La vita e le opere pie di Francesco Datini, il pratese che nel Trecento rivoluzionò il concetto di impresa, creando la prima holding company della storia.

Francesco Datini: storia dell’inventore della holding company e del simbolo @

Intelligente, lungimirante, caritatevole, Francesco di Marco Datini è il simbolo stesso dell’intraprendenza pratese. La sua straordinaria capacità di condurre gli affari con vero e proprio spirito capitalistico ante litteram, “in nome di Dio e del guadagno”, come si legge sui suoi libri contabili redatti nel corso del XVI secolo, si combinava alle spiccate doti di credente e benefattore che aveva scelto di lasciare tutto il suo patrimonio ai “poveri di Prato”. Ma chi era Francesco Datini, e perché un semplice mercante è passato alla storia?

Statua di Francesco Datini a Prato

La vita di Francesco Datini

Figlio di Marco e Vermiglia Datini, modesti osti rimasti vittime della peste nel 1348 con due dei loro figli, Francesco e il fratello Stefano, gli unici sopravvissuti della famiglia, furono accolti e allevati da Piera Boschetti.

Circa un anno dopo, Francesco andò a lavorare come garzone presso due mercanti di Firenze. Fu lì che apprese i rudimenti del commercio. A Firenze probabilmente trovò una persona, di cui non si hanno notizie, che gli offrì di trasferirsi ad Avignone, allora sede del papato, città che stava vivendo il suo periodo più fulgido, in grado di offrire molte opportunità di lavoro a chi le avesse colte al volo. Francesco non si lasciò sfuggire l’occasione e, nel 1350, intraprese il viaggio con un capitale di 150 fiorini ricavati dalla vendita di un pezzo di terra dell’eredità paterna.

Sul primo periodo ad Avignone non si ha documentazione, almeno fino al 1363, quando risulta associato, in posizione subordinata, in alcune compagnie. Nel 1373 Francesco Datini si sente maturo per la costituzione di una compagnia individuale, che si sarebbe protratta per quasi dieci anni, dotata di un capitale iniziale calcolato in circa 4.600 fiorini.  Si trova ad Avignone da ormai più di vent’anni, e risulta chiaro che non ha affatto trovato la fortuna a portata di mano per mezzo di ardite, vincenti, speculazioni, ma che ha pazientemente costruito la sua carriera mattoncino dopo mattoncino.

Statua di Francesco Datini a Prato e il Palazzo del Comune

Il matrimonio e l’amicizia con Lapo Mazzei

In questi anni si sente abbastanza sicuro dei risultati conseguiti da poter pensare anche al matrimonio, a cui perviene, più che quarantenne. Nel 1376, sposa la sedicenne fiorentina Margherita di Domenico di Donato Bandini. Senza figli, il loro legame è burrascoso – anche in ragione delle plurime assenze di lui e di certi amori ancillari, all’epoca piuttosto frequenti – ma solido.

Le lettere che in 37 anni di vita si scambia con la giovane moglie e con l’amico notaio Lapo Mazzei, rappresentano una preziosa documentazione sui costumi dell’epoca. Nella corrispondenza risaltano tutte le contraddizioni, le esitazioni, le ambasce di un uomo preso dal suo lavoro, ma anche consapevole e rammaricato del tempo sottratto agli affetti familiari, alle amicizie, alla devozione religiosa.

L’azienda individuale di Avignone, costituita nel 1371, cessa nel novembre del 1382, quando Francesco, anche in conseguenza del ritorno a Roma del Papa (1376-77), si appresta a rientrare in Italia.
Nel fortunato prosieguo delle sue molteplici attività mercantili gli sono molto utili i numerosi rapporti coi mercati della Francia, del Mediterraneo e delle Fiandre.

Statua di Francesco Datini a Prato

La nascita della prima holding company della storia

Francesco Datini impianta manifatture a Pisa, e poi a Prato, Genova, Barcellona, Valenza, Maiorca, una vera e propria holding company mai vista prima. La direzione generale del sistema è a Firenze dove, nel 1398, fonda la Compagnia del banco, il primo esempio di azienda bancaria autonoma.

A Prato costruisce l’attuale Palazzo Datini, arricchendolo degli affreschi dei migliori maestri di Firenze, e più tardi edifica anche una residenza fuori città, la Villa del Palco.
Negli anni seguenti ricopre le cariche di Consigliere e Gonfaloniere di giustizia nel Comune di Prato, anche se continua a preferire gli affari, che segue sempre di persona. Nel tempo la sua ricchezza e autorevolezza gli permettono di ricevere nella sua villa di città uomini illustri, come Francesco Gonzaga, Leonardo Dandolo, ambasciatore di Venezia, oltre a re Luigi II d’Angiò, di passaggio, che gli concede di fregiarsi del giglio di Francia nello stemma.

Statua di Francesco Datini a Prato

Il testamento di Francesco Datini

Francesco Datini muore a Prato, senza eredi, il 16 agosto 1410. Nel testamento, rogato dall’amico notaio Ser Lapo Mazzei, ha disposto l’istituzione del “Ceppo dei poveri di Francesco di Marco”, attuale Casa Pia dei Ceppi, a cui ha lasciato tutti i propri beni, per una somma totale di oltre 100.000 fiorini d’oro.

Nel testamento spiccano anche lasciti a favore di Firenze. Il più importante, di 1.000 fiorini, intende contribuire all’edificazione di una nuova struttura assistenziale in cui accogliere i “gittatelli”, bambini che le famiglie disagiate affidano alla pubblica carità. Pochi anni dopo, il lascito viene versato all’Arte della Seta che nel frattempo ha avocato a sé il progetto e sta costruendo l’Ospedale degli Innocenti.

Francesco Datini viene sepolto nella chiesa di San Francesco che per tanti anni aveva arricchito con donazioni e abbellito di opere d’arte.

Odpedale degli Innocenti in Piazza SS Annunziata a Firenze

L’importanza storica dell’archivio ritrovato a Palazzo Datini

La rilevanza della sua figura non è legata solo al sistema capitalistico ante litteram che aveva fondato e ai conseguenti lasciti per le opere pie. La sua importanza si deve anche al ricchissimo archivio di lettere e registri ritrovato nel XIX secolo in una stanza segreta del suo Palazzo, che oggi consente di analizzare la vita e gli affari di un mercante dell’epoca.

L’ingente numero di lettere di cambio trovate nel suo archivio, gli restituiscono la fama d’inventore dell’assegno. Il documento infatti permetteva al possessore di ricevere la somma indicata sulla lettera stessa presso una banca designata. Ma è un’inesattezza: sembra probabilmente più corretto riconoscergli un largo uso, unico per l’epoca, della lettera di cambio, piuttosto che attribuirgliene l’invenzione. Mentre gli si può tranquillamente attribuire l’invenzione del sistema di aziende, le holding company.

Statua di Francesco Datini a Prato e il Palazzo del Comune

L’invenzione del simbolo @ chiamato chiocciola

Ultima curiosità: a fine Trecento, nella corrispondenza commerciale di Francesco Datini, appare il segno della @ commerciale, volgarmente definita come chiocciola. Stupefacente.

Ehi tu lettore, dico a te che sei arrivato a leggere fino alla @ commerciale usata da Francesco Datini nel Trecento.  Hai trovato l’articolo interessante? Vorresti aggiungere qualcosa? Scrivici a redazione @tuscanypeople.com e, nel caso, ti citeremo. È una promessa.

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