Il grande massiccio del Pratomagno è una dorsale che si innalza tra il Valdarno superiore e il Casentino, a nord-ovest della città di Arezzo, estendendosi in prevalenza in questa provincia, sebbene la sua parte più a nord, la zona della Vallombrosa, si insinui in quella di Firenze.

Grande massiccio del Pratomagno: 7 cose che non tutti sanno

“Così tra questa immensità si annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare” – G. Leopardi

La prima cosa da sapere sul massiccio del Pratomagno è che geograficamente la montagna divide il Casentino dal Valdarno Superiore in modo tale che da ogni punto del suo crinale è possibile osservare entrambe le valli. Casentino e Valdarno sono quindi divise, ma al contempo unite dal Pratomagno. Sono diversi infatti i percorsi che fin dal Medioevo attraversano il massiccio congiungendo queste due terre, le prime bagnate dall’Arno.

Il simbolo del Pratomagno

Il grande massiccio del Pratomagno, tra Casentino e Valdarno Superiore, è un affascinante giardino naturale, ricco di storia e tradizioni

La seconda cosa da sapere è che il simbolo del Pratomagno è la grande e celeberrima croce modulare in ferro realizzata nel 1928 e posta sulla vetta, a 1592 mt di altezza. La particolarità è che la croce è visibile da quasi ogni zona delle due valli sottostanti. Nel novembre 1966, a causa del maltempo, crollò la parte alta che fu in seguito ricollocata nel 1969. Il 27 luglio 2013 è stato inaugurato il nuovo restauro.

Un grande prato di 20 km

Il grande massiccio del Pratomagno, tra Casentino e Valdarno Superiore, è un affascinante giardino naturale, ricco di storia e tradizioni

La terza cosa da sapere sul Pratomagno è che il monte è conosciuto anche per il nome: un grande prato che corre sulla quasi totalità del suo crinale, circa 20 km, da Monte Lori  – raggiungibile in auto dalla strada del Passo della Crocina o dalla strada che da Loro Ciuffenna conduce ai piccoli centri montani di Chiassaia e Anciolina – al Monte Secchieta, dove si arriva sia da Montemignaio che da Vallombrosa.

Questo lungo prato, che si estende così in alto, e dal quale è possibile godersi incredibili panorami su un buon pezzo di Toscana, rende il Pratomagno un luogo ideale per passeggiate o per più impegnativi itinerari. Qui l’ambiente naturale è piuttosto mutevole nei colori e nelle condizioni ambientali, secondo il momento del giorno o delle stagioni. Particolarmente affascinanti le passeggiate sui prati durante le notti di luna piena.

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Un giardino naturale

Il grande massiccio del Pratomagno, tra Casentino e Valdarno Superiore, è un affascinante giardino naturale, ricco di storia e tradizioni

La quarta cosa da sapere è che il crinale del Pratomagno è un sorta di giardino naturale. Da aprile a settembre vi nascono tantissime varietà di fiori dai mille colori. Di suggestiva bellezza sono le fiorite di narcisi che s’incontrano a metà maggio, in particolare prima della salita per Cima Bottigliana provenendo da Monte Lori.

Ma il fascino del Pratomagno non deriva solo dal suo famoso crinale. Sulle sue pendici – più dolci quelle casentinesi, più ripide e rocciose quelle Valdarnesi – si trovano boschi di faggio, abete, castagno, quercia e altre tipologie di piante, luoghi ideali sia per la raccolta di funghi che per fresche e rilassanti passeggiate in estate.

Questo grande massiccio è inoltre un enorme serbatoio d’acqua per i territori sottostanti. Molte sono le sorgenti che danno origine a ruscelli che più in basso si trasformano in fossi e torrenti dalle acque fresche, cristalline, e dalle conformazioni spesso spettacolari.

Storia del Pratomagno

Il grande massiccio del Pratomagno, tra Casentino e Valdarno Superiore, è un affascinante giardino naturale, ricco di storia e tradizioni

La quinta cosa da sapere sono gli aspetti storici. Si dice che il crinale del Pratomagno sia stato percorso dalle truppe di Annibale, durante la Seconda guerra punica (217 a.C.), quando gli africani si spostarono da Fiesole verso Arezzo.
Le chiese dedicate a San Michele presenti in piccoli borghi posti sulle pendici sono l’evidente testimonianza che qui stanziarono a lungo popolazioni barbariche del nord Europa, in particolare i longobardi: il meraviglioso pulpito in stile longobardo nella Pieve di Gropina è un’ulteriore prova di questa presenza.

In epoca medievale il Pratomagno acquisì notevole importanza politico-religiosa. Attorno al 960 fu fondata, a 950 metri slm, sulle pendici sud del massiccio che discendono verso Arezzo, Badia Santa Trinita (oggi rudere), la prima abbazia di un territorio comprendente il Casentino, Arezzo, il Valdarno. Un centinaio di anni dopo, sulla parte opposta della montagna, sulle pendici discendenti verso Firenze, a 1000 mt di quota, venne fondata l’Abbazia di Vallombrosa, che poi nel 1425 acquisì Santa Trinita assicurandosi per qualche secolo il controllo politico-religioso sull’intera montagna.

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I borghi, castelli e centri fortificati

Il grande massiccio del Pratomagno, tra Casentino e Valdarno Superiore, è un affascinante giardino naturale, ricco di storia e tradizioni

La sesta cosa da sapere è che sulle pendici Casentinesi e Valdarnesi del Pratomagno, tra 700 e 1000 metri di quota,  si trovano piccoli, incantevoli borghi ricchi di storia che spesso nelle loro chiese nascondono pregevoli opere d’arte. Quasi tutti hanno origine medievale e furono per la maggior parte castelli o centri fortificati. Fino al secondo dopo guerra il Pratomagno è stato per loro fonte di vita. Dai boschi hanno tratto legno, carbone e castagne, dai campi, cereali e patate, dai pascoli, carne, lana, latte. Tutti questi piccoli borghi, insieme alla totalità delle strutture religiose disseminate sul territorio, erano collegati tra loro da una fitta rete viaria che attraversava longitudinalmente e trasversalmente la montagna.

Herbert John Hinkler

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La settima e ultima cosa da sapere è che il Pratomagno è noto anche in Australia. Sui prati di questa montagna infatti, nel 1933, trovò la morte Herbert John Hinkler, un famoso trasvolatore australiano che non riuscì nel suo atterraggio di fortuna.

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