Intervista a Ilaria Tachis, produttrice vinicola, figlia del grande enologo Giacomo Tachis, in occasione dell’anniversario dei 50 anni del Sassicaia.

50 anni di Sassicaia: mezzo secolo di pura eccellenza

Il mitico Sassicaia compie 50 anni. La prima annata fu il 1968, la prossima a uscire sarà la vendemmia 2018.

Il Sassicaia è un vino toscano d'eccellenza; nato a Bolgheri negli anni '40,oggi è uno dei migliori prodotti tipici della Toscana

Mezzo secolo di Sassicaia

Mezzo secolo per questo mito dell’enologia, e un’ottantina d’anni, circa, da quando, nei primi decenni del secolo scorso, il marchese Mario Incisa della Rocchetta, appassionato di bottiglie francesi, notando una somiglianza morfologica tra il territorio di Bolgheri e quello di Graves, a Bordeaux, importò dai Duchi Salviati, a Migliarino, alcune barbatelle di cabernet sauvignon e cabernet franc, piantandole nella sua Tenuta San Guido e dando origine a uno dei più grandi vini italiani.

Minimo 80% di cabernet sauvignon con l’aggiunta di quantità variabili di cabernet franc, il Sassicaia detiene un primato: è il primo vino italiano di una specifica cantina, che, come accade in Francia per pochissime etichette celeberrime, vanta una DOC riservata appositamente: Bolgheri Sassicaia. Tutto il resto è sempre parte di una storia conosciutissima.

Ma se adesso, invece, per celebrare l’anniversario dei 50 anni del Sassicaia, uscissimo dalla storia ufficiale dei libri e ci facessimo raccontare qualcosa di diverso da qualcuno che lo conosce bene, come la cara amica Ilaria Tachis – a sua volta produttrice di un ottimo Chianti Classico e di un eccellente merlot -, figlia del grande enologo Giacomo Tachis, creatore di alcune tra le più famose etichette italiane, tra cui, appunto, proprio il Sassicaia?

Il Sassicaia 2015 è stato eletto miglior vino del mondo dal Wine Spectator, confermando il primato toscano nella scena dell'enologia mondiale

Ilaria, siamo qui a celebrare il i 50 anni del Sassicaia, uno dei più grandi vini di tuo padre.

La prima annata del Sassicaia risale in effetti al ’68. Pensa che quando mio padre è venuto a mancare, dall’America, per rendergli omaggio, è arrivato subito Darrel Corti, grande intenditore di vini e grande amico del babbo e del marchese Piero Antinori per cui mio padre ha lavorato oltre trent’anni. Rimase a cena nel mio agriturismo e aprimmo in suo onore un Sassicaia prima annata. Era l’unica bottiglia che avevo del ’68, ma l’ho voluta stappare con lui perché sapevo che il babbo sarebbe stato contento così.

E com’era il Sassicaia del ’68?

Sempre estremamente interessante, nonostante fossimo nel 2016 e avesse circa 48 anni. Non era neppure mai stato cambiato il tappo. Qualcosa da rimanere a bocca aperta. Addirittura, il giorno dopo, aprendosi, era superiore al giorno prima.

Degustazione di Sassicaia 2017, sommelier versa il vino in un bicchiere

Ilaria, quanto era fiero tuo padre di aver creato grandi vini come il Sassicaia, il Tignanello, il Solaia, per citare i più celebri?

Ora questi grandi vini vanno di moda, fanno tendenza, come si dice, ma devi sapere che la cantina del Sassicaia, fino a qualche anno fa, era la più semplice che avessi mai visto: dei tini di acciaio, una barriccaia, le temperature neppure controllate. Ora l’hanno rifatta, è molto più bella, ma è rimasta sempre semplice. E le persone che vi lavoravano, dal marchese Incisa della Rocchetta in giù, avevano e hanno tuttora la stessa semplicità.

Questo è stato uno dei motivi per cui mio padre si è trovato così bene con loro per tanti anni: tutta questa semplicità rispecchiava la sua personalità. Mio padre era fondamentalmente una persona semplice, andava dritto alla sostanza delle cose. E infatti il Sassicaia è un vino di sostanza. Le grandi celebrazioni, le infiorettature, i fronzoli e gli orpelli dei media sono venuti dopo; quel che gli interessava davvero era che il vino avesse il più possibile qualità, equilibrio, struttura e longevità, come poi ho potuto constatare di persona.

È molto bello quello che dici, tra l’altro in breve uscirà un nostro articolo che è un vero e proprio elogio della semplicità, la quale non ha nulla a che vedere col semplicismo, ovviamente.

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Bottiglie di Tignanello e altri vini in un'enoteca in Toscana

Ilaria, tuo padre ha contribuito a migliorare un prodotto che possedeva già un’ottima base, no?

Certo, lì a Bolgheri, e soprattutto in quella specifica parte di territorio, c’erano tutte le condizioni climatiche, pedoclimatiche, morfologiche, perché potesse svilupparsi questo grande prodotto. Mio padre mi faceva inoltre notare come l’estensione dei vigneti non fosse enorme, anzi, fosse frammentata in vari punti della tenuta, che però era tutta circondata dal bosco. Il fatto che poi avesse il mare davanti creava questo contrasto tra venti marini e umidità e sentori della macchia mediterranea che hanno contribuito in maniera determinante a sviluppare le qualità organolettiche del vino, che tutti conosciamo, e che rimangono più uniche che rare.

E tutto questo nonostante quella di Bolgheri, all’epoca, fosse ritenuta terra adatta soprattutto ai bianchi. Ci coltivavano inoltre moltissimi ortaggi, anche le fragole, ora invece non trovi più un metro quadro che non sia vitato. E tu pensa poi che all’inizio, per le norme e i disciplinari dell’epoca, ancora rudimentali, se così li possiamo definire, questa grande eccellenza toscana era imbottigliata come “vino da tavola.

E oggi siamo qui a celebrare i 50 anni di Sassicaia, davvero incredibile.

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Come nasce il connubio tra Giacomo Tachis e i marchesi Incisa della Rocchetta

Furono gli Antinori, cugini di Nicolò Incisa della Rocchetta, a chiedere a mio padre di aiutarli a sviluppare il vino che poi la grande casa vinicola fiorentina avrebbe distribuito. Mio padre lo degustò e disse che aveva tutte le caratteristiche per invecchiare in legno.

Il marchese, tuttavia, all’inizio non ne voleva sapere. Alla fine la spuntò il babbo e il vino fu messo in legno. Poi volle che fosse aggiunto al cabernet sauvignon un po’ di cabernet franc. Per un periodo è stato aggiunto anche del merlot, che in seguito è stato tolto. Quindi il babbo iniziò a controllare strettamente le fermentazioni, la malolattica, insomma iniziò a trattare in modo professionale un vino che in principio era stato concepito giusto per il consumo dei proprietari.

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So che i rapporti tra Giacomo Tachis e la Tenuta San Guido sono sempre stati buoni, no?

Assolutamente. È stata una delle ultime aziende che ha lasciato prima di ritirarsi. Ha sempre voluto degustare il Sassicaia fino in fondo, e soprattutto ha sempre voluto fare personalmente i tagli. E devi sapere che i tagli del Sassicaia, come di tutti i vini importanti, li faceva il giorno dell’ultimo dell’anno quando, a causa dei preparativi della festa, la confusione scemava e in cantina poteva trovare quel silenzio e quella concentrazione di cui aveva bisogno.

Sì, il babbo era così, di sostanza, come di sostanza è il marchese Nicolò. Ogni tanto si scontravano, ma si capivano sempre con uno sguardo. Mi ricordo una serata memorabile al Cibreo, a Firenze, una grande degustazione di tutte le annate del Sassicaia. Erano presenti importanti personalità del vino, come James Suckling, oltre agli importatori e ai distributori internazionali più in vista. Mio padre, che non stava già bene, e il marchese non si dissero una parola, si abbracciarono forte e basta. Erano così.

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Commovente, davvero. Senti, Ilaria, sei ancora in buoni rapporti coi marchesi Incisa della Rocchetta?

Ottimi. Vado sempre a trovarli tutti gli anni. Incontro il marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, la figlia, la principessa Priscilla Incisa della Rocchetta, molto presente in azienda e nelle pubbliche relazioni. Ha qualche anno meno di me ed è come il padre, una donna molto intelligente, sobria, essenziale e di grande signorilità.

L’enologa é una donna, la Dott.ssa Graziana Grassini, che il babbo presentò all’azienda diversi anni fa. Il Marchese e l’ottimo direttore, Carlo Paoli – anche lui uomo semplice, sobrio, competente -, l’hanno accolta con gioia, ma con la clausola che la “formula e le linee guida” del babbo non venissero modificate. E lei ha saputo interpretare il tutto nel migliore dei modi. La cosa che mi fa piacere è che due presenze femminili si siano inserite con grande armonia in questa orchestra di eccellenza.

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Ringraziamo l’amica Ilaria Tachis e le auguriamo il meglio per la sua azienda. Quanto all’anniversario dei 50 anni del Sassicaia, l’abbiamo festeggiato a modo nostro, da un punto di vista inconsueto.

Ora sta a te, caro lettore, festeggiare questo grande vino che porta lustro non solo alla Toscana ma a tutto il nostro Paese. Raccontaci le tue memorabili esperienze di degustazione, commenta, lascia post su Facebook e taggaci su Instagram. Ci contiamo.

 

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