Una breve guida al vetro toscano: storia di una delle più importanti lavorazioni artigianali dagli Etruschi ai giorni nostri

Storia del vetro toscano: dagli Etruschi alle vetrerie di Empoli

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • Cos’è il vetro?
  • Storia del vetro toscano
  • Il vetro in Toscana oggi: quello di Empoli domina incontrastato
  • Alcune attuali fabbriche dell’empolese

Noto sin dai tempi antichi, il vetro è stato oggetto di procedimenti di lavorazione sempre più raffinati nel corso dei secoli. La Toscana, in particolar modo, ha ricoperto un ruolo di primo piano nella produzione vetraria italiana ed europea sin dal XIII secolo. A partire dall’età medicea, i maestri vetrai toscani si sono specializzati non solo nella realizzazione di raffinati vetri artistici, ma anche di sofisticati strumenti destinati alla farmaceutica e alla sperimentazione scientifica. E oggi, soprattutto a Empoli e in Val d’Elsa, il vetro è un artigianato ancora molto importante.

Vetrata colorata nel Duomo di Firenze, raffigurante uno stendardo con una croce rossa e una pecora in primo piano

Ma cos’è esattamente il vetro?

Il vetro è un materiale solido, amorfo, ottenuto tramite la fusione di una miscela complessa di elementi che, utilizzati in proporzioni variabili, conferiscono al prodotto finale caratteristiche diverse.

Comunemente col termine “vetro” ci si riferisce ai vetri formati in prevalenza da ossido di silicio (vetri silicei), impiegati come materiale da costruzione (soprattutto negli infissi), nella realizzazione di contenitori (ad esempio, bicchieri e vasi) o nella manifattura di elementi decorativi (come oggettistica e lampadari).

I vantaggi pratici del vetro sono dovuti alla sua trasparenza, alla sua inalterabilità chimica, e alla sua versatilità; infatti, grazie all’aggiunta di determinati elementi, è possibile creare vetri con differenti colorazioni e proprietà chimico-fisiche eterogenee.

Fase della lavorazione del vetro tipica dell'artigianato toscano

Storia del vetro toscano

In ambito toscano, l’unica testimonianza certa di una produzione vetraria di periodo romano sembra essere rappresentata dai ritrovamenti di Piazza della Signoria, a Firenze, che hanno portato all’identificazione di una vetreria databile, probabilmente, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C..

Dal XIII secolo fiorisce il vetro in Toscana

A partire dal XIII secolo, le testimonianze di una produzione vetraria toscana divengono più numerose. Tra i tanti centri di produzione, quelli d’eccellenza si trovavano in Valdelsa. Nei comprensori di Montaione e Gambassi Terme, in particolare, vengono riportati alla luce impianti produttivi di epoca medievale, così come l’officina vetraria di Germagnana, documentata nella mostra permanente locale.

Tra le forme di più comune produzione spiccano i bicchieri cilindrici o troncoconici a pareti lisce, e quelli a stampo con motivi geometrici a rilievo; o ancora: le bottiglie a collo stretto e a corpo globulare e, in misura minore, le fiale da spezieria. Meno comuni, in questo periodo, i calici e il vasellame da mensa.

Dalla seconda metà del Quattrocento il vetro toscano si emancipa da quello veneziano

Se è vero che nel frattempo la produzione veneziana prende il sopravvento a livello europeo, soprattutto grazie alla scoperta e al perfezionamento del vetro cristallino, è vero anche che già dalla seconda metà del Quattrocento la produzione fiorentina subisce una mutazione a causa del programma propagandistico della casata regnante. Ciononostante è necessario arrivare agli inizi del Seicento per osservare nella produzione fiorentina una vera e propria emancipazione dai modelli muranesi.

Sotto Francesco I, Ferdinando I e Cosimo II vengono riorganizzate le botteghe e attivate nuove fonderie, come quella nel Casino Mediceo di San Marco, o quella aperta nel Giardino di Boboli a Firenze. Tra le nuove forme vetrarie, dal gusto tipicamente manieristico, si possono osservare calici a stelo, bicchieri conici, vasi con coperchio, piatti da parata e trionfi da tavola (nati per stupire e divertire i commensali), di cui esiste un’importante collezione nel Museo di Storia della Scienza di Firenze.

A partire dal Seicento assumono particolare rilevanza anche i vetri legati alla sperimentazione scientifica, come quelli utilizzati dall’Accademia del Cimento; tra questi: termometri, areometri e ampolle di vario tipo, ancora una volta conservati presso il Museo di Storia della Scienza di Firenze.

Nel Settecento le forme del vetro ritornano sobrie. Ma le richieste della nuova borghesia influenzano il mercato

A partire dal Settecento si assiste a una progressiva semplificazione delle forme in contrasto con i virtuosismi barocchi dei vetri seicenteschi. La nuove misure protezionistiche attuate dal Granduca, che rendono estremamente difficile l’arrivo di prodotti o manodopera specializzata forestiera, oltre all’affermazione della borghesia, che richiede prodotti sempre più raffinati per potersi avvicinare all’opulenza nobiliare, spingono le fornaci toscane a imitare i prodotti di pregio stranieri e veneziani in cristallo.

Per questo l’attività di fabbriche come quelle di Montaione e di Colle Val d’Elsa si fa progressivamente più importante. I “Maestri di Montajone” nel 1738 vengono citati espressamente in un bando emesso da Francesco Stefano che, al fine di salvaguardare la produzione locale, fa divieto ai vetrai della zona di andare a lavorare oltre i confini del Granducato. Risale, invece, al 1820 l’inaugurazione della prima fornace per “cristalli” a Colle Val d’Elsa.

A questa produzione di carattere elitario continua comunque ad affiancarsi la fabbricazione di vasellame più comune, generalmente di vetro verde, legato alla conservazione dei prodotti agricoli della regione. Si tratta, in generale, di una produzione a carattere artigianale, condotta da imprese a conduzione familiare, la cui attività rimane circoscritta all’ambito del proprio territorio.

Dopo l’Unità d’Italia

Una nuova era di protezionismo nazionalistico induce la ditta francese Saint Gobain a installare una sua filiale – che si chiamerà Fabbrica Pisana – di specchi e lastre colate della Società Saint-Gobain, divenendo in breve tempo una delle più importanti della Toscana, in diretta concorrenza con la Società Anonima Vetraria Italiana, nata a Livorno nel 1884 e, in misura minore, con le ditte di Pisa e di Firenze. Mentre la Fabbrica di Cristallerie e Vetrerie di Colle Val d’Elsa, dopo la morte dello Schmid avvenuta nel 1885, sta, invece, attraversando un periodo di crisi.

In seguito, le due guerre mondiali creeranno ovvi problemi al settore che riprenderà vigore negli anni della ricostruzione e del boom economico.

Vetrata colorata nel Duomo di Firenze

Il vetro in Toscana oggi: quello di Empoli domina incontrastato

Se parliamo prettamente di vetro, e non di cristallo – dove Colle Val d’Elsa monopolizza il 95% della produzione nazionale, e il 15% della produzione mondiale, tanto da essere chiamata la “Città del cristallo” – oggi è soprattutto Empoli che vanta un’attività produttiva di rilievo legata in particolare ai manufatti in vetro verde, tonalità di colore che deriva dalle sabbie estratte dai fiumi locali e lungo il litorale tirrenico particolarmente ricche di ossido di ferro, e divenuta così rinomata da essere definita “verde Empoli”.

All’inizio la tradizione gastronomica locale – siamo adiacenti alle terre del Chianti – richiedeva in special modo contenitori in vetro toscano. Così sono nati i tradizionali fiaschi che per anni hanno campeggiato sulle nostre tavole. Ma poi si è verificata una naturale evoluzione che ha visto svilupparsi articoli da tavola e arredamento in vetro bianco, colorato e cristallo, articoli da illuminazione, bottiglie e damigiane in vetro verde.

Ancora oggi la lavorazione del vetro, che richiede specifica maestria, segue le tecniche di un tempo. Queste prevedono la modellazione della pasta di vetro a mano oppure mediante bacchette in metallo con cui viene effettuata la soffiatura a bocca. Con l’ausilio di appositi stampi e strumenti possono poi essere ottenuti oggetti dalle forme più disparate.

Alcuni laboratori artigiani sono specializzati nell’incisione e nella decorazione di oggetti di vetro. Presso diverse fabbriche, per la lavorazione artistica del vetro toscano è possibile acquistare vasi, bicchieri, vassoi, coppe, cristalli realizzati con vetri bianchi, colorati e anche coi tradizionali vetri rustici: caraffe e bicchieri verdi e azzurri.

Bottiglia di vetro in lavorazione

Alcune attuali fabbriche di vetro empolese

In quest’ultima sezione segnaliamo infine alcuni nomi di attuali produttori di vetro che hanno attirato la nostra attenzione.

Vetreria Etrusca: nel colore mezzo bianco prodotto da Vetreria Etrusca convive la sostenibilità e la tradizione Toscana. Il mezzo bianco è particolarmente apprezzato nel settore della distilleria a causa dell’armonia del colore e della tenue tonalità cromatica. Una scelta eco-friendly con un’elevata percentuale di vetro riciclato.

Inoltre segnaliamo la Vetreria S.V.E e la Vetreria S.a.v.e, entrambe di antica tradizione vetraria.

Damigiane di vetro su un carro con vigne al tramonto

Caro amico, cara amica, glass-lover, è proprio in questo genere di articoli che abbiamo bisogno più che mai dei tuoi consigli. Se ci vuoi suggerire altri produttori di vetro toscano per te degni di nota, è il momento giusto. Scrivi a [email protected] e aggiungeremo i tuoi consigli qui di seguito.

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