Intervista a Paolo Nicolai, lo scultore toscano di fama internazionale che trasforma l’inquinamento in opere d’arte

1 / 5 – Paolo Nicolai, lo scultore che trasforma l’inquinamento in arte

Nelle opere di Paolo Nicolai è insito un elogio all’intelligenza della materia che schiude inaspettate possibilità. Presenta statue che intrecciano forme classiche con tensioni contemporanee e prendono le mosse dal recupero di plastica, polveri, conchiglie e materie di scarto post-industriale fondendole in corpi sfregiati dai colori potenti.

Ecco le parole dell’artista che ci racconta del suo lavoro, dei progetti in corso e di quelli futuri.

Scultura di Paolo Nicolai, artista toscano di fama internazionale

La tua arte è chiaramente ispirata alla ricerca di un rapporto simbiotico con la natura ricodificandola al contrario, partendo dai rifiuti che diventano materia prima. Che cosa ti ha portato a intraprendere questo percorso creativo?

Paolo Nicolai: “Il passaggio è stato molto graduale. L’idea è nata raccogliendo con mia figlia frammenti di inquinanti: plastica in spiaggia durante le mareggiate, nel periodo della pandemia. Mi sono ritrovato pieno di sacchetti e sacchettini, ho provato a mescolarli con la resina componendo piccoli oggetti d’artigianato, evoluti poi in oggetti decorativi, senza funzione specifica. Così sono nate delle forme ameboidi con colori intensi, come un magma che pulsa. Non piacevano granchém però è stato utile per imparare a utilizzare le resine sintetiche, il punto di partenza. Con questa consapevolezza è nata una nuova progettualità, che intende evidenziare i ‘volti umani’, ricostruendo in modo preciso l’identità di una persona, una divinità o un animale in cui ci si può riconoscere. Successivamente ho ampliato l’immaginario visivo creando nuove maschere con lineamenti definiti, su modelli prassitelici, canoviani e fidiaci, sempre più complessi, sempre più grandi, fino a realizzare dei corpi, con l’idea di aumentare sempre di più le dimensioni. Il mio linguaggio materico si è evoluto di conseguenza, ho iniziato ad utilizzare materiali tra loro molto differenti, non solo plastica ma anche conchiglie, sassi, similoro, pvc, pet, metacrilato, alluminio, rame, medicine scadute, giocattoli che i bambini non usano più”.

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Web Writer & Ambassador of Tuscany
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