La vera storia di Raffaello Brignetti, lo scrittore italiano del mare, nato all’Isola del Giglio e vincitore dei più importanti premi letterari del nostro Paese.

Vita e opere di Raffaello Brignetti, grande scrittore toscano del Novecento, oggi dimenticato

Di cosa parleremo in questo articolo:

  • Il Premio “Viareggio” nel ’67, lo “Strega” nel ’71
  • Né Hemingway né Melville, semplicemente Raffaello Brignetti
  • La spiaggia d’oro, il capolavoro di Raffaello Brignetti
  • Lo scrittore italiano del mare
  • Il Premio Taranto
  • L’incidente automobilistico

Raffaello Brignetti, gigliese di nascita, è uno tra i più grandi scrittori italiani quasi dimenticati, come purtroppo spesso accade a questo Paese in cui tutti scrivono e pochi leggono. Un assurdo paradosso, questo, che finisce non solo per depauperare la conoscenza collettiva, ma anche per riempire gli scaffali delle librerie di volumi inutili, ormai privi di chi potrebbe riscattarli dal loro triste mutismo.

Primo piano di Rafaello Brignetti, scrittore toscano del Novecento, vincitore di importante premi letterari

Il “Viareggio” nel ’67, lo “Strega” nel ‘71

Ma Raffaello Brignetti non ha scritto volumi inutili per lettori inesistenti, anzi, ha rappresentato forse nel modo più alto il mondo “marino” italiano, al punto da vincere, nel 1967, il Premio Viareggio, con “Il Gabbiano Azzurro“, e quattro anni più tardi, nel 1971, il Premio Strega, con “La spiaggia d’oro”. Un autore tanto affascinante quanto complesso, “difficile”, se per difficile si può intendere una scrittura non immediata, non hemingwaiana, melvilliana, ma velata dalla metafora, dal senso riposto che la natura gelosamente custodisce in sé, e che la risacca del mare riecheggia nelle orecchie di chi sa ascoltarlo.

Né Hemingway né Melville, semplicemente Raffaello Brignetti

Se infatti per Melville, in “Moby Dick”, il mare non è affatto protagonista ma scenario, perché in primo piano c’è un mostro quasi onnipresente da combattere all’ultimo sangue; e se per Hemingway, ne “Il vecchio e il mare”, giganteggia invece la riflessione solitaria, senile, che si svolge pacata attraverso il monotono silenzio delle onde, per Brignetti il mare è invece metafora di un annullamento consapevole di se stessi, di un’esperienza, o forse potremmo azzardare addirittura: di un sacrificio, totalizzante, in cui lo scrittore si fa curioso spettatore comprensivo della sua stessa visione concepita dall’interno e dall’esterno al tempo stesso.

L'Isola d'Elba vista dal mare in barca a vela

La spiagga d’oro, il capolavoro di Raffaello Brignetti

«Il primo fu un giorno forte e armonioso. La goletta andava, vele a dritta. Filava, il maestrale la inclinava: lo scafo si risollevava e intanto aveva corso una parte; tornava, sotto il vento, basso sulla destra, risaliva, percorreva un’altra misura. Per un poco la schiuma era stata quasi pari al bordo; poi il bordo era tornato alto e la schiuma rotta, spersa nella scia e in questa subito cancellata, richiudendosi il mare. Il cammino proseguiva uguale e vario continuamente. « Ormai chiamiamola continente, la terra.»

Questo, tanto per dare un’idea, è il grande incipit de “La Spiaggia d’oro”, il viaggio a vela verso un’isola di un uomo e una bambina legati da un comune tempo che lui ricerca e che lei sta per superare. Ma non solo. Perché su questo leitmotiv s’innesta tutta una trama più complessa con personaggi altrettanto protagonisti, una donna, un vecchio, l’isola stessa. E poi simboli, come il mare-tempo e la nave-vita, e ancora, l’isola nel senso di evasione e stato di grazia per l’uomo moderno in fuga dalla tecnologica che divora la sua quotidianità, permettendogli di riacquisire la propria dimensione umana.

Un’unica considerazione lampo sul paragrafo precedente: il romanzo è stato scritto prima del 1971, esattamente cinquant’anni fa. Allora mi domando: esisterebbe adesso un’isola tale da riscattarci da una condizione che per noi si è fatta infinitamente più divorante rispetto ad allora?

La Spiaggia d'Oro è una delle più importanti opere di Raffaello Brignetti, scrittore del Novecento

Lo scrittore italiano del mare

Raffaello Brignetti scrive i suoi capolavori negli anni Sessanta, ma era nato molto prima, nel 1921, all’Isola del Giglio. Gli antenati paterni, originari di Camogli, si erano rifugiati all’Elba al tempo dell’invasione di Napoleone. Insomma, antiche storie di mare, pirati e arcipelaghi. Quello toscano, ça va sans dire.

E poi l’infanzia e la giovinezza che trascorre all’Isola d’Elba, al faro di Forte Focardo, di cui era guardiano il padre. È lì che il mare gli imprime nell’animo il suo marchio a fuoco, perché il figlio di un guardiano di un faro non può non avere il mare dentro. Figurarsi uno della sua sensibilità. Fratello, amico, amante, nemico, mostro vorace, quell’immensa distesa d’acqua, immobile nelle notti stellate, furiosa sotto venti impetuosi, assume qualsiasi forma nella nostra mente, in quella di Raffaello Brignetti si fa racconto, romanzo di un’intera vita.

Via dal mare

Acquisito il diploma classico a Portoferraio, abbandona temporaneamente il mare e frequenta Lettere, a Roma. Poi scoppia  la Seconda Guerra Mondiale e combatte in Grecia. Dopo l’8 settembre del ’43 viene fatto prigioniero dai tedeschi e resta nei campi di lavoro in Germania per quasi due anni. Nel ‘47 si laurea in Letteratura Italiana Contemporanea con Ungaretti, con una tesi su scrittori di mare, italiani e stranieri.

Giuseppe Ungaretti, uno dei più grandi scrittori del Novecento

Il premio Taranto

Ma è da Taranto, la città dei due mari, che inizia la sua storia e il suo successo di scrittore, quando partecipa, nel 1949, a un premio letterario sul mare, presieduto da Ungaretti stesso. È così che il “premio del mare” scopre l’unico vero scrittore “marino” che abbia mai avuto l’Italia. È una nuova voce, autentica, originale, insomma un talento. E così da Taranto raggiunge presto la notorietà coi libri di mare, ma non solo, e s’impone anche come inviato speciale di notevole caratura, scrivendo per Il Tempo, Il Giornale d’Italia e il Corriere della Sera, che abbandonerà nel 1961.

L’incidente

Abbandona il Corriere non per volontà sua, solo a causa di un grave incidente automobilistico che lo paralizza nel fisico ma non nello spirito e nella grande fantasia. Vive nella bellissima Torre degli Appiani (o della Marina) di Marciana Marina, all’Isola d’Elba, e continua a scrivere instancabilmente, fino all’ultimo, fino al giorno della morte, nel 1978.

Il resto è storia. Storia di un uomo che per una sorta di pudore intellettuale rifugge dall’apparire assennato, saggio. Storia di un anti-personaggio che, in perfetta coerenza con se stesso, accetta una parte secondaria, da osservatore, perché quella da protagonista è incarnata dall’esistenza stessa, dal cambiamento, dalla morte e dalla rinascita nell’armonia del mondo, oltre che da una visione mistica della realtà che il mare, nella sua pienezza, dischiude lentamente a sorpresa.

Così visse Raffaele Brignetti, come un personaggio del suo libro più famoso, sperimentando con stupore le leggi dell’universo. Senza un lamento.

Torre degli Appiani a Marciana Marina, Isola d'Elba

Cari amici e cara amiche di TuscanyPeople, Raffaello Brignetti ha scritto tante bellissime opere, ora sta a voi leggerle e scrivere a noi le vostre impressioni, qui sotto, su Facebook, su Instagram. Coraggio, ora è il momento di esprimersi.

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