebbe mostrato i disegni del figlio ad Andrea di Michele, in arte Verrocchio, che Leonardo poté sviluppare a pieno il proprio talento, subito ammesso come apprendista nella bottega artistica più importante di Firenze.

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Il metodo di lavoro e di scuola del Verrocchio prevedeva un coinvolgimento continuo degli allievi nelle opere del maestro. Ciò ha causato molte difficoltà agli storici dell’arte che si sono occupati della bottega del Verrocchio, nell’attribuzione di opere o contributi, al maestro o ad uno degli allievi.

E’ questo anche il caso dell’opera più rappresentativa della maturità giovanile di Leonardo da Vinci, l’Annunciazione (Galleria degli Uffizi). Opera che anticipò molti tratti del pieno stile leonardiano, con una Vergine pure prospetticamente imperfetta, affatto spaventata dal ricevere l’angelo, fuori dalla tradizione iconografica perché assisa in un giardino fiorito con alle spalle uno sfumante sfondo acquatico.

Un pittore svogliato?

Un altro de’ primi pittori del mondo sprezza quell’arte dove è rarissimo, ed èssi posto a imparar filosofia; nella quale ha così strani concetti e nove chimere, che esso con tutta la sua pittura non sapria dipingerle“.

Così ebbe a scrivere Baldassarre Castiglione, rappresentando bene il giudizio che molti contemporanei ebbero di Leonardo che financo inseguito dai committenti, non pareva volersi decidere a lavorare seriamente; molte opere promesse rimasero nei disegni o nei cartoni preparatori, altre furono lasciate incompiute.

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Esasperato, un agente di Isabella d’Este che incantata dalla Dama con l’Ermellino (Museo Nazionale di Cracovia), desiderava un proprio ritratto leonardesco, avrebbe riferito alla duchessa di come il grande artista fosse solito “vivere a giornata” e distratto dalla geometria quasi non dipingeva, rendendogli impossibile ottenere un impegno serio per il ritratto.

Tale indole, tuttavia, mai dissuase Leonardo dal viaggiare. Così, maestro ancora da poco, trovandosi isolato a Firenze, tra la partenza del Verrocchio per Venezia e quella dei suoi ex compagni di apprendistato, Sandro Botticelli, Perugino, Domenico Ghirlandaio, per Roma e la Cappella Sistina, non si preoccupò di lasciare incompiuta l’Adorazione dei Magi (Galleria degli Uffizi) e raggiungere Milano.

Leonardo da Vinci a Milano

Secondo l’Anonimo Gaddiano, tra i biografi più autorevoli, Leonardo giunse a Milano per consegnare e suonare una lira d’argento a forma di teschio di cavallo, da lui stesso progettata, a Ludovico il Moro, quale dono di Lorenzo il Magnifico.

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Quindi, sperando di potersi trattenere a corte, Leonardo redasse quello che viene considerato da alcuni, il primo curriculum vitae della storia, illustrando al Moro soprattutto le proprie capacità di ingegnere militare ed architetto.

In seguito alla lettera, le commissioni giunsero ma riguardarono prevalentemente la pittura e le preparazioni scenografiche per gli eventi di corte, la Festa del Paradiso ebbe grandissima fama; quindi Leonardo intraprese i primi studi scientifici e progettò il futuro Trattato della Pittura.

Il Cenacolo

Alcuni considerano il Cenacolo del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie la più importante opera pittorica di Leonardo.

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Inconsueto dal punto di vista della tecnica realizzativa, Leonardo dipinse il Cenacolo con tempera mista ad olio, non trovandosi a proprio agio con il sistema dell’affresco che imponeva eccessiva rapidità di esecuzione. Il tempo ottenuto permise di attualizzare in immagine i risultati dei faticosissimi studi dell’artista, ottica, prospettiva, meccanica, acustica: esaltando al massimo la capacità leonardesca di cogliere un preciso istante di pathos.

Uno di voi mi tradirà” afferma esattamente il Cristo del Cenacolo, sconcertando i discepoli, dei quali il pittore immortala i veri e propri “moti dell’animo” e non semplicemente le figure.

Il rapido degrado, causato da una tecnica poco resistente all’umidità della parete, non poté mai adombrare la rilevanza del Cenacolo nella storia dell’arte.

In giro per l’Italia, poi di nuovo a Firenze

Con la guerra tra il Ducato di Milano e il Regno di Francia, Leonardo, stavolta non per colpa sua, dovette rinunciare alla realizzazione del monumento equestre dedicato a Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.

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La rapidissima vittoria dei francesi tuttavia non garantì a Luigi XII un dominio pacifico, gli Sforza, ospiti presso la corte imperiale, iniziarono subito a preparare la rivincita; Milano divenne instabile e Leonardo decise di abbandonarla, impegnando le sue arti tra Mantova, dove Isabella d’Este iniziò a coltivare la vana speranza di farsi ritrarre dal genio, Venezia, Firenze e Roma.

A Venezia e per conto di Cesare Borgia, Leonardo lavorò come ingegnere idraulico e militare. Il rientro a Firenze fu difficile, Cesare Borgia aveva prestato aiuto ai Medici perché potessero rovesciare la Repubblica Fiorentina e ristabilirsi in riva all’Arno, rendendo sospetto Leonardo, mentre i frati Serviti della Santissima Annunziata, intendevano sfrattarlo dallo studio concessogli nel convento, ormai affidate a Filippino Lippi le commissioni lasciate incompiute in questo periodo errabondo, tra partenze e ritorni a Firenze.

Riducendosi i risparmi, Leonardo aveva comunque bisogno di lavorare e fu più che una fantasticheria il progetto ambiziosissimo di un ponte sul Bosforo, inviato al sultano Baiazeth che nonostante i contatti, mai si decise ad invitare ad Istanbul “l’infedele chiamato Leonardo”.

Deviare l’Arno?

Furono così piuttosto le rassicurazioni fornite da Niccolò Machiavelli e l’occasione della guerra contro Pisa ad offrire un impiego al da Vinci.

Leonardo da Vinci è uno dei più grandi geni della storia umana. Da un piccolo borgo in Toscana alla corte di Francia: ecco la su storia

Affaccendato attorno alle fortezze fiorentine e ai lavori per un piccolo canale che riparasse gli assedianti dalle eventuali sortite pisane, Leonardo si spinse ad ideare anche due enormi progetti per la deviazione del fiume Arno: il primo avrebbe cambiato il corso del fiume poco prima di Pisa, separando la città dal mare e lasciandola all’asciutto, il secondo riguardava la realizzazione di un secondo braccio del fiume.

Nel luogo della Nave a Rovezzano un enorme canale avrebbe dovuto condurre le acque verso Prato, Pistoia, Serravalle, Vicopisano ed infine il mare, riparando Firenze dalle alluvioni e permettendo di navigare verso Firenze, senza passare da Pisa.

Grandi sono le conoscenze di idraulica che scorrono negli sfondi fluviali di Leonardo, pari a quelle di architettura raffigurate nei suoi edifici, perché nonostante le divagazioni e le guerre, verso la pittura, il genio di Vinci finiva sempre per tornare.

Quest’arte rivestì infatti un ruolo fondamentale nel filo conduttore del grande progetto leonardesco, sul quale ci siamo interrogati all’inizio.

Per continuare a seguire quel filo tuttavia, occorreranno un nuovo articolo ed un nuovo viaggio al seguito di Leonardo da Vinci, fin nel Regno di Francia, ci seguirete ?

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