L’umiltà come caratteristica fondamentale per compiere delle grandi opere: ma la Toscana è una terra di umili? 

I due significati di umiltà

Umile deriva dal latino humĭlis, “poco elevato da terra”, a sua volta  derivato da humus, “terra”, e ha due significati ben distinti e, nella sostanza, opposti.

Il primo significato è quello di una persona di condizione sociale non elevata, di basso rango, e questo non c’interessa affatto. Il secondo significato, che invece c’interessa moltissimo, è quello di una persona che non si dà arie per i successi raggiunti, alla mano, modesto, rispettoso.

La definizione di umiltà in un vocabolario inglese

Umiltà, una delle più belle qualità umane

L’umiltà è infatti la bellissima qualità di chi è umile, ossia un sentimento e un conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio ed eccessiva sicurezza di sé, tanto da divenire una delle virtù cristiane: “Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta”, dice Dante parlando dell’amata Beatrice, la sua donna-angelo.

 

La differenza tra umiltà e umiliazione

Un altro grave errore da non fare è confondere l’umile con l’umiliato, e l’umiltà con l’umiliazione. Anche qui si tratta di concetti opposti.

Umiliare significa mortificare qualcuno ledendone la dignità, causandogli un grave senso di disagio, di avvilimento e vergogna. Quindi non è affatto positivo né umiliare, né umiliarsi. Chi umilia mostra arroganza, chi viene umiliato, e abbassa la testa, mostra debolezza. Un conto è umiliarsi, un conto è rimanere umili.

L’umile ha fiducia in se stesso, solo che non si sopravvaluta. L’umiliato non ha nessuna fiducia in se stesso, e probabilmente si sottovaluta. Differenza abissale.

Cartello stradale umiltà versus arroganza

Il concetto di umiltà nel cristianesimo

Per i cristiani, nel cammino della vita spirituale, non c’è vera santità, senza la pratica dell’umiltà. Essa è in relazione alla virtù cardinale della temperanza e spinge a reprimere la tendenza disordinata verso la ricerca narcisistica della propria eccellenza.
L’umiltà si fonda su due basi: la verità e la giustizia. Attraverso la verità ci conosciamo così come siamo.

Santa Teresa d’Avila ripeteva: “L’umiltà è camminare nella verità”. E la giustizia ci inclina ad agire secondo questa conoscenza. Non è umile chi disprezza se stesso o si stima incapace di tutto, ma chi vede la verità della propria persona, sa riconoscere i propri limiti così come i propri talenti, e si sforza di impiegarli nel miglior modo.

Gesù stesso concludeva una delle sue parabole, quella degli invitati al banchetto, con questo motto: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. Se l’umiltà fosse parlare, sentire bassamente di sé, o ammettere di aver sbagliato, di avere qualche colpa, allora Gesù non sarebbe stato umile, invece Lui, nella sua cristallina sincerità, diceva: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore!”.

Allungare la mano uno verso l'altra

Non esiste umiltà senza verità

Umiltà, quindi, non significa pensarsi inferiori, ma pensarsi per quelli che realmente siamo, senza sovrastimarsi ma neppure sottovalutandosi. Umiltà significa poggiare su una base solida di autoconoscenza e da lì partire per poter poi, un giorno, riuscire a superare i propri limiti. Perché non c’è grandezza senza umiltà.

In Toscana, come da qualsiasi altra parte nel mondo, solo chi ha avuto umiltà ha ottenuto il successo accrescendo davvero se stesso.
I Medici hanno incrementato a dismisura le loro ricchezze e il loro potere rimanendo, almeno in buona parte, umili. Pensiamo a Giovanni di Bicci, a Cosimo il Vecchio, allo stesso Lorenzo il Magnifico. Sapevano chi erano, quello che volevano e cosa dovevano fare per ottenerlo, ma non si sono mai posti sopra alle istituzioni, al popolo, tanto da meritarsi l’appellativo di “criptosignori”.

Quando poi la magnificenza del Granducato e lo sfarzo della corte sono divenuti più importanti di chi questo sfarzo lo aveva permesso a costo di grandi sacrifici, ecco che la dinastia si è estinta. Perché è legge umana, prima ancora che divina: non si sopravvive alla mancanza di umiltà.

Credete che Filippo Brunelleschi sarebbe mai riuscito a costruire la Cupola senza una base di umiltà? Aveva senz’altro fiducia in se stesso, nella sua maestria, nel suo ingegno, ma di certo non si sopravvalutava, altrimenti mai avrebbe avuto successo. Così Leonardo da Vinci per la Gioconda, così Botticelli per la Venere o per la Primavera, e via di seguito. Erano tutti uomini umili perché prima di realizzare i propri capolavori avevano imparato da altri grandi maestri, avevano ascoltato, e si erano saputi ascoltare.

Gli eventi del 2019 dedicati al cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, dalla Toscana a Roma e Milano alle mostre internazionali

La capacità di ascoltare

Ecco un’altra fondamentale caratteristica dell’umile: la capacità di ascoltare se stesso, la propria ragione, il proprio cuore, ma anche la ragione e il cuore degli altri. L’umile ascolta le parole così come anche ciò che non viene detto dalle parole, altrettanto importante, se non di più. L’umile ascolta l’essenziale, e non crede mai che le sue convinzioni siano superiori a quelle degli altri, pur rimanendo disposto a lottare per esse fino alla morte.

Non c’è bellezza né verità in chi vede il prossimo solo come un nemico da battere, da stracciare, da umiliare, appunto. Un uomo simile non può essere capace di proporre vera arte, innovazione, originalità, un uomo simile vede solo se stesso e ode solo le proprie ottuse litanie che gli ripetono: io, io, io. E mai: tu, tu, tu.

Parlare meno, ascoltare di più

La Toscana e l’umiltà

E allora sì, lo possiamo urlare forte, la Toscana è stata piena, ed è ancora piena, di uomini umili, che con fiducia in se stessi hanno saputo osservare la meravigliosa realtà circostante, trasformandola ai fini della loro missione, senza curarsi delle umiliazioni che ricevevano, degli scherni di chi non capiva, sempre forti della loro umiltà che ha permesso loro di diventare grandi, rimanendo pur sempre umili.

Perché si può imparare da chiunque, e chiunque può essere un tassello fondamentale della nostra crescita. Basta sapere ascoltare senza cristallizzarsi su stereotipati pregiudizi né arroccarsi su comode posizioni precostituite, ma al contrario mettendosi di continuo in discussione e ricercando verità come si cerca l’oro più puro.

In giro, nel nostro territorio, c’è molta più umiltà di quanto si pensi, impariamo a riconoscerla, ad ammirarla, ad ascoltarla, accresciamo noi stessi e il nostro mondo perché è davvero l’unico modo per essere migliori.

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