Intervista a Maria Chiara Venturini, la giovane regista toscana che quest’anno ha esordito al Festival di Venezia con il suo acclamato cortometraggio: “Fosca”.

La regista toscana Maria Chiara Venturini racconta “Fosca”, corto italiano al Festival di Venezia

Classe 1992 e una carriera tutta in salita. La storia di Maria Chiara Venturini inizia ad Arezzo (dove nasce), continua a Milano (dove studia) e si afferma a San Francisco, dove esordisce nella regia cinematografica già ad altissimi livelli.

“Fosca” alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia.

Maria Chiara Venturini: “Ero ancora all’università, ci facevano fare degli esercizi con varie tecniche, e quell’anno era richiesto di usare la pellicola, il 16 mm: è così che ho girato il mio primo cortometraggio. Alcuni produttori italiani lo videro e mi chiesero se volevo realizzarlo; elaborai uno script di 7 pagine che negli anni sono diventate 20. Vinsi un bando a Roma e poi, dopo mille peripezie, “Fosca” è selezionato tra i corti italiani a Venezia.

Un’esperienza bellissima, una giornata intera di interviste, presentazioni, per la prima volta avevo un vestito lungo, con i capelli acconciati bene: sembrava che mi stessi andando a sposare, è stato speciale! Non ti accorgi mai di quanto un progetto possa piacere fino a quando non vedi un riscontro positivo, non potevo credere a tutti quei complimenti!

Come nasce l’idea del cortometraggio?

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “Fosca racconta la storia di una bambina che deve prendersi cura della sua famiglia che la rifiuta, una famiglia aristocratica di fronte alla rovina assoluta. Un giorno si imbatte nello studio della madre defunta e le balza alla mente un’idea: per farsi amare deve diventare come lei. Premetto che ho avuto un’infanzia bellissima, ma ho sempre riflettuto sull’accanimento nel ‘farti amare’.

Oggi i rapporti umani sono sempre più difficili, volevo rappresentare un estremismo in modo un po’ grottesco, senza velature, senza principesse, una favola abbastanza scura con al di sotto un significato più sviluppato.

 

La tua passione per la regia.

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “Non sono una di quelle persone che dice: ‘a 4 anni ho preso in mano una telecamera’. Sono sempre vissuta in un mondo fatto di immaginazione, ho provato a svilupparlo con la fotografia, quando studiavo a Milano, ma non era proprio quello che volevo fare. Ho passato un anno difficile (‘overwhelming’), non sapevo cosa fare, sono stata 6 mesi in Australia e un giorno ho deciso di iscrivermi in un’università in America ed ho scelto una materia a caso in una città a caso, Cinema a San Francisco (Motion Picture and Television presso l’Academy of Art University).

O la va, o la spacca. Ho avuto una fortuna gigantesca, mi sono innamorata del mio lavoro, ora mi sveglio e vado a letto con questo pensiero, sono contentissima. In un momento di mancanza di razionalità, è stata una scelta perfetta.

 

Ora vivi a Los Angeles. Che cosa c’è che in Italia non potresti avere?

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “Per arrivare dove sono qua, in Italia mi ci vorrebbero anni, avrei già i capelli brizzolati, gli acciacchi alla schiena. I produttori americani valutano tantissimo l’essere creativi, vogliono cose nuove tutti i giorni, ti bussano alla porta chiedendoti che idee hai e fanno di tutto per realizzarle. In Italia è tutto più stantio, non potrei mai realizzare il mio obiettivo in un Paese in cui non c’è fiducia per i giovani.

Vorrei ritornare un giorno facendo qualcosa di diverso, oltre il tipico film italiano. Ogni volta che vengo in Italia ricado sulla commedia o sul sociale, che va bene, bellissimi messaggi, ma non c’è mai quel film che dico non vedo l’ora che esca, è un po’ prevedibile, allo stesso tempo temo che l’audience italiana non risponda alla stessa maniera. Si può dare un messaggio altruistico in maniera divertente o leggera. Questo è il goal numero 1.

 

È difficile combinare tanti attori diversi in un’unica pellicola?

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “Sì, ti rendi conto che a volte ti focalizzi su una persona lasciando gli altri alle proprie capacità. Il regista guarda la scena in modo generale ma l’eccellenza sarebbe guardare ogni attore e portarlo alla massima espressività. Come facevano i grandi del cinema italiano.

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Il tuo regista cult.

Maria Chiara Venturini: “Tanti mi dicono Tim Burton o Guillermo Del Toro, che danno un tono macabro alle storie. Ho un forte debole per chi riesce a fare una storia semplice ma con una tonalità propria che non riesci a toglierti dalla testa. Come Lanthimos, il regista di The Lobster oppure Jacques Tati, mimo e sceneggiatore francese, che ha un modo di esprimersi impressionante.

 

Qualche aneddoto sul set di Fosca?

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “In Fosca dovevamo utilizzare delle protesi, perché ad un certo punto nella storia la bambina ha il viso deformato da un taglio. Facciamo delle prove con la bambina che sembrava sostenesse abbastanza bene la situazione. Il primo giorno di studios a Tiburtina la mandiamo al trucco, le applicano la protesi e arriva sul set; io mi siedo al monitor e sento un tonfo sordo: c’era tutta la crew che guardava Elisabetta svenuta.

Un’ora per rianimarla, era bianca come il latte, si è svegliata e non sapeva dov’era! I produttori mi hanno chiesto di cambiare la storia, ma alla fine abbiamo girato altri 5 giorni senza che lei si guardasse allo specchio, così abbiamo risolto. C’è un detto: ‘qualunque cosa possa andare storto, andrà storto‘!

 

Nel cinema  di Maria Chiara Venturini, come si muove la macchina da presa?

Maria Chiara Venturini (classe 1992) è la giovane regista toscana di "Fosca" uno dei cortometraggi italiani selezionati al Festival di Venezia

Maria Chiara Venturini: “Quando metti la telecamera sul cavalletto ci sono tantissime cose che vengono attivate. Mi sto impegnando a viverla come sfida in modo creativo. Non mi piacciono i movimenti fatti a caso per far vedere che sono capace di tenere la camera o a fuoco l’attore, preferisco i movimenti omogenei, come se fosse una danza. Bisogna avere un equipment adeguato, è un’arte coniugare il movimento degli attori con il movimento di camera.

mariachiaraventurini.com

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Stefania Bacchini
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