Un viaggio nella Bellezza, una ricerca interiore del senso del Bello, un tour immaginario nell’essenza di quelle bellezze di Toscana, così intime e radicate negli abitanti di questa terra dei sogni, adornata da opere d’arte nate dalla sublimità di Madre Natura e dalla creatività di suo Figlio: l’Uomo.

Le bellezze di Toscana attraverso gli occhi di poeti, geni e sognatori

“Ti amo perché sei bella, o sei bella perché ti amo?“. Richard Rodgers, musicista, compositore e paroliere statunitense tra i più prolifici e intensi del ventesimo secolo, autore, tra le altre, della celebre Blue Moon, interrogava così il legame mai risolto tra bellezza e amore.

Proprio dalla sua domanda voglio cominciare a dipanare il filo che lega le bellezze di Toscana ai suoi abitanti e che dalla notte dei tempi si intreccia con l’amenità dei luoghi e la creatività delle menti.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Un viaggio tra le bellezze di Toscana, meraviglie che la nostra terra offre, ma anche ispira, sfogliando quel Libro del Mondo che pensatori, poeti, chef, stilisti ed esploratori hanno scritto prima di noi e continuano a fare oggi, con l’obiettivo non di rispondere, bensì di alimentare una ricercaquella del Bello – che racchiude il senso stesso della vita, il suo evolvere e continuare.

Bellezza e Futuro

Come ci ricorda Oliver Wendell Holmes, “La saggezza è il riassunto del passato, ma la bellezza è la promessa del futuro“, e una tale affermazione nella bocca di un dottore e insegnante statunitense, considerato dai suoi contemporanei un autentico riformatore medico, nonché uno dei migliori scrittori del XIX secolo, suona come una cura da assumere ogni giorno nei tragitti casa–lavoro, prestando attenzione alle bellezze di Toscana, meraviglie paesaggistiche e architettoniche che le nostre città d’arte e i borghi toscani arroccati su dolci colline custodiscono e dispensano a rilascio graduale.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Solo per chi si mette alla ricerca, però, e scava dentro, tra le proprie radici e tradizioni, sfogliando l’album dei ricordi, ascoltando i racconti familiari, raccogliendo le testimonianze di chi Firenze e la Toscana l’ha viste mutare pelle negli ultimi vent’anni, per mettersi al passo con i tempi senza perdere il proprio tempo interiore.

Bellezza e Ricerca

Perché sì, le bellezze di Toscana non si acquistano al supermercato, non sono uno slogan da campagna elettorale, né gioielli di cui adornarsi. La Bellezza è il silenzio di fronte alla Primavera (di Botticelli, nda.), rinascita per i sensi e lo spirito, contemplazione, dono gratuito di cui, tuttavia, avere cura, da far conoscere e promuovere nel mondo, da alimentare strada facendo, interrogando gli edifici, lasciandosi rapire, incantare, cambiare.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Un’esperienza talmente forte, quella del Bello, da dare il nome a un’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse compresse in spazi limitati.

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati.

Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Scriveva così Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle (1783-1842), nel suo libro Roma, Napoli, Firenze, registrando le sensazioni provate durante il Grand Tour fatto nel 1817­­­ in Italia e dando alle stampe la prima definizione ante litteram di quella che passerà poi alla storia come Sindrome di Firenze o sindrome di Stendhal.

Bellezza è viaggio

La Bellezza, dunque, è un viaggio che si può compiere anche stando fermi, che altera il nostro essere e ci trasforma, attivando nuovi pensieri, ricerche e percorsi di senso che vanno oltre il dato estetico per coinvolgere la testa e il cuore.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

La sua esperienza è l’atto di arrivo di un’educazione al Bello in parte spontanea, legata ai luoghi della nostra infanzia e adolescenza, in parte stimolata dagli incontri e il confronto con gli input sensoriali e culturali con cui veniamo in contatto fin dalla più tenera età, noi figli di dell’antica Etruria che nei secoli ha richiamato artisti, scrittori, scienziati, cuochi, architetti, sognatori da tutto il mondo, ridisegnando ogni volta, grazie ai loro preziosi e variegati contributi, le forme della bellezze di Toscana.

Vivere in una regione così ricca e stratificata, dove innovazione e memoria convivono in armonia e si nutrono reciprocamente, ha permesso ai toscani – e a chi la Toscana l’ha eletta sua seconda casa – di familiarizzare, quasi senza accorgersene, con un senso del Bello nelle sue cangianti e mai risolte sfumature, creando un proprio alfabeto interiore, utile a decodificare le occasioni in cui un dipinto, un paesaggio o un abito emergono dallo sfondo e catturano la nostra attenzione, procurando quel senso di piacere che si accompagna all’esperienza estetica di fronte a quelle conturbanti bellezze di Toscana.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Bellezza e Natura

Anche se viaggiamo in tutto il mondo per trovare il bello, dobbiamo portarlo con noi oppure non lo troveremo“, affermava Ralph Waldo Emerson, filosofo e scrittore statunitense, che nel saggio Nature, pubblicato nel 1836, parla di Beauty nel significato dato dai Greci, identificandola con la natura, come del resto fa il poeta John Milton quando afferma che: “La Bellezza è la moneta della Natura, non bisogna accumularla, ma farla circolare“.

A noi uomini, dunque, il compito, la responsabilità, ma soprattutto l’onore di essere ambasciatori di questa grande bellezza (e a noi toscani di essere ambasciatori delle bellezze di Toscana) che rientra a pieno titolo nella categoria dei beni che nel tempo acquisiscono valore e a loro volta lo rilasciano, gradualmente, quasi un’energia rinnovabile a cui non sempre si presta l’adeguata attenzione e che invece è “una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna“. 

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E se lo sostiene il massimo rappresentante dell’Estetismo inglese dell’Ottocento, all’anagrafe Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, ci possiamo fidare.

Bellezza e imPerfezione

Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto.

Per questo sono al mondo.

Quella che per lo scrittore Alessandro d’Avenia è una vera e propria vocazione, se consapevolmente vissuta, diviene una risorsa preziosa che, come tale, può diventare volano per la crescita non solo personale, ma anche sociale ed economica di un territorio e dei suoi abitanti.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

Non una Bellezza omologata e perfetta, però, senza corpo e spessore, priva di segni che ne garantiscano l’unicità. La storia del Bello, così come delle bellezze di Toscana, è un tessuto artigianale che si tramanda, di generazione in generazione, con un motivo mai identico a se stesso eppure rintracciabile, seguendo il filo rosso che fin dall’antichità ha unito esperienze tra loro molto lontane nello spazio e nel tempo, in nome di un non-so-che di prezioso, indicibile, innegabile.

Baudelaire, il poeta delle corrispondenze, accorre in nostro aiuto, offrendo un interessante spunto di riflessione in proposito: “Quel che non è leggermente difforme – scrive – ha un aspetto insensibile. Ne deriva che l’irregolarità, ossia l’imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza.

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Sulla sua stessa lunghezza d’onda, a distanza di oltre un secolo, si pone lo stilista Karl Lagerfeld, anima della Maison Chanel, convinto sostenitore del binomio bello/imperfetto. “Non mi piace la bellezza di serie […] non c’è bellezza senza qualche stranezza“.

Cosa sia questo quid che seduce senza rivelarsi non è dato saperlo e, forse – azzardiamo – risiede nella sua inafferrabilità il fascino e il suo segreto:

È un enigma
(Fëdor Dostoevskij)

Che non si può definire. Ma solo perseguire, sentire, abitare. Intensamente.

Viaggio attraverso il conturbante piacere del sublime, soffermando l'attenzione sulle bellezze di Toscana.

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