Quante volte si è portati a credere, che un individuo che conduce una vita “sopra le righe” sia sinonimo di superficialità? E se al contrario, fosse un’eccedenza di sensibilità a portarlo a commettere passi falsi, e non essere per questo compreso? È forse questo il caso di uno scrittore, giornalista, traduttore e saggista toscano, Luciano Bianciardi, la cui breve esistenza, è stata scandita da tappe vissute intensamente, spesso portate all’esasperazione: ha lottato, amato, si è ribellato, arrivando infine ad auto-lesionarsi.

 

Luciano Bianciardi, vita di una mente acuta tra ribellione ed eccessi

Una vita costantemente in conflitto con se stesso quella di Luciano Bianciardi, durante la quale, si batterà con forte convinzione, durante il boom economico del dopo guerra in Italia, contro tutti i canoni dettati ed imposti dalla società. Considerava la pubblicità e la tv, mezzo assolutamente da esecrare. Si potrebbe sicuramente definirlo un anarchico!

Più volte, manifesterà un’insofferenza generalizzata, e sarà totalmente incapace di adeguarsi agli standard del vivere e lavorare in una società massificata. Pensate che era talmente ostile alle regole e agli orari impostigli, che si giocò addirittura l’impiego presso la Casa Editrice Feltrinelli.

Temperamento poliedrico, dove si delineano tratti ben distinti della sua indole, talmente opposti tra loro da scontrarsi; aspetti distintivi che si riveleranno anche nei suoi scritti. Ma conosciamolo meglio, scoprendo insieme la sua controversa vita.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista toscano, fu genio tormentato, che grazie alla sua sensibilità ha composto bellissimi capolavori

L’infanzia di Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi nasce a Grosseto il 14 dicembre 1922, momento storico travagliato per venire al mondo in Italia. Basti pensare, che solo due mesi prima nasceva il primo governo Mussolini che darà poi origine al regime fascista, segnando così un periodo tormentato che culminerà nella Seconda Guerra Mondiale.

 

Primogenito di una famiglia borghese, fu fin da piccolo istigato da parte della madre, esigente e severa insegnante elementare, allo studio di svariate discipline extra scolastiche. Seguirà lezioni di musica (il violoncello) e lingue straniere, e sarà costantemente pungolato ad eccellere nel profitto scolastico.
Coltiverà parallelamente la naturale inclinazione alla lettura, divorando letteralmente moltitudini di libri.

A differenza del rapporto instaurato con il padre, che possiamo definire paritario, tanto da rivolgersi a lui con l’appellativo di “amico”, con la madre avrà un legame contraddittorio, quasi soffocante. Per non deluderne le aspettative, trascorrerà gli anni della scuola, alla costante rincorsa affannosa, dell’ambito riconoscimento di primo della classe.

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Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista toscano, fu genio tormentato, che grazie alla sua sensibilità ha composto bellissimi capolavori

Luciano Biancardi, le sue contraddizioni e le sue amicizie

Appare già evidente l’innata sensibilità di Luciano Bianciardi, dove, nonostante il disagio, persegue obbiettivi non suoi, al solo fine di non scontentare, in questo caso, la madre. Se da un lato, emerge il suo animo timido, spesso bonariamente ingenuo, profondamente legato al sentimento dell’amicizia e al senso della collettività, si contrappone al contempo, una natura rabbiosa, polemica e battagliera.

A proposito di amicizie, numerosi sono i personaggi noti, anche dello spettacolo e letterati, con cui Luciano Bianciardi stringe un legame affettivo; per segnalare qualche nome, menzioniamo Paolo Villaggio, Lucio Mastronardi, Mario Dondero, Enzo Jannacci, Carlo Ripa di Meana, Maria Monti, Walter Chiari.

Gli anni della formazione scolastica procedono senza sosta, riesce a diplomarsi al Ginnasio un anno in anticipo, ed iscriversi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa, entrando alla Scuola Normale Superiore. Interruppe gli studi perché chiamato alle armi, e forse, con la leggerezza giovanile e l’ingenuità che lo contraddistinguono, decide di intraprendere la vita militare. Ma la Seconda Guerra Mondiale bussava già alla porta del confine italiano: correva l’anno 1943.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista toscano, fu genio tormentato, che grazie alla sua sensibilità ha composto bellissimi capolavori

La Seconda Guerra Mondiale

L’inquietudine che accompagna Luciano Bianciardi fin da giovanissimo, si materializza durante il servizio militare. Speranzoso di trovare un ambiente che possa dargli una sorta di equilibrio e disciplina, viene tristemente deluso dalla realtà che gli si presenta. A testimonianza, i numerosi diari giovanili, che riportano fedelmente tutti i suoi stati d’animo, le insoddisfazioni e il mal di vivere in questo mondo, che riteneva profondamente sbagliato ed ingiusto.

Data la padronanza delle lingue straniere, si unisce ad un reparto militare inglese come interprete. Rimarrà con loro, fino al congedo, dove riuscirà a tornare a Grosseto, terminando così gli studi, laureandosi in Filosofia alla Normale di Pisa.

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Un animo tormentato

L’amore entra nella vita di Bianciardi, e nel 1948 sposa Adria Belardi, nonostante la riluttanza della madre che non approva l’unione, verosimilmente per le origini più umili della donna, rispetto a quelle del suo rampollo. Da questa relazione, nascono due figli, ma anche questi lieti eventi, non riescono a placare la sua insofferenza.

I luoghi in cui ha vissuto, sembrano anch’essi rappresentare motivo di tormento per Luciano Bianciardi. Legato alla Maremma che gli ha dato i natali, e trasferitosi successivamente per lavoro a Milano, non riuscirà mai ad ambientarsi nella grande metropoli, definendola città triste e popolata da gente eccessivamente uniformata. Si stabilirà anche in Liguria a Rapallo, dove affronterà una fase di isolamento, che non gioverà alla sua già instabile e precaria condizione.

Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista toscano, fu genio tormentato, che grazie alla sua sensibilità ha composto bellissimi capolavori

Il primo romanzo di Luciano Bianciardi

Un vero e proprio malessere radicato quello che affligge Bianciardi. Vi starete domandando…ma un individuo in costante conflitto con se stesso, come poteva scrivere? Ebbene, inaspettatamente, è proprio la sua inclinazione al disfattismo, che giocherà a suo favore. Peculiarità che contribuiranno a rendere i suoi scritti, unici nel suo genere, arguti, spesso autobiografici ed autoironici, dalla pungente satira. Riuscirà a cogliere e descrivere sfaccettature particolari del quotidiano, che in sua mancanza, sarebbero passate inosservate allo sguardo poco attento di terzi. “Il lavoro culturale” è il suo primo romanzo autobiografico.

Il singolare modo di approcciarsi alla scrittura, le parodie utilizzate per descrivere alcuni personaggi, e l’esplicita crudezza nell’esporre, forse troppo avanti per i tempi, o semplicemente non completamente comprese ed apprezzate, lo videro coinvolto, suo malgrado, in tre processi penali. Durante uno di questi, fu addirittura “scomodato” Umberto Eco per presentarne un “expertise”.

Sebbene il suo sostentamento fosse dato prevalentemente dalle traduzioni, se ne contano oltre un centinaio, numerose sono le collaborazioni con giornali e periodici, vedi l’Unità, la Gazzetta, Avanti!, Il Giorno, Le Ore, Playmen, Belfagor, tanto per citarne alcuni.

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Luciano Bianciardi, scrittore e giornalista toscano, fu genio tormentato, che grazie alla sua sensibilità ha composto bellissimi capolavori

Cinema, radio, scuola e tv

Probabilmente, è anche grazie alla costante insoddisfazione e ricerca di stabilità, che si spingerà e spazierà, lavorativamente parlando, nei campi più disparati. Ad oggi, calcoliamo un vasto repertorio di romanzi e libri, ed addirittura, si menziona la sua collaborazione nell’ambito televisivo, cinematografico e radiofonico. Seguirà infatti, le riprese del film “La vita agra” diretto da Carlo Lizzami, tratto dal celebre romanzo da lui stesso scritto nel 1962, che lo portò alle luci della ribalta, consacrandolo come scrittore. Si può annoverare Bianciardi, anche nella stesura della sceneggiatura televisiva insieme a Giorgio Cesarano della serie televisiva “I Nicotera” del 1968.

Prima ancora di dedicarsi al giornalismo, ricoprì altri incarichi, come insegnante di inglese alle medie, e come professore di filosofia e storia al liceo. Assunse anche la direzione della Biblioteca Chelliana di Grosseto. Tramite questa carica diede vita al “Biblius”, un furgone che portava libri nelle aree più isolate e depresse delle campagne ed istituì anche un cineclub.

Amore e politica

Partecipò alla creazione di un movimento di Unità Popolare, interessandosi alle lotte popolari, e prendendosi a cuore la lotta dei minatori del grossetano, dove ne denuncia la dura e difficile condizione lavorativa e la povertà in cui versano, nell‘unico modo che conosce: scrivendo!

Uomo di grandi demoni ed interrogativi interni irrisolti, tentati di soffocare ed assopire con l’alcol di cui abusa, ma anche di grande cuore. Come già anticipato, la vita coniugale, non procedeva linearmente, fu così, che conobbe e si innamorò di Maria Jatosti, giovane attivista comunista, divenuta poi narratrice e poetessa. La relazione, tra alti e bassi durerà fino alla sua morte, e dall’unione nascerà il terzo figlio di Luciano Bianciardi.

Imperativo Involontario, un libro di Maria Jatosti, scrittrice e poetessa del Novecento

Il ritorno a Milano e la morte

Seguiranno anni di smarrimento e spostamenti in diverse città, dove spesso prenderanno il sopravvento il suo pessimismo e sofferenza interna, che lo costringeranno a periodi di chiusura totale verso il mondo, e dove tra fumo ed alcol si aggraveranno anche le condizioni fisiche.

Tenterà in ultima battuta, ormai allo sbando e cosciente di aver compromesso sia la vita personale che la salute, di riallacciare i rapporti con la madre da cui si era allontanato, e con i figli ormai grandi, concepiti durante il matrimonio.
La compagna Maria, lo convincerà a tornare a Milano, ha già smesso di scrivere da tempo e beve in continuazione. Luciano Bianciardi, si spegnerà dopo breve tempo in ospedale ed in solitudine, il 14 novembre 1971, a soli 49 anni, a causa di una cirrosi epatica.

Si dice che il genio porti in sé tormento, incomprensione e solitudine…chi era dunque Luciano Bianciardi secondo voi?

 

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