Quali sono le espressioni e le parole più tipiche del dialetto toscano? Ne abbiamo raccolte alcune, scegliendole tra i modi di dire toscani più comuni, così, se verrete in vacanza in Toscana, potrete capire tutto, ma proprio tutto, quello che accade intorno a voi.

Che m’ha ‘hapiho (morino)? Piccolo dizionario idiomatico di dialetto toscano

Vocabolario di dialetto toscano

Tra le caratteristiche più profonde e peculiari che connotano un popolo, un’etnia, ci sono le mille sfumature della lingua. Da esse si possono desumere molte cose, a partire dalla mentalità delle persone fino al modo di affrontare la vita, di concepirla. La lingua permea di sé ogni aspetto dell’esistenza umana, dal quotidiano, alla gastronomia, alla politica, arrivando fino alla letteratura, alla filosofia, alla scienza, addirittura alla religione. Espressi in un modo o in un altro, con un’inflessione o con un’altra, gli stessi concetti possono cambiare molto, risultare più o meno efficaci e perfino cambiare significato.

Se questo è vero per qualsiasi lingua del mondo, è vero a maggior ragione per i dialetti e i vernacoli che partecipano in parte della lingua ufficiale ma pescando nell’immaginario popolare, in quel suo modo di crear metafore immediate, dirette, colorite, ne esaltano ancor più la forza figurativa.

È il caso del dialetto toscano, che dai modi spicci, un po’ rudi, della sua gente, ha sempre tratto un’incredibile forza vitale.
Ma che la fa’ finita di blaterare e principi a dire icché’ttu vo’dire” (trad. “Ma la smetti di blaterare e inizi a dire quello che vuoi dire“), mi rimprovererebbe un vero fiorentino. E allora iniziamo la nostra lunga carrellata di parole, espressioni, modi di dire, detti e proverbi in dialetto toscano che, ve lo promettiamo, non finirà certo con questo articolo.

Abbozzala!

Cosa significa abbozzala in dialetto toscano

Non di rado, chi non è di Firenze, o toscano in genere, sorride senza capire quando sente dire: Abbozzala! In italiano abbozzare significa fare un abbozzo di qualcosa, con vari significati semantici, in dialetto toscano assume il senso di: Smettila! Che l’abbozzi“, vuol dire: che la smetti? “Vien via, dài, abbozzala” – ossia: su, dài, smettila – può essere usato in tante frasi diverse che possono anche terminare con “finiscila di fare i’bbischero“: smettila di fare lo stupido, di dire sciocchezze.

Avere il palletico

Mentre se a qualcuno si dice: “o oggi che c’hai i’ppalletico (palletico)?”, significa che la persona è nervosa, che si muove a scatti, ballonzola la gamba o che in generale non riesce a stare ferma. Si narra che una volta un giovane universitario fiorentino s’intese di prendere in giro un nerboruto operaio addetto al martello pneumatico dicendogli: oh nini, che t’è preso i’ppalletico? Questi allora lasciò andare l’attrezzo e il giovane passò un brutta giornata al pronto soccorso.

Cos’è la cannella in Toscana

Cosa significa cannella in dialetto toscano

E la cannella (hannella)? sapete cos’è? In Toscana è il rubinetto. Che mi da’ dell’acqua di cannella? Si chiede in genere al barista. Non significa: che mi dai dell’acqua all’aroma di cannella, ma acqua di rubinetto, ossia non in bottiglia.

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Cos’è un nocchino?

Un’altra parola tipica del dialetto toscano è nocchino, ovvero il colpo dato con le nocche della mano a pugno, e non di rado col medio sporgente dalle altre dita. In genere si affibbia sulla testa, ma non sono escluse ulteriori parti del corpo: “Madonna, ti do un nocchino n’i’ccapo ti sbuccio i’ccervello” è una frase di Francesco Nuti, coi Giancattivi, rimasta famosa. Non credo esista un toscano che non si sia mai sentito dire dal padre o dalla madre in tono di rimprovero: “se un la fa’ finita ti pigli un nocchino“. Quando si dice l’espressività della lingua.

Mettersi a cécce

Cosa significa stare a cecce o mettersi a cécce in dialetto toscano

E mettersi a cécce? L’avete mai sentito? “Vieni, mettiti a cécce”, si dice ai bambini in piedi, ossia: mettiti a sedere. È chiaramente una voce onomatopeica infantile che evoca al piccolo l’atto e il suono del sedersi.

A buco torto

Per chi non è toscano credo sia molto difficile comprendere l’espressione a buco torto (a buho torto), se non la si può desumere dal contesto. Eppure è una delle espressioni del dialetto toscano che possiede maggior forza. Levarsi/alzarsi a/con il buco torto, o anche andarsene a buco torto, si riferisce a qualcuno che si sveglia, agisce o reagisce male, con irritazione, nervosismo:

Oggi s’è lehato a buho torto, un gli si sta dintorno” (trad. “Oggi si è svegliato veramente male, non gli si può stare intorno”).

Oppure: “un gliel’avessi ma’detto, è andato via tutt’a buho torto” (trad. “Non glielo avessi mai detto, è andato via tutto arrabbiato/risentito”).

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Chi è il trombaio in Toscana?

Cosa significa trombaio in dialetto toscano

E il trombaio chi è? per caso un uomo dedito a frequenti attività erotiche? Nient’affatto: è semplicemente l’idraulico. Deriva da tromba, sinonimo, oggi raro, di pompa idraulica. Quindi qualsiasi artigiano od operaio che compia lavori in lamiera, docce per lo scolo dell’acqua dai tetti, o che ripara tubature e condutture d’acqua nelle abitazioni.

Fare le cose a bischero sciolto

E se invece uno fa le cose a bischero sciolto? Significa che fa le cose male, molto male, senza pensarci prima, stupidamente, o si getta in un’impresa senza calcolare gli eventuali rischi. Per forza e’ttu’tti senti male, con ‘sto freddo se’ andato fori senza i’ccappotto, vedi come sei? e’ttu’fa le cose a bischero sciolto. (trad. “Per forza ti senti male, con questo freddo sei uscito senza il cappotto. Vedi come sei? Fai le cose senza pensarci”) Oppure: sì, ragazzi, ma facciamo le cose per bene, eh, non a bischero sciolto.

Il tritello

Cosa significa tritello in dialetto toscano

Mentre per chi corre il Palio di Siena, il tritello non è il sottoprodotto della molitura dei cereali ottenuto dalla rimacina dei semolini, ma la caduta multipla dei cavalli con tanto d’ammucchiata e gravi danni. Da cui, per traslazione:

Oggi in centro c’era un tritello un si passava… Nel senso di: c’era tanta di quella gente (un fottio di gente) che non si passava.

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