Cosa vedere a Porcari, borgo toscano sulla Via Francigena in provincia di Lucca, al centro, insieme a Capannori, della vasta area archeologica del “Parco delle 100 fattorie romane”.

Porcari: 100 fattorie romane vicino Lucca

Il piccolo comune di Porcari è situato nel cuore della Lucchesia. Infatti, è possibile raggiungerlo, uscendo dalla famosa cinta muraria di Lucca, in un quarto d’ora di auto. Tagliato in due da Via Romana, la località è oggi conosciuta per la sua espansa industria cartaria, egemone in tutta la zona. La sua storia, però, è ben più antica e coinvolge epoche diverse. Porcari si inserisce in un contesto tipicamente toscano e, scopriremo insieme, nasconde molti punti di interesse.

Il borgo toscano di Porcari in provincia di Lucca

L’antico Lago di Sesto e le ipotesi sul nome “Porcari”

Porcari sorge sulle sponde dell’antico Lago di Sesto, detto anche Lago di Bientina. Mai sentito? Giustamente. A oggi, quello che un tempo è stato il bacino più esteso di tutta la Toscana non esiste più. Anzi, riaffiora di tanto in tanto a causa di una pioggia torrenziale, ma di proporzioni ben minori. Il suo primato di specchio d’acqua toscano più grande è adesso in mano al Lago di Massaciuccoli.

I porcaresi, nel corso dei secoli, hanno conosciuto bene il lago. Il borgo infatti ha origini antichissime ed è stato sicuramente un porto importante per il traffico lacustre. Per molti anni, il lago è stato collegato anche all’origine del nome del paese: il porticciolo si sarebbe chiamato “Portus Carolis” e, con rimaneggiamenti, sarebbe diventato Porcari. Tuttavia, l’ipotesi più gettonata sull’origine del nome è legata ai numerosi allevamenti di maiali che erano presenti in zona. Nel primo documento relativo alla fondazione della cittadina, datato 780, è riportato proprio il termine “Porchari” e parla di una donazione di terre dove allevare suini.

Il Lago di Bientina in provincia di Pisa, conosciuta in antichità come Lago di Sesto

Un territorio strategico scelto da molti personaggi

Alcuni scavi archeologici hanno accertato la presenza di villaggi dell’Età del Bronzo nell’area denominata “Fossa Nera”, nei pressi di Porcari. La prima documentazione, citata sopra, apre la storia di Porcari ad altri uomini lungimiranti: i Longobardi. Furono proprio tre fratelli, considerati barbari, a donare le proprie terre alla Chiesa. Un evento particolare: una popolazione ritenuta agli antipodi della cultura romana si era stanziata in un territorio e ne aveva accolto costumi e tradizioni. Non più tanto barbari, i Longobardi capirono fin da subito l’importanza strategica della zona: situata lungo la Via Francigena, a due passi dalla Via Cassia, con un grande punto di avvistamento e con un magnificente lago ai suoi piedi.

In moltissimi sono dovuti passare da Porcari, crocevia obbligatorio per raggiungere i luoghi più sacri. Le carreggiate porcaresi hanno accolto le carrozze e i cavalli di papi, re e tantissimi pellegrini. Uno di questi, il famoso Arcivescovo Sigerico, ci parla proprio della sua tappa a Porcari, inserendolo definitivamente nel percorso della Via Francigena.

👉 Leggi anche: Via Francigena: le 16 tappe toscane sulle antiche orme dei pellegrini

Pellegrini lungo la Via Francigena nel borgo toscano di Porcari

L’ Area Archeologica “Fossa Nera”: abbiamo fatto come gli Etruschi

Tra il comune di Porcari e quello di Capannori ha sede una vasta area archeologica che ha permesso di riportare alla luce un immenso tesoro. Grazie agli scavi, iniziati nel 1987, è stato scoperto quello che oggi è chiamato “Parco delle 100 fattorie romane”: una zona di insediamenti molto estesa e duratura nel tempo. Dai reperti ivi rinvenuti, sappiamo che ci fu un periodo nel quale il territorio venne occupato dagli Etruschi. Successivamente al loro abbandono, queste terre hanno dovuto attendere circa 300 anni per essere ripopolate definitivamente dai Romani. L’anno di presunto insediamento è il 150 a.C., una volta divenuta Lucca colonia romana ufficiale (180 a.C.).

Il Parco delle 100 fattorie romane

L’area archeologica è suddivisa dai resti degli edifici romani, quasi del tutto intatti. Si tratta di ritrovamenti di assoluta importanza, specialmente per capire il vissuto quotidiano della popolazione. I reperti ci indicano quali fossero le attività predilette nell’insediamento: sicuramente i contadini delle fattorie erano dediti alla produzione di vino e all’allevamento.

Purtroppo, il Parco attualmente versa in uno stato di abbandono (come si sono comportati gli Etruschi). Tutti ci auguriamo che la situazione venga sbloccata al più presto e anche il FAI (Fondo Ambiente Italiano) sta agendo in questa direzione.

Campagna vicino al Monte Pisano tra Porcari e Bientina

Il punto panoramico “La Torretta”

Alle spalle delle abitazioni porcaresi, il terreno si unisce in una deliziosa collinetta, una perfetta rotondità naturale che guarda il paese e lo protegge. Il territorio della collina prende il nome di “Torretta” ed è il simbolo della cittadina di Porcari. Al centro del verdeggiante segno identitario, è presente una casetta.

Una semplice casa in mezzo al verde di proprietà comunale, senza una destinazione ben precisa. È il concetto dell’abitare porcarese, non serve altro. La collina si raggiunge facilmente, poi potrete godervi, dalla sua sommità, un panorama mozzafiato sulla valle lucchese.

👉 Leggi anche: Vicopisano: tra l’Arno e il monte, un capolavoro del Brunelleschi

La Torretta di Porcari è un punto panoramico del borgo toscano

La Chiesa di San Giusto: un esempio di decorazione interna

La Chiesa di San Giusto è il principale edificio sacro di Porcari. La sua costruzione risale al XV secolo, quando prese il posto della parrocchia precedente intitolata a San Giovanni. Poco resta della versione originale del progetto: ciò che vediamo oggi è il rifacimento a tre navate risalente al Settecento e una facciata del tardo Ottocento.

La decorazione pittorica degli interni è stata completata agli inizi del 1900 ed eseguita dal pittore Michele Marcucci, insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Marcucci, esperto nella resa di figure sacre, lavorò quattro anni nella Chiesa di San Giusto e si occupò, insieme ad altri collaboratori, di 1.000 mq di superficie. Il risultato della pittura murale rende un armonioso messaggio iconografico, conforme alla richiesta della committenza che desiderava un’opera non troppo dissimile da quella della Cattedrale di Lucca.

📍 PER APPROFONDIRE:

👉 Duomo di Lucca: 5 cose da sapere assolutamente

👉 Le 10 province della Toscana: una guida territorio per territorio

👉 Terme in provincia di Pisa: un lungo file rouge dagli Etruschi a oggi

La Toscana è la tua passione? Anche la nostra!

Teniamoci in contatto
Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

Informazioni sull'autore

Blogger & Ambassador of Tuscany

Commenti

Commenti