Una ricetta rivisitata della tradizione toscana: la frittata di lesso, classico sapore della cucina della nonna, si fonde con un tipico piatto romagnolo. Dalla pentola del brodo tante sensazioni di calore, di famiglia e di condivisione.

 

Frittata di Lesso: lesso magro, uova bio, prezzemolo, sale, olio Evo e tanto calore.

Cari amici, eccoci anche questa settimana alle prese con una ricetta della tradizione toscana, opportunamente rivisitata ma soprattutto aperta a una fusione tra più cucine tipiche regionali. Oggi infatti, intendiamo proporvi una ricetta semplicissima tipica della Toscana, accompagnata da eccellenze gastronomiche di altre regioni d’Italia.

Una ricetta rivisitata della tradizione toscana: la frittata di lesso, classico sapore della cucina della nonna, si fonde con un tipico piatto romagnolo.

In realtà quella che andiamo a proporvi è la quintessenza della semplicità, l’inno alla cucina del recupero, quella in cui non si butta via niente, ma si esalta al massimo anche il più povero degli ingredienti.

Avete mai sentito parlare della frittata di lesso?

La ricetta, in tutta la sua semplicità, viene dal ricettario della mamma e trasporta con sé non soltanto i sapori della tradizione ma anche quel profumo della cucina delle nostre nonne, così attente a far quadrare i conti di casa, da riutilizzare ogni singolo avanzo.

Non so voi, ma quel profumo che si innalza dalla pentola del brodo sul fuoco a sobbollire mi ha sempre dato una sensazione di calore, di famiglia, di condivisione. Di qualcosa che ti riscalda anche l’anima insieme allo stomaco nelle fredde serate d’inverno.

A volte in casa nostra il lesso usato per fare il brodo si mangia così, al naturale, accompagnato da qualche sottaceto, altre volte si unisce alle cipolle in una confortevole francesina), altre ancora si passa al mixer e con quel trito fine si prepara una eccellente frittata di lesso. Ma se questa preparazione è di per sé di una facilità disarmante, ciò non significa non poter trovare il modo di rivisitarla e presentarla in una veste originale.

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Una ricetta rivisitata della tradizione toscana: la frittata di lesso, classico sapore della cucina della nonna, si fonde con un tipico piatto romagnolo.

Confessiamo di essere dei fan delle combinazioni di sapori di più territori diversi: ne abbiamo dato prova la scorsa settimana con una versione toscana del dulce de leche e continuiamo a farlo anche questa settimana, arrivando a raccogliere ingredienti in Emilia Romagna e, volendo, anche in Veneto. Che cosa abbiamo fatto? Continuate a leggere e diteci se non vi viene l’acquolina in bocca.

Ingredienti per la frittata di lesso

  • 1 uovo bio a testa
  • Gli avanzi di lesso magro
  • Prezzemolo q.b.
  • Sale q.b.
  • Olio Evo Toscano del Castello di Gabbiano q.b.

 

Preparazione della frittata di lesso

Ungere una padella antiaderente, aggiungere il lesso e saltarlo leggermente aggiungendo le uova precedentemente sbattute e il prezzemolo tritato. Ultimare la cottura senza girarla.

A questo punto entra in gioco l’abbinamento insolito: per accompagnarla abbiamo scelto una Piadina Romagnola IGP, più una “decorazione” fatta con altri prodotti di eccellenza, in particolare il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP.

La piadina romagnola IGP

Una ricetta rivisitata della tradizione toscana: la frittata di lesso, classico sapore della cucina della nonna, si fonde con un tipico piatto romagnolo.

Farina di grano tenero, acqua quanto basta per ottenere un impasto omogeneo, sale, olio di oliva e/o strutto: questi i quattro ingredienti base della vera Piadina Romagnola IGP, che nel disciplinare di produzione si presenta in due tipologie ovvero più piccola e spessa o “alla riminese” più grande e sottile.

Questo disco di pasta sottile dalle origini antichissime – sembra addirittura che le prime citazioni siano databili al tempo dei romani- che nel corso dei secoli ha incarnato l’emblema della vita rustica e campagnola, oggi è uno dei più amati street food a livello planetario.

 

Il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP

Abbiamo usato il radicchio variegato di Castelfranco nella nostra Frittata di Lesso

E già che siamo a parlare di eccellenze dell’agroalimentare italiano che possono fregiarsi il marchio di Indicazione Geografica Protetta, apriamo una parentesi anche sul Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, ottima insalata dal sapore dolce tendente leggermente all’amarognolo, a foglia larga dal color crema venata di rosso vivo e violetto, bordo frastagliato e leggermente ondulato, frutto di un incrocio ben riuscito tra il radicchio rosso di Treviso e la indivia scarola a fine Ottocento. Il prodotto oggi è tra i più ricercati del settore ortofrutticolo, grazie anche alla sua versatilità in cucina e alla “bella presenza” scenica sulla tavola.

Siamo quindi giunti all’ultimo step della nostra preparazione: non ci resta che scaldare in un’altra padella (senza ungerla stavolta!) la Piadina Romagnola IGP da entrambi i lati, dopodiché adagiarvi sopra la frittata e decorare con il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP, qualche foglia di Valerianella (conosciuta anche come Songino) e carote tagliate a julienne.

Una ricetta rivisitata della tradizione toscana: la frittata di lesso, classico sapore della cucina della nonna, si fonde con un tipico piatto romagnolo.

Da domani ci proietteremo mentalmente al Vinitaly – Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati che si tiene a Verona. Chissà che non arrivi qualche sorpresa “vinosa” per la ricetta della prossima settimana? Intanto lasciamoci tentare dall’assaggio di un buon vino toscano da abbinare alla nostra facilissima piadina; il nostro sommelier di fiducia ci ha consigliato di abbinare una Vernaccia di San Gimignano che si sposa benissimo sia con le uova che con fritture di vario genere.

Tre i 58 soci del Consorzio della Denominazione di San Gimignano abbiamo scelto una Vernaccia di San Gimignano Riserva delle Tenute Guicciardini Strozzi, un ottimo prodotto per la nostra Frittata di Lesso.

Gradevole da giovane con un bouquet di aromi floreali, la Vernaccia di San Gimignano man mano che va avanti con l’invecchiamento sviluppa note olfattive e degustative complesse e minerali di pietra focaia, aromi fini con sentori fruttati e un gusto asciutto, armonico e sapido al palato.

E, dal momento che l’abbiamo tirata in causa, non possiamo non dire che proprio quest’anno la DOCG compie 50 anni, anche se la storia della Vernaccia è assai più antica e ci porta indietro addirittura alla fine del Duecento. Ma di questo parleremo un’altra volta…

 

📍PER APPROFONDIRE:

👉 L’oro delle torri: la Vernaccia di San Gimignano

👉 Carbonara di Mortadella di Prato e carciofi

👉 Zuppa di Trippa e Fagioli: antichi sapori toscani  

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Filippo Cini
Food Blogger & Ambassador of Tuscany

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