Florence Nightingale, fondatrice della professione infermieristica, nacque nel 1820 a Firenze dove, nella Basilica di Santa Croce si trova un memoriale a lei dedicato.

L’intervista impossibile con Florence Nightingale, prima infermiera della storia

L’assistenza infermieristica è un’arte. Se deve essere realizzata come un’arte richiede una devozione totale e una dura preparazione come una qualunque opera di scultore o pittore con la differenza che non si ha a che fare con una tela un gelido marmo, ma con il corpo umani, il tempio dello spirito di di Dio. E’ una delle belle arti, anzi, la più bella delle arti
Florence Nightingale

L’eccellenza è un destino, un enzima, una molecola comune in Toscana, terra generosa che da sempre distribuisce genio, follia e tenacia ai suoi figli. Anche a quelli “di passaggio” come Florence Nightingale.

Florence Nighitngale ritratto in bianco e nero

Le origini fiorentine di Florence Nightingale

Florence nacque a Firenze il 12 Maggio 1820 e porta il nome della città Toscana per eccellenza. Ha accettato di rispondere (nella nostra mente) ad alcune domande per raccontarci la sua storia.

Florence Nightingale:Nascere a Firenze fu una coincidenza, una fortuna, un destino. I miei genitori erano molto ricchi e viaggiavano spesso in giro per l’Europa. Mio padre, William Edward Shone fu un pioniere dell’epidemiologia, ma per me sognava crinolina, merletti, case di bambole, un marito e dei figli. Questo era il Paradiso per una donna del mio tempo e del mio lignaggio.

Ma non per lei…

Florence Nightingale: Rifiutai, categoricamente. A me piaceva aiutare gli altri, gli ultimi, i bisognosi. Mi piaceva leggere le cartelle cliniche, i pochi trattati di medicina. A 17 anni dissi alla mia famiglia che volevo diventare un’infermiera. Per poco mia madre non svenne: era un lavoro degradante, adatto solo alle donne di basso rango che spesso, si diceva, diventavano anche alcolizzate. Dissero no, ovviamente”.

Florence Nighitngale in un dipinto che la ritrae in un ospedale

La passione per la medicina

Cosa fece quindi?

Florence Nightingale: Rifiutai tutti quelli che chiesero la mia mano, rifiutai la loro corte. Tre pretendenti in tutto, anche Sir Richard Monckton Milnes. Mi corteggiava da 7 anni, era stato il mio insegnante di matematica ma non comprendeva la mia anima, il mio spirito. Voleva farmi diventare una moglie, una madre, voleva rinchiudermi in una casa. Un incubo. Lo rifiutai anche se mi costò molta fatica.

E cosa accadde?

Florence Nightingale: Un viaggio. Forse i miei genitori pensavano di potermi distogliere dal mio proposito. Nel 1847 andammo in Italia, Egitto, Grecia e Germania.

E la bellezza la distolse dal suo sogno?

Florence Nightingale:No. Apprezzai le meraviglie del mondo, ma vedevo oltre gli stucchi e gli ori. Leggevo i rapporti delle commissioni mediche dei paesi che visitavo, andavo nei quartieri più poveri e a Dusseldorf…beh, mia madre e mia sorella andavano alle terme e io mi arruolai a Kaiserwert, un ospedale gestito dalle suore. E imparai moltissimo.

Florence Nighitngale in un dipinto che la ritrae in un ospedale

Florence Nightingale e Sidney Herbert

A Roma conobbe anche Sidney Herbert. Cosa può dirci di lui?

Florence Nightingale: Sidney, Sidney, Sidney. Il mio più caro amico e alleato. Quando lo conobbi era Ministro della guerra inglese, ma era in viaggio di nozze. Lui mi ascoltava, anche se ero una donna, riusciva a comprendere il mio progetto e fu l’uomo più importante della mia vita. Rimase un amico leale fino alla sua morte, in molti dissero che fu colpa mia. Che lo facevo lavorare troppo, che per questo si ammalò. Ma non è vero.

Ogni grande personaggio ha i suoi detrattori. Ma lei ci sembra una donna molto sicura e ostinata, come tutti i Toscani.

Florence Nightingale: Sì, non mi sono mai arresa. Nel 1853 la mia famiglia si arrese. Potevo fare l’infermiera. Mio padre mi versò una rendita e con qualche presentazione riuscii a diventare sovraintendente di una casa di cura. Lì iniziai ad apportare le riforme che volevo.

Florence Nighitngale in un dipinto che la ritrae in un ospedale

La Guerra di Crimea e la partenza per il fronte

Ma siamo nel 1854 e scoppiò la Guerra di Crimea.

Florence Nightingale: Quello che leggevamo nei giornali era spaventoso. Dovevo andare, partire. Scrissi a Sidney, varie volte. Dicevano che il fronte non era un posto da signora. Che c’era il sangue, le malattie, che non era come la casa di cura. Ed era quello che volevo. Volevo aiutare, aiutare davvero.

Sidney le dette quindi il permesso e partì con 38 infermiere, fra cui sua zia materna, per Scubari. Come era la situazione?

Florence Nightingale: Terribile. Non c’erano provviste mediche, l’ambiente era sporco, degradato. Il cibo era scadente, la carne non veniva disossata e a qualche malato capitava una porzione di carne che era solo osso. Quando arrivavano camice pulite, venivano lasciate settimane ferme, perché c’erano delle procedure burocratiche necessarie per lo sdoganamento. E i soldati soffrivano e morivano. A centinaia.
Secondo le previsioni moderne solo il 10% dei ricoverati moriva in seguito alle ferite riportate, gli altri morivano per infezioni derivanti dalle condizioni infernali dell’ospedale.

Florence Nighitngale in un dipinto che la ritrae in un ospedale

Un nuovo concetto di ospedale

Cosa cambiò?

Florence Nightingale: Tutto. Pulimmo l’ospedale, organizzammo la dispensa, creammo una tabella per la preparazione regolare dei pasti. Mi ero fermata a Marsiglia e avevo comprato sapone e asciugamani, furono subito distribuiti ai soldati. E, sopratutto, aprimmo le finestre. Il puzzo della struttura era insostenibile, come una catacomba. Agivo in nome del Ministro Herbert, ero la sovrintendete. Il giornale “The Times” ci mandò dei fondi raccolti in patria e restaurammo un edificio vicino per i feriti.

In patria Florence divenne molto popolare grazie al “The Times” che la soprannominò “The lady with lamp” poiché la notte, quando tutti gli altri dormivano, lei visitava i malati. Non fu facile.

Florence Nightingale: Mi accusarono di essere paranoica, di pretendere troppo. Ma c’era troppo da fare, non potevo rilassarmi. La mortalità scese dal 42% al 2%, ma tutti erano contro di me. Medici, ambasciatori. Solo Sidney era dalla mia parte.

Statua di Florence Nightingale nel memoriale sulla Guerra di Crimea a Londra

Il ritorno in Inghilterra

Nel 1857 tornò in patria malata di brucellosi, una malattia cronica che la rese inferma con il passare del tempo.

Florence Nightingale: Non mi fermò. Grazie alla stima della Regina Vittoria ottenni un ruolo nella Royal Commission on the healt of the army. Era una commissione sulla sanità in tempo di guerra che volli organizzare ma a cui non potei partecipare direttamente perché ero una donna. Fu Sidney che mi rappresentò, che parlava per me. Io presentai lettere, documenti e il rapporto finale con più di 1.000 pagine di statistiche e dati. L’ospedale doveva cambiare: doveva essere un posto pulito ed efficiente, ma doveva guarire anche lo spirito. Non solo il corpo. Ci dovevano essere i medici e gli infermieri, doveva esserci la cura ma anche l’assistenza”.

“Notes on nursing” di Florence Nightingale

Lei ha scritto anche un libro sull’argomento , vero?

Florence Nightingale: “Sì. Notes on nursing. Nel 1860. Un libro che viene letto ancora oggi, mi dicono, da chi vuole iniziare a studiare la professione dell’infermiere. Un libro che portò alla fondazione della Trading school of nursing all’interno dell’ospedale St. Thomas di Londra (oggi si chiama The Florence Nightingale school of nursing and midwifery del King’s College). Qui accettavo solo le candidate migliori, qui insegnai alle donne la professione di infermiera.”

L’infermiera divenne un ruolo riconosciuto, una professionalità diversa dal medico. E questa scuola diviene un punto fermo nel mondo, le infermiere di Florence sono richieste ovunque, anche durante la Guerra Civile Americana.

Florence Nightingale: Divenni cieca, ma non ero stanca. C’era ancora molto che potevo fare, che potevo dire. Negli anni continuai a battermi, anche dopo la prematura morte di Sidney. Non mi arresi, mai. Fino a quando mi addormentai il 13 Agosto 1910”.

Un memoriale per Florence Nightingale in Santa Croce

Lo spirito di Florence Nightingale, però, non è mai morto. Henry Durant si ispirò a lei per fondare la Croce Rossa e fu la prima donna a ricevere l’Order of Merit inglese. A Firenze, nella Basilica di Santa Croce, c’è il suo memoriale voluto nel 1913 dalla comunità inglese fiorentina.

Il 12 maggio è stata scelta come giornata internazionale degli infermieri, un ruolo che il mondo ha riscoperto con l’epidemia. Non sono eroi, sono persone che amano il loro lavoro, come Florence. Gli eroi sono qualcosa di eccezionale, per gli infermieri l’eccezionalità è la regola.

📍PER APPROFONDIRE:

👉 Piazza Santa Croce e la sua Basilica “Pantheon degli artisti”

👉 Stendhal e Firenze, la sindrome del bello

👉 Alba Donati e il Gabinetto Vieusseux: ineluttabile incrocio di destini

La Toscana è la tua passione? Anche la nostra!

Teniamoci in contatto

 


Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

Informazioni sull'autore

Agnese Paternoster
Blogger & Ambassador of Tuscany

Commenti

Commenti