Maria Soderini fu madre di uno dei personaggi più oscuri della famiglia Medici, Lorenzaccio, famoso per l’efferato omicidio di Alessandro il Moro. Grande amica di Maria Salviati, la madre di Cosimo I, Maria Soderini viene descritta dalle cronache del tempo come una delle donne più belle di Firenze.

Maria Soderini, bellezza, austerità, senno e dolore

Ci sono madri che ricevono dai figli grandi soddisfazioni che le riempiono d’orgoglio. Madri che tutto sommato non si possono lamentare. E madri per cui i figli rappresentano più che altro dolori e lacrime. Quest’ultimo è il caso di Maria Soderini e del suo rampollo Lorenzino di Pierfrancesco de’ Medici appartenente al ramo cadetto “Popolano”.

Maria Soderini, madre di Lorenzino dei Medici, detto Lorenzaccio, è descritta dalle cronache come una delle donne dell'epoca più belle di Firenze.

Maria Soderini, una delle donne più belle di Firenze

Maria nasce a Firenze intorno al 1490, anche se non si ha certezza sulla data. È figlia di Tommaso Soderini e Fiammetta Strozzi. Appartiene, pertanto, per linea retta, a due insigni famiglie fiorentine. Il padre, per la verità, è uomo di scarse doti e ancora più insufficiente iniziativa. Uomo gioviale, buon conversatore, niente di più. Quando deciderà di mandare la ragazza in sposa a Pierfrancesco de’ Medici farà storie anche sulla modesta dote di 24000 franchi, appena 2000 ducati d’oro. Per dire.

Maria viene considerata una donna molto bella, nel numero delle migliori donne fiorentine dell’epoca, “le più belle e oneste di tutto il mondo”, come dice Vespasiano da Bisticci. Maria è anche lodata per l’onestà dei costumi e per le sue virtù muliebri, due caratteristiche che al tempo erano molto apprezzate. Inoltre si dimostrerà molto abile nel gestire la traballante economia familiare mantenendola su un piano di accettabile decoro.

Il matrimonio con Pierfrancesco de’ Medici

Nel 1511 Maria sposa Pierfrancesco de’ Medici. Lui ha pochi meriti e molta fortuna a trovare una moglie simile, tuttavia è un matrimonio d’amore, e questo è già molto. Lo sposo, 24 anni, ha avuto in precedenza un’esistenza disordinata che lo ha portato a intaccare seriamente il patrimonio familiare. Ci pensa lei, una ventina d’anni sulle spalle, a rimettere a posto le cose. Oculata, di buon senso, decide saggiamente di lasciare la caotica città e di andare a vivere nella tenuta del Mugello per far fruttare quanto possiedono.

Maria Soderini, madre di Lorenzino dei Medici, detto Lorenzaccio, è descritta dalle cronache come una delle donne dell'epoca più belle di Firenze.

A Cafaggiolo la vita nella villa voluta da Cosimo il Vecchio – che sa un po’ di fortilizio – è tutt’altro che brillante. Si fa ogni giorno stretta economia, si cerca di ridurre gli sprechi e si tengono i servi sotto controllo affinché lavorino sodo e rubino il meno possibile. La prospettiva è grama, non è facile mantenere la magione coi pochi soldi a disposizione, tuttavia la terra intorno, se opportunamente coltivata, qualcosa rende.

La prole

Dal matrimonio tra Maria Soderini e Pierfrancesco de’ Medici nascono due femmine, Laudomia e Maddalena, e due maschi, Lorenzino e Giuliano. A poco più di un chilometro di distanza c’è il Castello del Trebbio, dove vive Maria Salviati – nostra conoscenza – sposata a Giovanni dalle Bande Nere, col figlio Cosimo, futuro granduca di Toscana. Cosimo e Lorenzino crescono giocando insieme. Fanno continue scorribande nei boschi, rincorrono gli animali selvatici, si spingono fino al Convento del Bosco ai Frati che li accoglie con benevolenza. Questo fa sì che anche le due madri approfondiscano il loro legame. Quando poi muoiono Pierfrancesco, nel 1525, e Giovanni nel 1526, le due dame condividono anche lo stato vedovile.

Maria Soderini, madre di Lorenzino dei Medici, detto Lorenzaccio, è descritta dalle cronache come una delle donne dell'epoca più belle di Firenze.

La crisi politica

Gli anni Venti del XVI secolo sono difficili. Le bande di lanzichenecchi che si spingono minacciose verso lo Stato pontificio costituiscono un grave pericolo anche per la tenuta di Cafaggiolo situata lungo la strada che porta da Firenze a Bologna. Maria lascia allora in convento Maddalena e Laudomia, con la speranza che almeno il monastero possa rappresentare un rifugio sicuro, e spedisce Giuliano e Lorenzino a Venezia, insieme a Cosimo: i precettori baderanno alla loro educazione. Le madri li raggiungono nel 1527. Ma l’anno successivo Maria Soderini capisce che la crisi politica tra l’imperatore Carlo V e il papa Clemente VII rende anche Venezia insicura per chi porta il cognome dei Medici. Si sposta quindi in Romagna e, nel 1529, a Bologna.

La fuga dopo una notte di ordinaria follia

Pacificatosi Clemente VII con Carlo V, l’altisonante cognome del marito consiglia Maria Soderini di recarsi a Roma alla ricerca di un impiego per Lorenzino. Il figlio adolescente, ribelle e violento, le desta varie preoccupazioni: sotto le apparenze del giovane solitario e dedito agli studi, il ragazzo cova risentimenti e passioni esaltate. Non l’avesse mai fatto. Affidato alla tutela del cardinale Passerini, Lorenzino, in una notte di ordinaria follia, decapita le 8 statue dei barbari dell’arco di Costantino e quelle delle Muse e di Apollo della basilica di S. Paolo. Il papa va su tutte le furie e Lorenzino è costretto a tornare di corsa a Firenze, quindi a rifugiarsi a Cafaggiolo in attesa che le acque si calmino.

Maria Soderini, madre di Lorenzino dei Medici, detto Lorenzaccio, è descritta dalle cronache come una delle donne dell'epoca più belle di Firenze.

Passata l’ira del papa, Lorenzino può di nuovo rientrare a Firenze dove si lega – cattivissima scelta – ad Alessandro detto il Moro, figlio naturale dello stesso papa, che nutre l’ambizione d’impadronirsi della città, sebbene la popolazione non lo ami per via della sue prepotenze e dei suoi eccessi. Lorenzino, che qualcuno pensa bene di ribattezzare “Lorenzaccio”, è arrogante e violento, ma anche drammaturgo e raffinato scrittore. I due Medici si legano sempre di più nella reciproca scelleratezza, al punto che il figlio di Maria Soderini, per celebrare le nozze di Alessandro con Margherita d’Austria nel giugno 1536, compone la commedia Aridosia che viene allestita durante i festeggiamenti.

L’omicidio di Alessandro il Moro

Ma non è tutto oro quel che luccica. In realtà dentro di sé cova tutt’altri sentimenti: la prospettiva che lo sposo potrebbe avere discendenti che impediscano la sua ascesa al ducato, spinge il giovane Lorenzaccio al delitto. Col pretesto di un convegno amoroso attira Alessandro in una casa solitaria e, il 6 gennaio del 1537, lo uccide. Ciononostante, nella sua incostanza e indecisione, non è però capace di rivendicare per sé il ducato, né di proclamare la repubblica. Grave errore.

Maria Soderini, madre di Lorenzino dei Medici, detto Lorenzaccio, è descritta dalle cronache come una delle donne dell'epoca più belle di Firenze.

Lorenzaccio in fuga

Lorenzaccio – ora sì, il soprannome ha ancora più senso – scappa a Venezia, e nella sua fuga fa tappa a Cafaggiolo dove incontra la madre. Ormai è un traditore e un ribelle e su di lui grava una taglia di 4000 fiorini. Il delitto commesso si ripercuote anche su Maria Soderini, sul fratello Giuliano e sulle sorelle Laudomia e Maddalena: spogliati dei loro beni, costretti all’esilio, vengono aiutati dalla famiglia Strozzi e riparano prima a Bologna, poi a Venezia.

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Lorenzaccio ormai si sposta in continuazione: dalla corte di Caterina de’ Medici in Francia, fino a Costantinopoli, tanto che Maria lo rivedrà solo anni dopo, nel Natale del 1544. A Venezia Maria Soderini conduce una vita difficile, costantemente in pericolo. Il vecchio compagno di giochi di Lorenzino, Cosimo, ora primo granduca di Toscana, con l’appoggio di Carlo V invia contro di lui dei sicari per ucciderlo, anche se studi recenti rivelano che i soldati vengono invece inviati dall’imperatore per vendicare l’assassinio del genero, Alessandro de’ Medici (detto il Moro).

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Comunque sia, Lorenzaccio viene trovato e, insieme allo zio Alessandro Soderini, ucciso il 26 febbraio del 1548. Maria Soderini accorre immediatamente ma può solo abbracciarne il corpo esanime.

Un destino di dolore scritto fin dall’inizio, nell’inquieta gioventù, che non poteva avere altro epilogo. E ancora una volta una madre piange senza colpa. O solo con la colpa d’amare chi non se lo merita.

 

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