Cosa vuol dire Maremma? Cosa vuol dire “Maremma maiala”? Perché i toscani usano la parola Maremma come esclamazione o come forma di improperio? Per rispondere a queste domande dobbiamo fare un salto indietro nel tempo per scoprire la storia della Maremma, quando la zanzara anofele era la regina incontrastata di questa area della Toscana meridionale.

Cosa vuol dire Maremma? Perché in Toscana spesso si maledice?

Tutti in Toscana tiriamo in ballo di continuo la Maremma usando vari generi d’espressioni verbali, dalla semplice e innocua esclamazione: “Maremma!” per significare sorpresa, disappunto, imprecazione o per rinforzare un concetto, fino alle più colorite e forti, per grado ascendente: “Maremma bona“, “Maremma troia“, “Maremma maiala“, “Maremma impestata” o “Maremma bucaiola“.Cosa vuol dire Maremma? Cosa significa Maremma maiala? Viaggio nella storia della Maremma per capire perché i toscani la maledicono sempre

Se di queste ultime ci occuperemo prossimamente in un apposito articolo, oggi siamo a spiegare l’etimologia, cosa vuol dire Maremma, la derivazione del nome, e a tracciare un quadro di com’era questa zona della Toscana quando ha acquisito l’appellativo, prima che diventasse quel paradiso in terra che tutti conosciamo.

Cosa vuol dire Maremma

Il toponimo maremma deriva per alcuni dal latino marĭtĭma “contrade marittime”, per altri dal castigliano marisma che significa “palude”. La parola designa una particolare conformazione che assumono le zone costiere pianeggianti davanti alle quali, per l’esiguità delle maree, si forma un cordone litoraneo chiuso, che delimita specchi d’acqua interni in cui sboccano corsi d’acqua che tendono lentamente a colmarli di materiali solidi, producendo paludi e acquitrini.

In Italia, per antonomasia, è chiamata Maremma (o Maremma toscana) la fascia costiera compresa tra il fiume Cecina e i monti della Tolfa, ormai quasi del tutto bonificata.

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Dove si trova la Maremma

La Maremma è attualmente una regione della Toscana meridionale e del Lazio settentrionale di circa 5.000 chilometri quadrati: oltre a una parte centrale, corrispondente alla provincia di Grosseto fino alle pendici dell’Amiata e delle Colline Metallifere e fino alla media valle dell’Ombrone (Maremma Grossetana e, nella parte interna, Maremma Senese), la Maremma comprende la fascia costiera tra Piombino e il Cecina (Maremma Pisana, prov. di Livorno) e si spinge nel Lazio fin verso Civitavecchia.

Il territorio è in prevalenza pianeggiante e alluvionale, ma in parte anche collinare. Il clima è mediterraneo e gli inverni, in genere, miti, mentre le estati sono calde e siccitose. I centri principali, oltre a Grosseto, sono, sulla costa, Piombino, Follonica, Castiglione della Pescaia, Punta Ala, Marina di Grosseto e Orbetello. Nell’interno, invece, Massa Marittima, Roccastrada, Capalbio, insieme ad altri.

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Oggi la Maremma è una tra le top world destinations, visitata da turisti di tutto il mondo, ricca di storia, cultura, bellezza artistica, ma soprattutto naturale e paesaggistica. Ma è sempre stata così? Ovviamente no, altrimenti non si spiegherebbe il nome del toponimo che allude intrinsecamente a una zona paludosa e malsana più ricca di pericoli che di attrattive.

Storia della Maremma toscana

Gli Etruschi

Per comprendere cosa vuol dire Maremma, dobbiamo necessariamente inoltrarci tra le pieghe del tempo. La storia della Maremma vede infatti un alternarsi di periodi e fortune. In questa zona della Toscana esistono importantissime testimonianze etrusche e romane: città come Populonia, Roselle, Vetulonia, risuonano di fascino leggendario, quest’ultima, tra l’altro, fu una delle prime in ordine cronologico della Dodecapoli etrusca a battere moneta, il vat.

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Epoca altomedievale

In epoca altomedievale, la Maremma era legata soprattutto al nome degli Aldobrandeschi, di probabile origine longobarda, padroni di 100 castelli, che testimoniano lo sviluppo della zona e il grado di inurbamento di queste terre, soprattutto nella fascia collinare, che vedeva una prospera economia curtense.

La Repubblica di Siena

Con la fine del feudalesimo, e soprattutto con l’affermarsi delle signorie, nel XIII secolo la Maremma cade sotto l’influenza della Repubblica di Siena, la quale subito dopo conquista militarmente anche Grosseto, trasformando la zona in un gigantesco pascolo a pagamento, e istituendo la dogana dei paschi – da cui trae origine soltanto il nome della famosa banca senese – che grazie al clima mite e a precoci primavere, attira i transumanti del Centro Italia.

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Purtroppo la perdita dell’indipendenza e l’assoggettamento allo sfruttamento senese devasta l’economia locale e comporta l’abbandono del territorio coltivato, con l’inevitabile incremento delle terre paludose. A partire dal XIV secolo, infatti, la presenza dell’uomo in questa regione diverrà sempre più precaria, dovendo anche fare i conti col terribile flagello della malaria e con la povertà, tratti salienti della Maremma per diversi secoli.

Una gigantesca palude

Ecco che molte tessere del mosaico iniziano ad andare al loro posto ed iniziamo ad intuire cosa vuol dire Maremma e il perché i toscani molto spesso la rendono protagonista degli improperi. Da fiorente territorio di alcune tra le più importanti città etrusche e dell’Impero Romano, fino alla dominazione de facto degli Aldobrandeschi, la Maremma, dopo il “trattamento senese”, diventa una gigantesca, malsana palude, molto più adatta al proliferare della zanzara anofele, veicolo della malaria, che degli esseri umani.

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L’inizio della bonifica della Maremma

Dal Settecento inizia la dura lotta umana contro le vaste paludi e gli acquitrini costieri, fiumi senza argini che allagavano le terre fittamente coperte da boscaglie e macchia mediterranea. La malaria intanto continuava a mietere vittime a ritmo serrato, tra cui lo stesso granduca Ferdinando III di Lorena il quale, in visita in Maremma, contrasse la malattia e morì nel 1824.

Al suo spopolamento si aggiungeva la scarsa fertilità della terra che permetteva solo una piccolissima produzione di grano e inoltre, come se non bastasse,  nei primi decenni del Settecento si verificò un altro flagello biblico, dato che la regione fu periodicamente invasa dalle cavallette. I cronisti dell’epoca annotano che nel giugno 1711 apparve dal mare un’immensa nube di locuste che oscurò il sole e ricoprì rapidamente tutta la campagna intorno a Piombino. Negli anni successivi le invasioni di cavallette proseguirono (fino al 1786) estendendosi a nuove campagne e distruggendo oltre 70 miglia di terre coltivate.Cosa vuol dire Maremma? Cosa significa Maremma maiala? Viaggio nella storia della Maremma per capire perché i toscani la maledicono sempre

Inoltre vi erano anche difficoltà giuridico-amministrative che ne ostacolavano lo sviluppo. Sui terreni di pascolo vigevano le “bandite per usi” (pascolo gratuito per i residenti) e le “bandite per fida” (affitto dei pascoli per la comunità).

I pascoli restanti erano di proprietà granducale (dogana di pascolo) e potevano essere affittati a privati o dati “per fida” a forestieri. Dal momento che tutte le pasture maremmane erano di competenza della Dogana di Siena, era vietato recintarle anche se possedute da privati. Questo faceva sì che gli animali in libertà o incustoditi fossero decimati dalle piene dei fiumi (oltre 8.000 affogarono nella piena dell’Ombrone del 1749) o dalle epidemie.

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Cosa vuol dire Maremma amara

C’è una canzone popolare toscana, Maremma amara, che tutti dalla nostre parti più o meno conoscono:

«Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi piange il cor quando ci vai
Perché ho timore che non torni mai»

La bonifica del Granduca Leopoldo II di Lorena

Questa è la fotografia della Maremma nei primi decenni dell’Ottocento all’alba dell’opera di bonifica voluta dal Granduca Leopoldo II di Lorena, che pose le basi per il passaggio dalla pastorizia all’agricoltura. Il Granduca, il cui padre era morto di malaria in questa terra maledetta, il 27 aprile 1828 emanò l’editto per la bonificazione della Maremma a spese dello Stato. I lavori cominciarono sul finire del 1829, e vi furono impiegati circa cinquemila operai.

Vi parteciparono fior d’uomini di scienza e ingegneri idraulici, ma se non fosse stato per le felici intuizioni di Giuseppe Mazzanti, detto “il fattore di Bolgheri” – che ebbe l’idea di deviare in un nuovo canale scavato apposta le acque dell’Ombrone –  l’impresa si sarebbe rivelata molto più ardua.Cosa vuol dire Maremma? Cosa significa Maremma maiala? Viaggio nella storia della Maremma per capire perché i toscani la maledicono sempre

Questa fu la prima grande svolta che, attraverso le successive bonifiche, e grazie alla vittoria sulla malaria e sul latifondo (con la riforma agraria e l’istituzione dell’Ente Maremma), avrebbe permesso alla Maremma di non essere più “maremma”, nel senso etimologico del termine, ma quel bellissimo territorio che conosciamo oggi, in parte ancora fieramente selvaggio, e per questo ancora più affascinante.

📍PER APPROFONDIRE

👉TuscanyPeople: il blog sulla Maremma dentro la rivista della Toscana

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👉10 Trattorie in Maremma a cui non si può dire di no

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Foto 2-3 ©StevanZz                                                                                                                Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

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Tommaso Baldassini
Publisher, Blogger & Ambassador of Tuscany

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