Sull’Arno d’argento si specchia il firmamento; certo, ma non solo, da dove meglio ammirare le stelle infatti, sulla volta celeste o in acqua, se non dai ponti di Firenze che, romantici, attraversano il fiume? Magari assieme ai fuochi d’artificio se il tempo è quello di capodanno o di San Giovanni.

I ponti di Firenze sospesi su un fiume d’argento

Nonostante i “fochi” però, il firmamento fiorentino rimane sempre l’attrazione maggiore, non perché sia differente da quello delle altre città ma perché lo si ammira da Firenze ed il cielo stellato, nuvole permettendo, può schiudersi in una qualunque notte dell’anno, come in un qualunque giorno è facile respirare la città attraverso i suoi ponti suggestivi.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Oggi tuttavia, non vogliamo accompagnarvi sui ponti di Firenze attraverso le vie di terra ma immaginando di risalire l’Arno in barca, oltrepassando il porto fluviale di Signa, dove solitamente dovevano fermarsi i navigli a fondo piatto che, carichi di merci orientali e occidentali, navigavano controcorrente verso la Fiorenza medievale.

Ponte alla Carraia

Risalendo il corso dell’Arno, incontriamo per primo il Ponte alla Carraia; fu costruito tra il 1218 e il 1220 nei pressi della trafficatissima Porta alla Carraia, prendendo da prima il nome di Ponte Nuovo, perché fu proprio questo secondo ponte di Firenze a rendere Ponte Vecchio, il precedente ponte romano.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Ponte alla Carraia – Firenze

Con le sue botteghe tuttavia il Ponte Vecchio non era adatto a supportare il continuo traffico dei carri da e per una città mercantile in grandissima ascesa, così l’Ordine degli Umiliati che aveva sede nel vicino complesso Ognissanti ed i cui uomini e donne, pur senza prendere i voti, facevano vita religiosa sostenendosi con il lavoro delle proprie mani, richiesero di costruire questo Ponte Nuovo, necessario al trasporto della lana che lavoravano nella loro sede.

Più tragica rispetto quella della fondazione, la storia dello spettacolo nautico fluviale organizzato, nel 1304, in onore del cardinale di Prato, Niccolò Alberti, inviato a Firenze da papa Benedetto XI per promuovere la riappacificazione tra Guelfi Bianchi e Neri, per il cui scontro Dante Alighieri aveva da poco preso la via dell’esilio. I fiorentini pubblicizzarono lo spettacolo promettendo “storie dell’altro mondo” che purtroppo in molti videro poi davvero, quando il piano ligneo del Ponte alla Carraia cedette sotto il peso del troppo pubblico.

Ponte Santa Trinita

Nome da pronunciarsi con l’accento rigorosamente sulla prima sillaba, il Ponte Santa Trinita è da sempre considerato uno dei più belli di Firenze, meno legato alla funzione di ponte per le merci rispetto al precedente Ponte alla Carraia, dobbiamo le sue linee eleganti all’arte di Bartolomeo Ammannati che verso la fine del Cinquecento ripagò certo la fiducia concessagli da Cosimo I Medici.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Ponte Santa Trinita – Firenze

Quella dell’Ammannati fu tuttavia soltanto l’ultima versione di un ponte risalente al 1254 e già andato distrutto più volte, nel corso degli spettacoli fluviali e a causa delle frequenti “piene” del fiume Arno. Proprio per questa ragione l’architetto fiorentino disegnò archi dalla curva molto alta e piloni, posti tra loro a distanza irregolare, dalla foggia in grado di impedire che legname e detriti trasportati dalla corrente vi si ingorgassero attorno, mettendone a rischio la struttura.

Da ultimo tuttavia, se l’Ammannati costruì il ponte sulla base di un progetto nuovo e forse, secondo alcuni studiosi, in collaborazione con Michelangelo Buonarroti, il Ponte Santa Trinita fu anche l’unico ad essere ricostruito dai fiorentini nelle forme antiche all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Le Statue di Ponte Santa Trinita – Firenze

La ritirata dell’esercito tedesco lasciò infatti una triste eredità di macerie, dove un tempo i più antichi ponti di Firenze si erano specchiati sull’Arno d’argento, cosicché dopo la guerra perché la bellezza del Ponte Santa Trinita non andasse perduta, i fiorentini si affaccendarono amorevolmente per recuperare dall’Arno i materiali originali e riaprirono le cave di Boboli per sopperire all’irrimediabile quanto meno con la stessa pietra utilizzata nel Cinquecento. Alla fine, tornarono così al loro posto esatto anche le statue allegoriche primo-seicentesche di Estate, Autunno, Inverno e Primavera, la cui testa si fidò a riemergere dalle acque soltanto nel 1961, grazie alla fortuna di alcuni renaioli.

Ponte Vecchio

Tra i ponti di Firenze il più antico risale addirittura alla città romana sebbene sorgesse poco più a monte del ponte attuale sulla linea del cardo massimo che collegava Firenze con Roma.
Da allora è passata molta acqua sotto il ponte e purtroppo anche sopra.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Ponte Vecchio – Firenze

Di fatto l’Arno distrusse il Ponte Vecchio molte volte e per quanto sia cosa difficile da immaginare, la terribile alluvione del 1333 lasciò Firenze senza Ponte Vecchio per ben dodici anni; quando finalmente i fiorentini si decisero a ricostruirlo, affidando il progetto a Taddeo Gaddi (allievo di Giotto di Bordone), almeno se si presta fede all’attribuzione di Giorgio Vasari, il ponte assunse la fisionomia pittoresca che si ammira ancora oggi, larga e robusta, basata su tre solide arcate (in luogo delle cinque precedenti), non fu più sopraffatta dall’acqua.

Il Corridoio Vasariano risale al 1565, voluto da Cosimo I Medici e progettato appunto dal Vasari ebbe la funzione di collegare la residenza medicea di Palazzo Pitti con l’antica sede del governo comunale: Palazzo Vecchio.

Quanto alle piccole botteghe che caratterizzano Ponte Vecchio, esse vi si aggrappano almeno dal XIII secolo, sebbene soltanto nel 1594 Ferdinando I Medici dispose che la nobile arte degli orafi vi sostituisse beccai, biadaioli, legnaioli e pizzicagnoli, i cui profumi evidentemente dovevano dispiacere le passeggiate del granduca sul Corridoio Vasariano.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Il Corridoio Vasariano

Così per più di quattrocento anni gli orafi rimasero sul Ponte Vecchio che da quasi settecento resiste alle ingiurie delle acque come a quelle degli uomini: unico ponte fiorentino a superare, sebbene tutt’altro che indenne, l’agosto del 1944, dovendo ringraziare il console tedesco Gerhard Wolf con la targa ufficiale apposta sul ponte nel 2007 oppure l’amor patrio del fiorentino detto Burgasso, come è stato ipotizzato più di recente.

Ponte alle Grazie

Continuando a risalire il fiume giungiamo quindi al ponte più a monte: il Ponte alle Grazie. Molto antico questo attraversamento, risale al 1237 e fu costruito per unire i vivaci borghi di Santa Croce, allora un’umile periferia fuori mura, e di San Niccolò. A promuovere i lavori fu il podestà Rubaconte da Mandello, milanese chiamato ad amministrare la città e a moderare senza parzialità la sempre acerba faziosità dei fiorentini.

I ponti di Firenze sono uno dei simboli della città e il più vecchio risale alla sua fondazione. Li percorriamo dal porto fluviale di Signa

Ponte alle Grazie – Firenze

Il ponte fu pertanto, da prima, chiamato Rubaconte, prendendo poi la denominazione attuale in ragione dell’oratorio di Santa Maria della Grazie, edificato sopra di esso assieme a diversi altri edifici di culto ed addirittura piccole comunità religiose femminili come le famose “Murate“, destinate a trasferirsi in una sede molto più grande nell’attuale via Ghibellina. Fu l’unico ponte a resistere, almeno in parte all’alluvione del 1333.

Non resta adesso che prendere terra e visitare i quattro più antichi ponti di Firenze anche a piedi, perché se sotto n’ è passata tanta di acqua, dal 1333, dal 1944, come dal 1966, anno dell’ultima brutta alluvione della quale il 2016 ha ricordato il cinquantenario, sopra ne è corsa di arte e di storia e se ne sono ammirati di firmamenti. Stelle brillanti quanto l’amore per i ponti di Firenze, ai quali non dubitiamo che ogni fiorentino, ma non solo, abbia legato almeno un ricordo o un aneddoto da rammentare, raccontare e se volete, da aggiungere al corso della nostra storia.

 

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