Storia della bottega del Verrocchio, l’antico laboratorio fiorentino che nel Rinascimento vide la nascita di artisti del calibro del Perugino e del Ghirlandaio

1 / 4 – La Bottega del Verrocchio, una delle 40 botteghe artistiche della Firenze del Quattrocento

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • Un brutto guaio giovanile
  • Dall’oreficeria alla scultura… fu un balzo!
  • Verrocchio valente pittore
  • Due nobili diffusori del linguaggio verrocchiesco: Perugino e Ghirlandaio

Secondo la “Cronica” elaborata da Benedetto Dei nel 1473, a quell’epoca a Firenze lavoravano 40 botteghe artistiche, 44 orafi, più di cinquanta maestri intagliatori, 80 legnaioli. E parliamo di una città che oggigiorno molto probabilmente definiremmo “borgo”, o poco più

Nel Quattrocento c’era davvero un ingente numero di botteghe attive in città. La romantica immagine dell’artista assorto nei suoi pensieri che, assistito dalla Musa, crea in solitudine in un atelier ricolmo di silenzio e luce è quanto di più lontano dal vero possa esistere. Per secoli gli artisti hanno creato le loro opere in fondaci senza finestre, sporchi, maleodoranti e rumorosi, tra schiere di colleghi e collaboratori intenti a disegnare, dipingere, modellare, scolpire, incidere, incastonare e fondere.

E tutto ciò avveniva spesso sotto la guida di un unico, carismatico personaggio: il capobottega. Molti tra i più noti artisti del Rinascimento furono non solo abilissimi artefici, ma anche efficientissimi titolari di bottega. E uno di essi era proprio Andrea del Verrocchio.

Ritratto di Andrea del Verrocchio, artista rinascimentale fiorentino

Un brutto guaio giovanile

Andrea Cioni, che in seguito sarebbe stato soprannominato Verrocchio, nacque a Firenze nel 1435 (circa). Il padre fabbricava mattoni. La famiglia viveva nella parrocchia fiorentina di Sant’Ambrogio.

Nel 1452 il giovane Andrea, durante una battaglia di sassi tra ragazzi, colpì accidentalmente l’amico Antonio di Domenico, che morì dopo tredici giorni d’agonia. Andrea sfuggì all’accusa di omicidio grazie a un accordo pacificatore stipulato tra suo padre e il padre della vittima, alla presenza di un testimone decisivo, l’orafo Francesco Verrocchio, che probabilmente era già il maestro d’arte di Andrea, e dal quale il giovane avrebbe derivato il celebre soprannome.

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