Monteroni d’Arbia, il borgo toscano un tempo fattoria-fortezza

Immerso tra le magnifiche Crete senesi, il comune di Monteroni d’Arbia, coi suoi 7.000 abitanti, giace sulla riva destra del torrente Arbia – reso celebre dall’Inferno di Dante nel ricordo della Battaglia di Montaperti: “Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso” -, in provincia di Siena.

Nei secoli lo sviluppo del borgo si è indissolubilmente legato al passaggio della via Francigena, tanto che tutto il territorio è divenuto una tappa chiave per i pellegrini che oltrepassavano Siena. Il paese del resto è una vera e propria porta di accesso all’intero sud della provincia senese, un’area di grande valore paesaggistico e artistico, resa unica proprio dal transito dei viandanti.

Campagna nelle Crete senesi vicino al borgo di Monteroni d'Arbia

Le origini del borgo toscano di Monteroni d’Arbia

Il nome deriva da una delle colline che domina il paese, “Monte Roni”, e dal fatto, ovviamente, che vi scorre il fiume Arbia. Gli studi di toponomastica storica medievale fanno derivare Monteroni da un composto di “monte”, derivato dal latino mons, e “tirone”, del tardo latino toro-onis, ossia “altura”. L’apparente duplicazione si spiegherebbe con una perdita di memoria in età medievale del significato originario del vocabolo tirone, che avrebbe acquisito la valenza di nome proprio, tanto da giustificare l’esigenza di anteporgli il nome comune “monte”.

La fondazione di Monteroni d’Arbia

Il borgo di Monteroni d’Arbia prese corpo grazie all’operato dell’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena, attivo in quest’area fin dai primi anni del XIII secolo.
Nel corso del secolo successivo, il piccolo centro crebbe intorno alla struttura del Mulino Fortificato, un mulino ad acqua risalente, con tutta probabilità, al I secolo a.C., e per questo considerato una delle prime installazioni della storia per la trasformazione industriale di materie prime.

Una delle tappe della Via Francigena

La struttura venne fortificata tra il 1322 ed il 1324, sempre per volontà dell’Ospedale senese. L’interesse degli Ospitalieri per la zona era logicamente dovuto alla prossimità con la via Francigena. Percorsa di continuo da migliaia di viaggiatori, in visita o in pellegrinaggio verso Roma o la Terra Santa, la strada, un tempo via Cassia, rappresentava una grande fonte di ricchezza per tutta l’area. È infatti proprio nel territorio di Monteroni che si concentrava il maggior numero di alberghi, taverne e ospedali.

Nel 1382, nonostante le incessanti richieste di autonomia da parte dei suoi abitanti, Monteroni venne inglobato nel Vicariato di Lucignano d’Arbia.
Nel 1554 si verificò l’episodio più cruento nella storia del paese, quando le milizie del Marchese di Marigianoci devastarono e saccheggiarono il castello. Per il periodo rimanente la popolazione visse soprattutto di agricoltura e allevamento, mentre si sviluppò pian piano anche la coltura del gelso per i bachi da seta. Finché non nacque una nuova realtà artigianale che fece da anticamera a quella industriale del boom economico.

La nascita del Comune senese

La costituzione del Comune è avvenuta nel 1810, durante il periodo napoleonico, a seguito delle decisioni prese dalla Giunta Straordinaria del governo della Toscana. Fino a quel momento il territorio faceva parte della podesteria di Buonconvento.

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Campagna nel comune di Monteroni d'Arbia con tipica cascina toscana

Cosa vedere a Monteroni d’Arbia

Nel cuore del borgo è splendidamente conservato un mulino ad acqua risalente al XIV secolo che serviva all’approvvigionamento di grano e farina per l’intera area circostante; nei periodi di grande attività il grano portato al mulino raggiungeva le 8 tonnellate giornaliere.

Visitare la Grancia di Cuna, la fattoria fortificata

Esemplare dello stretto rapporto tra storia e paesaggio di questa porzione di territorio, è la Grancia di Cuna, probabilmente la miglior testimonianza di una fattoria fortificata medievale. Eretta nel 1224 dal Comune di Siena e dallo Spedale di Santa Maria della Scala sulle strutture di un precedente Spedale del XII secolo, la Grancia si sviluppò in un piccolo borgo autonomo cinto da mura, con porte, torri, case al cui centro c’era la fattoria-fortezza.

Iniziata la costruzione del nuovo granaio e la ristrutturazione della chiesa dedicata ai Santi Giacomo e Cristoforo nel 1314, nel XIV secolo, a causa della forte instabilità politica e militare, lo Spedale, per difendere le riserve di cereali e grano, si vide costretto a fortificare il granaio facendone una grancia, ossia un granaio fortificato.

La struttura della Grancia di Cuna

L’intero complesso è un grande blocco quadrato con mura a scarpa e due torri d’angolo dotate di apparato difensivo a sporgere sul fronte meridionale. L’ingresso principale introduce in un cortile a forma di L da cui si accede ai locali e ai magazzini interni grazie a una rampa che consente di salire con bestie da soma fino ai piani più elevati, coperta nel primo tratto da belle volte a crociera. Quel che ci troviamo davanti è una vera e propria fattoria-fortezza di quei secoli circondata dal primo anello di mura, e con gran parte del camminamento di ronda, le feritoie e il ballatoio, ancora visibili. Un secondo anello – di cui rimane integra la porta principale – circonda la fattoria e il villaggio sorto intorno.

Cuna fu espugnata e saccheggiata solo una volta, nel 1554, durante l’ultima Guerra di Siena, dalle truppe Austro Ispaniche. Nel corso della seconda metà del XVI secolo alla fattoria e alle torri venne aggiunto un tetto che ricopriva la preesistente merlatura. La casa padronale, fra le due cerchie murarie, è del XVII secolo.

Monteroni d’Arbia: un rifugio per papi e re

Cuna dette anche asilo a re e papi: nel 1386 a Urbano VI, nel 1420 a Martino V, nel 1451 a Paolo III. Nel 1640 vi morì Carlo di Guisa, della famiglia dei Lorena.

Altri luoghi da visitare a Monteroni d’Arbia

Esterna al nucleo fortificato sorge la piccola Chiesa dei Santi Jacopo e Cristoforo, del 1314. Non lontano vi sorge la Pieve di Corsano, dal tipico stile romanico, che fu fondata nell’XI secolo ed è dedicata a San Giovanni Battista.

L'antico borgo di Monteroni d'Arbia con vista sulla Grancia di Cuna

I prodotti locali: tipicità del territorio senese

Tra i prodotti tipici di Monteroni d’Arbia vi sono i pregiati, rinomatissimi salumi, dal gusto raffinato, ricavati dalla razza cinta senese DOP. In questo territorio, per quanto riguarda i bovini, si alleva anche la vacca chianina, tra le più importanti e famose d’Italia.

Inoltre, tra i prodotti che rappresentano la tipicità del territorio, ricordiamo il Chianti Colli Senesi DOCG e DOCG Riserva, e il Vin Santo del Chianti DOC, prodotti secondo il disciplinare del Consorzio del Vino Chianti.

Vigne in autunno nel territorio di Monteroni d'Arbia in provincia di Siena

La Fiera a Tressa, uno degli eventi li più importanti del borgo senese

Da fine agosto a metà settembre ogni anno, a Ponte a Tressa, frazione di Monteroni d’Arbia, si celebra la tradizionale Fiera a Tressa. Per due fine settimana, in questa località si propongono eventi all’insegna del buon cibo e delle antiche tradizioni tipiche delle Terre di Siena.

Dove mangiare: Il ConteDino; La ComBriccola
Dove Dormire: Hotel More di Cuna; Castello di San Fabiano

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Salumi di cinta senese, prodotto tipico toscano

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