Perché Firenze è la culla del Rinascimento? Che Firenze abbia giocato un ruolo fondamentale per il Rinascimento e viceversa lo impariamo fin da piccoli sui banchi di scuola, ma perché ne è anche la culla? Molto semplicemente perché il  Rinascimento è nato davvero a Firenze, in via assolutamente ufficiale, e nessun altro può rivendicarne i natali.

Perché Firenze è la culla del Rinascimento?

Questo nuovo linguaggio figurativo, legato a un diverso modo di pensare il mondo e l’uomo, si sviluppò dalla cultura locale e dall’umanesimo che già nel secolo precedente si era imposto tramite personalità come Francesco Petrarca o Coluccio Salutati.

Firenze è la culla del Rinascimento e Palazzo Vecchio e la Cupola del Brunelleschi ne sono i simboli.

In realtà, come spesso accade per le grandi rivoluzioni, le novità proposte nei primissimi anni del XV secolo da maestri quali Donatello, Brunelleschi e Masaccio non furono subito accolte con favore dalla committenza, anzi rimasero per almeno un ventennio un fenomeno artistico minoritario e in larga parte incompreso, a fronte dell’allora dominante gotico internazionale.

In seguito, però, il Rinascimento divenne il linguaggio figurativo più apprezzato e cominciò a trasmettersi anche alle altre corti italiane (prime fra tutte quella papale di Roma), e quindi europee, anche grazie ai frequenti spostamenti degli artisti. Ecco perché Firenze è la culla del Rinascimento: è perché realmente tutto è iniziato qui.

Il Rinascimento fiorentino

La Cappella Brancacci a Firenze dipinta da Masaccio e e Masolino è uno dei più begli esempi del Rinascimento fiorentino.

Lo stile del Rinascimento fiorentino, dopo il primo ventennio del Quattrocento, si diffuse con forza fino alla metà del secolo tramite esperimenti basati essenzialmente su un approccio tecnico-pratico.

La seconda fase, invece, si sviluppò all’epoca di Lorenzo il Magnifico, dal 1450 circa fino alla sua morte, nel 1492, e si caratterizzò per un’organizzazione più intellettualistica delle acquisizioni precedenti. Seguì poi un breve momento di rottura, causato dal potente influsso di Girolamo Savonarola, che segnò profondamente la maggioranza degli artisti spingendoli a un ripensamento delle loro scelte.

L’ultima fase, databile tra il 1490 e il 1520, detta Rinascimento “maturo”, visse della presenza a Firenze di tre geni assoluti dell’arte mondiale, che tanta influenza ebbero sulle generazioni successive: Leonardo da VinciMichelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio.

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Un rinnovamento globale

Filippo Brunelleschi, autore della Cupola del Duomo di Firenze, è uno dei simboli del Rinascimento.

Il rinnovamento culturale e scientifico che iniziò a Firenze negli ultimi decenni del XIV secolo affondava le proprie radici nella riscoperta dei classici, cominciata già nel Trecento da Francesco Petrarca e altri eruditi. Già nelle loro opere l’uomo, piuttosto che Dio, iniziò a essere l’argomento centrale: il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio ne sono un evidente esempio.

Agli inizi del secolo gli artisti cittadini avevano due scelte principali: o l’adesione al gotico internazionale o a un rigoroso recupero dei classici, per altro riecheggiati nell’arte fiorentina fin dal XII secolo. Diciamo che senza avere un’ascesa trionfale, prevalse a poco a poco la seconda.

Mutò quindi la percezione dell’uomo e del mondo in cui adesso il singolo individuo diventava in grado di autodeterminarsi e di coltivare le proprie doti attraverso le quali vincere la Fortuna (nel senso latino, “sorte”) e dominare la natura modificandola. Cambiò di conseguenza anche la vita associata che acquisì un valore particolarmente positivo legato al confronto, alla dialettica, allo scambio di informazioni e opinioni.

L’uomo al centro del mondo

Il David di Michelangelo è una delle più grandi opere del Rinascimento fiorentino.

Ovviamente questa nuova concezione non era priva di controindicazioni. Chiamiamolo “il lato oscuro” del Rinascimento. Alle certezze del mondo tolemaico si sostituivano le incertezze dell’ignoto, alla fede nella Provvidenza la più volubile Fortuna, e soprattutto emergeva la responsabilità dell’autodeterminazione che comportava l’angoscia del dubbio, dell’errore, del fallimento, e che si acuiva ogni volta che il fragile equilibrio economico, sociale e politico traballava andando a erodere la certezza degli ideali.

Nonostante i nuovi temi fossero patrimonio di una élite ristretta che doveva godere di un’educazione mirata a un futuro nelle cariche pubbliche, erano però anche condivisi dalla maggior parte della società borghese mercantile e artigiana, soprattutto perché rispecchiavano l’esistenza quotidiana vissuta nella culla del Rinascimento, una quotidianità all’insegna del pragmatismo, dell’individualismo, della competitività, della legittimazione della ricchezza e dell’esaltazione della vita attiva.

Sebbene l’istruzione degli artisti rinascimentali non fosse paragonabile a quella dei letterati, le loro opere suscitavano vasto interesse soprattutto perché annullavano le differenze elitarie in quanto più facilmente fruibili rispetto alla dotta letteratura ancora redatta in latino.

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Gli elementi essenziali del Rinascimento

La Cappella dei Pazzi e il Chiostro di Santa Croce sono due esempi del Rinascimento fiorentino.

Tre furono gli elementi essenziali del nuovo stile figurativo:

1. La formulazione delle regole della prospettiva lineare centrica che organizzava lo spazio unitariamente.
2. La particolare attenzione all’uomo in quanto individuo, sia nella fisionomia che nell’anatomia che nella rappresentazione delle emozioni.
3. Il rifiuto degli elementi decorativi e il ritorno all’essenzialità.

La prospettiva lineare centrica

A Firenze, culla del Rinascimento, si iniziò ad utilizzare la prospettiva lineare centrica.

Firenze fu dunque non solo culla del Rinascimento in senso generale, ma fu l’incubatore degli elementi tecnici essenziali che di questo periodi ne hanno caratterizzato le espressioni artistiche. Tra questi, l’elemento più caratterizzante fu sicuramente la prospettiva lineare centrica costruita secondo un metodo matematico-geometrico e misurabile, messo a punto ai primi del secolo da Filippo Brunelleschi. La facilità di applicazione, che non richiedeva chissà quali conoscenze geometriche, rappresentò uno dei fattori chiave del successo del metodo che venne adottato dalle botteghe con elasticità, anche se non sempre in modo ortodosso.

Il carattere della prospettiva lineare centrica era particolarmente consono alla mentalità dell’uomo rinascimentale perché originava un ordine razionale dello spazio pur seguendo regole soggettive stabilite dagli stessi artisti, come la posizione del punto di fuga, la distanza dallo spettatore, l’altezza dell’orizzonte. In altre parole si trattava di una convenzione rappresentativa che però ad oggi si è talmente radicata nella nostra mentalità da apparire naturale, nonostante alcuni movimenti del XIX secolo, come il cubismo, abbiano dato dimostrazione di come non sia altro che un’illusione.

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Firenze la culla del Rinascimento (e del pensiero occidentale moderno)

Michelangelo è uno dei principali rappresentati del Rinascimento

Comunque sia, il Rinascimento fiorentino, poi divenuto italiano ed europeo, non è stato solo uno dei più importanti movimenti artistici dell’umanità, ma ha rappresentato una vera e propria svolta epocale nel pensiero dell’uomo occidentale, nella concezione di se stesso e dei propri rapporti col mondo, con la natura, con la divinità, tanto da potersi considerare, prima ancora dell’Illuminismo, il vero antenato del mondo moderno.

A questo punto, spiegato il perché Firenze è la culla del Rinascimento, si potrebbe arrivare a dire, per semplice derivazione logica, che Firenze (e più in generale la Toscana) rappresenta quel luogo dove è nato il pensiero occidentale così come lo vediamo e concepiamo oggi. E voi, che ne pensate?

Per approfondimenti:

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👉Leggi anche: La storia delle prospettiva (via Wikipedia)

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Tommaso Baldassini
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