In viaggio tra i borghi della Val d’Arbia

La Val d’Arbia è una zona della provincia di Siena compresa tra il Chianti, le Crete Senesi e la Città del Palio stessa. È un territorio che si distingue per la presenza di borghi caratteristici, per una natura che saprebbe ispirare molti pittori impressionisti e per i suoi ottimi vini bianchi.

Nei secoli l’area si è sviluppata intorno al torrente Arbia – reso celebre da Dante nel ricordo della Battaglia di Montaperti -, e oggi vanta interessanti nuclei abitati, quali Buonconvento, Monteroni d’Arbia e Lucignano d’Arbia. Tra i tratti distintivi di questa terra ci sono le grance, imponenti magazzini di grano e di derrate alimentari quali, ad esempio, la Grancia di Cuna, edificata nel 1200 dal precedente Ospedale di Santa Maria della Scala.

Il borgo di Lucignano d'Arbia in provincia di Siena visto dal drone

Breve storia della Val d’Arbia

Numerosi ritrovamenti e recenti ricerche testimoniano come la Val d’Arbia fosse abitata fin dal periodo protostorico e villanoviano. Successivamente furono gli Etruschi e i Romani a colonizzare queste colline, quindi toccò ai Longobardi, ai Franchi e ai Carolingi.

L’enorme e rinomata fertilità dei campi, la presenza di un grande corso d’acqua come l’Arbia, e la sempre crescente importanza assunta dalla “Strada Francigena”, crearono ben presto i presupposti perché anche in pianura si sviluppassero borghi di una certa densità abitativa.
È infatti intorno a questo periodo che s’iniziano a trovare numerose pergamene che ci confermano come già nell’867 esistesse San Fabiano e la sua chiesa, nel 994 e nel 1037 Ponte d’Arbia (allora chiamato Borgo d’Arbia), nel 1085 Monteroni col suo castello.

Buonconvento è il centro più importante della zona. Il nome deriva dal latino bonus conventus e certifica una comunità felice, fortunata, una buona adunanza di persone che godeva della fertilità della terra e dei vantaggi derivanti dalla vicinanza dei fiumi Arbia e Ombrone, nonché dell’ottima posizione presso il guado del fiume sull’importante Via Francigena o Romea. È infatti qui che i viandanti interrompevano il viaggio per alloggiare e rifocillarsi.

Nel 1208 Buonconvento era tassato di 30 lire – cifra notevole ai tempi – da parte di Siena, in guerra coi fiorentini e bisognosa di denaro. La notizia testimonia la prosperità economica di cui godeva il borgo: le sue sorti erano infatti legate a quelle della Repubblica di Siena, alla quale vendeva prodotti agricoli.

A cavallo del Trecento divenne il centro difensivo più importante di Siena nella val d’Arbia, acquisendo un ruolo fondamentale nell’organizzazione amministrativa e militare della repubblica. Nel 1313, l’Imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, sceso in Italia per restaurarvi l’autorità imperiale, morì il 24 agosto a Buonconvento dopo averla conquistata. Nell’anno 1371 iniziò la costruzione delle fortificazioni: i lavori durarono 12 anni. Nel 1385, all’interno del borgo fu costruito il Palazzo Podestarile con la torre civica.

Era il 1480, quando i governatori senesi concessero a questa terra il privilegio della cittadinanza senese. Nell’anno 1559, con la caduta di Siena, tutta la Val d’Arbia entrò a far parte del Granducato di Toscana, mentre Buonconvento conservava la podesteria, rimanendo il centro più importante dell’area.

Le mura di Buonconvento, borgo toscano in Val d'Arbia, provincia di Siena

Gli antichi borghi toscani da visitare in Val d’Arbia

Breve guida ai principali borghi toscani da vedere in Val d’Arbia: Buonconvento, Monteroni d’Arbia, Ponte d’Arbia e Lucignano d’Arbia.

Cosa vedere a Buonconvento

Di Buonconvento oggi spicca la cerchia muraria a pianta quadrata in laterizio rosso con coronamento ad archetti: sono ancora visibili le porte e le sette torri della struttura difensiva.

Il centro storico di Buonconvento

Entrando da nord, in uno slargo si trova la parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, del XIV secolo. Di fronte, l’Ospedale di S. Antonio Abate, che ospita il Museo d’arte sacra della Val d’Arbia con opere di Matteo di Giovanni, Sano di Pietro, Duccio da Boninsegna e Guidoccio Cozzarelli. Poco più avanti, ecco il Palazzo pretorio, del secolo XIV (oggi sede del Comune), con la sua torre e la facciata adorna dei numerosi stemmi dei podestà.

Un museo dedicato alla mezzadria

Il Museo etnografico della mezzadria senese è allestito negli spazi di un’antica fattoria, di cui conserva inalterate le principali strutture architettoniche. Inaugurato nel settembre del 2002, il museo si propone di raccogliere le diverse testimonianze sulla mezzadria, dal Duecento fino alla seconda metà del Novecento.

Strada di Buonconvento, borgo toscano in Val d'Arbia, provincia di Siena

Cosa vedere a Monteroni d’Arbia

Monteroni d’Arbia, a soli 13 km da Siena, ha un impianto architettonico medievale. In questo caso l’etimologia deriva dal vicino rilievo collinare: Monte Roni.
Nel cuore del borgo si conserva un mulino ad acqua risalente al XIV secolo che serviva all’approvvigionamento di grano e farina – fino a otto tonnellate giornaliere – per l’intera area circostante.

Una fattoria fortificata medievale nel borgo di Monteroni

La già ricordata Grancia di Cuna è probabilmente la testimonianza meglio conservata di fattoria fortificata medievale. Il complesso è composto da un piccolo borgo cinto da mura, e dalla fattoria-fortezza affacciata sulla piazza, cui si accede oltrepassando la torre d’ingresso. Esterna al nucleo fortificato, sorge la piccola Chiesa dei Santi Jacopo e Cristoforo, del 1314. Non lontano, la Pieve di Corsano, dal tipico stile romanico, fondata nell’XI secolo e dedicata a San Giovanni Battista

👉 Leggi anche: Monteroni d’Arbia: tra le Crete senesi, quando una fattoria diventa fortezza

L'antico mulino medievale nel cuore del borgo di Monteroni d'Arbia in provincia di Siena

Ponte e Lucignano d’Arbia, piccole frazioni da non perdere

Ponte d’Arbia, frazione dei suddetti centri di Buonconvento e Monteroni d’Arbia, si trova lungo il percorso dell’antica Via Francigena, alle pendici delle Crete senesi. Sul crinale delle Crete Senesi c’è il convento di Monte Oliveto Maggiore, col bellissimo chiostro affrescato.

Lucignano d’Arbia, un’altra frazione di Monteroni d’Arbia, è un borgo molto apprezzato dagli amanti di atmosfere medievali. Conserva, infatti, una buona parte della cinta muraria originaria con due porte sormontate da torri. Una volta qui, merita senz’altro una visita la Pieve di San Giovanni Battista.

Un modo originale per approcciarsi a questo territorio è senz’altro rappresentato dall’itinerario del Treno Natura, un anello di 140 km che parte e arriva a Siena.

Monte Oliveto Maggiore è una bellissima abbazia alle porte di Ponte d'Arbia in Toscana

Feste, tradizioni e prelibatezze della Val d’Arbia

Per due settimane, dopo la metà di settembre, la Val d’Arbia è in festa con proiezioni in piazza a Buonconvento, il mercatino della filiera corta (per acquistare i prodotti direttamente dai contadini), mostre e raduni di vespe e mountain bike.

Sono tutti eventi che si sposano con il gusto di mangiare nelle taverne, allestite ogni sera dai Quartieri del borgo (Grattacielo, Centro Storico, Percenna e Stadio), dov’è possibile assaggiare piatti dal sapore antico come lo spezzatino di chianina con le cipolle, la trippa del Poggio, la nana in porchetta, le tagliatelle settembrine e tante altre prelibatezze dolci e salate.

Strada di Buonconvento, borgo toscano in Val d'Arbia, provincia di Siena

I vini DOC della Val d’Arbia: bianco e vin santo

Come accennato, la Val d’Arbia è terra di ottimi vini bianchi, grazie a uve chardonnay, trebbiano toscano e malvasia bianca.

Val d’Arbia DOC, un bianco leggero

Il Val d’Arbia DOC è un vino bianco leggero, di colore giallo paglierino, con riflessi verdognoli, aroma fine, fruttato, dal gusto armonico. La bassa gradazione lo rende ideale anche come aperitivo, mentre a tavola si abbina bene alla minestra di verdura o a piatti di carne bianca e pesce.

Val d’Arbia DOC Vin Santo

Il Val d’Arbia DOC Vin Santo viene ottenuto dalle stesse uve del bianco lasciate ad appassire in modo naturale in locali ventilati fino al raggiungimento del giusto grado zuccherino. Vinificate le uve, il vinsanto viene invecchiato in caratelli di rovere per almeno tre anni. In tavola, il Vin Santo DOC della Val d’Arbia si abbina perfettamente a pietanze quali formaggi stagionati da consumare con miele, mostarde, confetture, paté di vario tipo, dessert non eccessivamente dolci, biscotti e pasticceria secca.

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Vin Santo e Cantucci è un dessert fiorentino che si può gustare in una delle tante trattorie tipiche di Firenze

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