Guida completa al Casentino, territorio toscano ricco di storia e tradizioni, borghi medievali e antiche abbazie, montagne e foreste, il tutto racchiuso nella grande cornice del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Casentino, il territorio toscano di Santuari, Castelli e Foreste Sacre 

Il Casentino, in latino: Clusentinus, forse derivante da clusus, chiuso, ossia: valle chiusa, oppure da cluseo, vicino, in prossimità delle terre (di Arezzo), è una delle quattro vallate principali della provincia di Arezzo.

Veduta del borgo toscano di Poppi in Casentino

È la valle in cui scorre il primo tratto dell’Arno che nasce dal monte Falterona, a 1654 metri slm e che, insieme al monte Falco, rappresenta il limite settentrionale della vallata stessa, ai confini con la Romagna. L’Alpe di Serra e di Catenaia separano, a oriente, il Casentino dall’alta Valtiberina, mentre, a ovest, il massiccio del Pratomagno lo separa dal Valdarno Superiore. Infine, i rilievi occidentali del complesso del monte Falterona separano la valle dal Mugello.

Il Casentino mostra una forma più o meno ovale il cui asse maggiore misura circa 60 km, mentre il minore, circa 30. Dal punto di vista paesaggistico il luogo varia dalle grandi foreste delle aree di montagna fino alle zone pianeggianti e collinari del fondovalle. Le caratteristiche peculiari del territorio sono probabilmente una delle cause che indussero Francesco d’Assisi a scegliere la Verna (oggi sede del noto convento francescano) come luogo di preghiera, e san Romualdo a fondare l’Eremo di Camaldoli.

I 12 comuni casentinesi

Dal punto di vista amministrativo la vallata è ripartita in 12 comuni: Bibbiena, Capolona, Poppi, Castel San Niccolò, Castel Focognano, Chiusi della Verna, Chitignano, Pratovecchio Stia, Montemignaio, Ortignano Raggiolo, Subbiano e Talla. I principali borghi casentinesi sono quelli di Poppi, che fa parte del “Club dei Borghi più belli d’Italia”, di Bibbiena, principale centro artigianale e industriale, e di Pratovecchio-Stia che dette i natali a Paolo Uccello.

Borgo toscano di Poppi in Casentino

La storia del Casentino

In Casentino la presenza umana è testimoniata fin dall’antichità. Numerosi infatti sono i ritrovamenti e i toponimi risalenti all’epoca etrusca e romana, pur rimanendo, in queste fasi storiche, abbastanza fuori dai grandi avvenimenti. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, al contrario, il Casentino conobbe almeno due fasi importanti tra la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) e l’invasione e la conquista longobarda (dal 568 d.C.).

Il Medioevo in Casentino

Alla fine dell’Alto Medioevo, la valle cadeva sotto il dominio dei Marchesi di Spoleto e Camerino, grandi signori di derivazione carolingia, e, solo successivamente, tra il 900 e l’anno 1000, subì la fondamentale influenza dei Conti Guidi. La potente famiglia signorile, citata anche da Dante nella Commedia, tra il 1000 e il 1100, nell’ambito del fenomeno storico dell’incastellamento, rese la valle uno dei suoi principali centri di potere e forza politica, creando un’ininterrotta area di controllo territoriale tra il Monte Falterona e i fiumi Archiano e Solano.

La porzione meridionale della valle, al contrario, rientrava nella sfera di dominio, tanto dei vescovi aretini, quanto di altre famiglie signorili minori, come i Tarlati e gli Aldobrandini, solo per citarne alcune. Mentre la potente signoria ecclesiastica del monastero di Camaldoli, nei secoli centrali del Medioevo, fu protagonista di primo piano nello scacchiere politico del luogo.

Pievi, castelli, mulini e viabilità furono i fondamentali motori del controllo politico valligiano e, allo stesso tempo, contribuirono a plasmare il paesaggio casentinese che ancora oggi è possibile ammirare.

Dal crepuscolo del Medioevo all’Età moderna

Il lento declino della famiglia dei Conti Guidi, iniziato nel XIII secolo, e favorito dall’espansione fiorentina, ebbe il suo punto più basso tra il 1440 (in seguito alla famosa battaglia di Anghiari) e il 1442, quando i castelli di Poppi e di Porciano vennero definitivamente acquisiti da Firenze. Da allora la vallata, perso il suo ruolo centrale, entrò di nuovo in una fase appartata, ormai dominio, dapprima, del Ducato di Toscana, quindi, dal 1569, del Granducato.

Tra il 1600 e il 1700 il Casentino conobbe un forte sviluppo di quelle attività economiche storiche che ne hanno caratterizzato la vita almeno fino agli Anni ’60 e ’70 del XX secolo: l’agricoltura, la pastorizia transumante, lo sfruttamento del bosco e l’industria laniera.

Dallo sviluppo industriale al secondo dopoguerra  

Nel XIX secolo si aprì una nuova fase di sviluppo economico e industriale grazie ai provvedimenti presi in epoca lorenese. Ma fu soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento che la situazione mutò radicalmente, grazie all’industrializzazione del fondovalle e alle attività produttive legate allo sfruttamento delle acque dell’Arno. Gli antichi mulini e le gualchiere furono sostituiti da lanifici, ferriere e cartiere che vennero progressivamente favoriti dalla linea ferroviaria Arezzo-Stia.

L’espansione dei primi decenni del Novecento subì un brusco arresto durante la Seconda Guerra Mondiale che annoverò, tragicamente, le stragi nazifasciste della primavera del ‘44, tra cui quella di Vallucciole, nell’attuale Comune di Pratovecchio Stia. Gli anni della ricostruzione e del “miracolo economico” videro al contempo grandi movimenti interni della popolazione casentinese verso il fondovalle e lo spopolamento delle zone più periferiche con la progressiva perdita del patrimonio culturale, sociale ed economico che, per secoli, avevano caratterizzato il Casentino.

Il recupero del territorio casentinese

Dalla metà degli Anni ’80 del Novecento fino a oggi, il rinnovato interesse verso la salvaguardia e il recupero della cultura e delle tradizioni locali ha favorito un forte e articolato complesso di politiche culturali. In tempi più recenti, tali attività e iniziative sono coordinate dall’Ecomuseo del Casentino, che mira a valorizzare, conservare e a tramandare le peculiarità del territorio, trasmettendole a un pubblico sempre più ampio in cui le nuove generazioni rivestono un ruolo determinante.

La Pieve di Romena si trova in Casentino vicino a Castel San Niccolò

I Borghi del Casentino

Poppi

Il borgo medievale di Poppi, posto sulla sommità di un colle, è connotato dal grande castello omonimo che domina sull’antico abitato e su buona parte del Casentino. Il paese, cinto da possenti mura, mostra un’armonia architettonica che lo include tra i Borghi più Belli d’Italia.

Il Castello dei Conti Guidi

Il Castello dei Conti Guidi risale al XIII secolo ed è uno dei monumenti più visitati dell’intera provincia aretina. All’interno, molto interessanti sono la Biblioteca Rilliana, che conserva 25.000 volumi antichi, il salone delle feste, l’alta torre da cui si godono splendidi panorami, e la cappella dei Conti Guidi, decorata da affreschi trecenteschi di Taddeo Gaddi, allievo di Giotto.

Cosa vedere a Poppi e dintorni

Alte attrattive del borgo sono la Badia di San Fedele, imponente struttura architettonica del XIII secolo, la chiesa dedicata ai Santi Marco e Lorenzo e l‘Oratorio della Madonna del Morbo, edificio a pianta esagonale del XVII secolo. Entrando nel paese da porta Fronzola colpisce l’attenzione la Torre dei Diavoli con la sua storia legata alle vicende della Contessa Matelda, nobildonna che la tradizione vuole dedita a mortali giochi erotici.

Ai piedi del colle di Poppi, lungo la strada regionale, si trova Ponte a Poppi. Dirigendosi verso Stia, sono da visitare la Chiesa di Certomondo e il convento dei Frati Cappuccini. Poco più avanti, alla rotonda, si trova la Colonna di Dante, posta all’inizio della Piana di Campaldino, teatro, nel 1289, della sanguinosa battaglia tra guelfi e ghibellini, a cui partecipò, tra le file fiorentine, lo stesso poeta.

Camaldoli

Ma di grande interesse è l’intero territorio del Comune di Poppi che si estende dalle pendici del Pratomagno fino al crinale appenninico. A questo territorio appartiene Camaldoli, località nota internazionalmente sia come luogo di fede che come centro d’interesse culturale e naturalistico.

Badia Prataglia

Vicino a Camaldoli si trova l’antica stazione turistica montana di Badia Prataglia dove è da visitare la bella Poppi, chiesa con una straordinaria cripta, una volta parte integrante dell’antica abbazia della fine del X secolo. Questo centro, immerso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è il punto di partenza di molte escursioni naturalistiche.

Moggiona

Sulla strada tra Camaldoli e Poppi si trova Moggiona, un paese che per secoli ha basato la propria economia sull’artigianato del legno. Oggi quest’antica arte, per lo più finalizzata alla realizzazione di “bigoni” (termine dialettale per definire le bigonce, contenitori di legno fatto a doghe per la raccolta dell’uva) e piccoli oggetti, è ricordata da un interessante eco-museo.

Poppi è uno dei borghi più belli d'Italia. Si trova in Casentino, una terra ricca di cultura, storia, e prodotti tipici, nel Parco delle Foreste Casentinesi

Pratovecchio-Stia

Pratovecchio-Stia nasce dalla fusione, il 1º gennaio 2014, dei comuni di Pratovecchio e Stia. Noto per aver dato i natali a Paolo di Dono, detto Paolo Uccello, l’architettura di questo piccolo borgo medievale è la fedele espressione della sua storia fatta di fede – testimoniata dalla presenza di due monasteri di suore camaldolesi e domenicane – e di potere, come dimostra il maestoso Castello di Romena, una fortezza dei Conti Guidi, citata anche da Dante nel XXX canto dell’Inferno.

Il Castello di Romena

Del Castello, che domina tutto il Casentino, restano in piedi il cassero, tre torri, e parte delle tre cerchie murarie. Al cassero si accede da una torre dotata di ponte levatoio e circondata da un fossato. All’interno si possono visitare la casa del Podestà, il palazzo residenziale dei conti Guidi di Romena, e il mastio, la torre più alta.

Il centro storico del borgo

Il centro storico di Stia si raccoglie attorno ai bei portici di Piazza Tanucci. Sull’omonima via, la bella Pieve di Santa Maria Assunta (XII secolo). Da visitare, il Palagio Fiorentino, antica dimora dei Conti Guidi, che oggi ospita un’interessante collezione d’arte contemporanea.

Il Castello di Porciano

Poco distante dall’abitato si possono visitare la maestosa torre di Castel Porciano, che domina l’intera valle nel primo tratto dell’Arno, e il Santuario di Santa Maria delle Grazie, completamente circondato da boschi.

Il panno del Casentino

Pratovecchio-Stia è anche nota per la produzione del panno casentino che ha rivestito un importante ruolo nell’economia locale: l’antico lanificio oggi ospita l’interessante Museo dell’Arte della Lana.

Pieve di San Pietro a Romena

Non lontano dal borgo sorge l’imponente Pieve di San Pietro a Romena, una delle maggiori testimonianze dell’architettura romanica nel Casentino. La facciata, semplice e rustica, è fatta di pietre conce, mentre alla sua sinistra svetta un tozzo ma solido campanile.

Il Castello di Romena in Casentino, fondato dagli Etruschi, che ispirò Dante e D'Annunzio ospita oggi il Museo Archeologico delle Armi.

Castel San Niccolò

Il territorio di Castel San Niccolò è molto vasto: va dalle zone pianeggianti che confinano con l’Arno a quelle montuose del Passo della Consuma e del Massiccio del Pratomagno. Arrivando a Strada in Casentino non si può non notare, in alto, dominante sulla valle, Castel San Niccolò che dona il nome al borgo. In epoca medievale fu dimora di grandi e potenti signori, nei secoli ha cambiato più volte appartenenza.

Strada in Casentino

A Strada in Casentino, sede municipale, è da vedere la Pieve romanica di San Martino a Vado. Nel paese si svolgono interessanti manifestazioni di vario genere tra cui, con cadenza biennale, la Mostra della Pietra Lavorata, una grande esposizione di artisti, scalpellini artigiani di questo materiale.

Castel San Niccolò è uno dei borghi del Casentino in Toscana

Bibbiena

Bibbiena rappresenta un ottimo punto di partenza per visitare le splendide foreste Casentinesi. Nata come roccaforte medievale (979 d.C.), il centro storico, su cui svetta la Torre Tarlati, evoca in ogni angolo il suo passato illustre. Camminando per i vicoli si ha ancora la sensazione di udire i suoni della vita di artigiani e artisti.

Cosa vedere nel borgo

Da visitare la quattrocentesca Chiesa di San Lorenzo che conserva due bellissime terrecotte (la Deposizione e l’Adorazione) di Andrea della Robbia. Altrettanto interessanti, l’Oratorio di San Francesco, vero gioiello del rococò toscano, e la Chiesa dei Santi Ippolito e Donato. Tra i monumenti più significativi anche il cinquecentesco Palazzo Dovizi, famiglia cui appartenne il Cardinale Bernardo, detto il Bibbiena (1470/1520), segretario di Papa Leone X e autore della commedia La Calandria, specchio della società rinascimentale.

Santuario di Santa Maria del Sasso

Ad appena un chilometro dall’abitato si erge il Santuario di Santa Maria del Sasso, costruito su progetto di Giuliano da Majano: notevole il chiostro al centro dell’edificio.

Cosa vedere nei dintorni di Bibbiena

Il territorio di Bibbiena è disseminato di interessanti frazioni, tra cui Soci, centro in cui fin dal secolo scorso si produce, oltre al classico panno casentinese in verde e arancio, panni cardati e pettinati di alta qualità.

Appena fuori da Soci, ecco la seicentesca villa della Mausolea, già foresteria e ospizio dei monaci Camaldolesi. La frazione di Partina è oggi sede di un interessante Museo dei reperti archeologici casentinesi. Si segnala infine Serravalle, località di villeggiatura immersa nel verde del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ospita un importante centro di didattica ambientale sui bioindicatori.

La torre di Bibbiena, uno dei borghi toscani della zona del Casentino

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è una delle aree forestali più pregiate d’Europa. Il cuore è costituito dalle Foreste Demaniali Casentinesi, al cui interno si trova la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, istituita nel 1959.

Flora e fauna del Parco

La meravigliosa cornice naturale è ricca di flora e fauna, tra cui spicca la più importante popolazione di lupo dell’Appennino settentrionale, nonché l’eccezionale presenza di 5 specie di ungulati: cinghiale, capriolo, daino, cervo e muflone.

Il Parco comprende un’area nella quale l’uomo ha sempre vissuto e lavorato sebbene, in seguito al massiccio esodo verificatosi a partire dal secondo dopoguerra, il numero degli attuali abitanti si sia ridotto a circa 1.500 persone. L’area protetta si può visitare con piacevoli escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo lungo i circa 600 chilometri della rete sentieristica. Da non perdere le famose Cascate dell’Acqua Cheta, luogo di rara bellezza naturale.

Due luoghi sacri dentro il Parco

All’interno del Parco delle Foreste Casentinesi si trovano due poli di grande fascino e importanza spirituale: il Santuario della Verna e l’Eremo di Camaldoli.

Cascate dell'Acqua Cheta in Casentino, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Il Santuario de La Verna

Il Santuario de La Verna è uno dei luoghi più significativi per la vita religiosa di San Francesco: secondo la “Legenda Maior” di San Bonaventura, e come raffigurato negli affreschi di Giotto presenti nella Pala del Louvre e nella Leggenda Francescana che si trova nella Basilica d’Assisi, proprio qui, il 17 settembre 1224, Cristo si sarebbe rivelato a San Francesco in forma di serafino imponendogli le stimmate.

Sorse così sul monte della Verna, per volere dello stesso Santo d’Assisi, il complesso conventuale oggi meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Tutto nacque dall’incontro di San Francesco col Conte Orlando Cattani, feudatario del luogo, che decise di donare la montagna al frate.

Il Convento de La Verna

La struttura del Convento de La Verna è un classico dell’architettura della zona, completamente in pietra, immersa in una foresta di faggi e abeti che rende il tutto ancor più suggestivo e mistico.
Il complesso comprende la chiesetta di Santa Maria degli Angeli costruita dallo stesso Francesco, il corridoio e la Cappella della Sacre Stimmate e la Basilica dedicata a Santa Maria Assunta dove, ancor oggi, si può ammirare l’Annunciazione, uno dei capolavori dello scultore Andrea della Robbia.

Il Museo della Verna

Il Museo della Verna, posto dentro il Santuario, è un percorso nell’antica vita del convento, tra le grandi sale del Quattrocento e il salone del “fuoco comune”, dove i frati passavano insieme le gelide serate invernali.
Qui sono esposti preziosi oggetti liturgici, tra cui un reliquiario in rame dorato, ma anche dipinti di scuola fiorentina del Quattrocento e Cinquecento e altre opere d’arte tra cui spicca un busto di Cristo in ceramica attribuito ad Andrea della Robbia.

Il Sasso Spicco

Il momento più intenso di riflessione si ha nel visitare il “ Sasso Spicco“, uno sperone di roccia appeso alla montagna dove il Santo si recava in preghiera.

Il Sentiero delle Foreste Sacre è un itinerario del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che si conclude al Santuario de La Verna

L’Eremo di Camaldoli

L’Eremo di Camaldoli si trova nei pressi dell’omonima località, in provincia di Arezzo, a circa 1.100 metri slm. Fu fondato da San Romualdo nei primi anni dell’XI secolo, ed è la casa madre della Congregazione Benedettina dei Camaldolesi. San Romualdo aveva già fondato, durante la sua vita, molte comunità eremitiche. Giunto tra il Pratomagno e il Monte Falterona, in mezzo alle foreste Casentinesi, decise di fondare questo eremo in una radura detta Campo di Maldolo (Campus Maldoli). Incoraggiato dal vescovo di Arezzo, Tedaldo, sotto la cui giurisdizione si trovava quella località, vi eresse cinque celle e un piccolo oratorio.

Oggi l’Eremo di Camaldoli è uno dei due centri della comunità monastica (18 membri) che lo abita: a poca distanza l’uno dall’altro sorgono infatti il monastero e l’eremo. I monaci vivono la stessa regola, ma seguono stili di vita in parte diversi, dando maggior spazio alla vita comunitaria presso il monastero, privilegiando il raccoglimento personale presso l’eremo.

La struttura dell’Eremo

Si accede al cortile interno dell’Eremo, interamente cinto da un muro di sasso, attraverso un portone sulla strada. Si possono visitare la foresteria, dove vengono accolti ospiti e pellegrini, l’antica cella di San Romualdo (oggi inglobata nell’edificio della biblioteca) che mantiene al suo interno la struttura tipica della cella eremitica: un corridoio che si snoda su tre lati e che custodisce gli spazi di vita del monaco, la stanza da letto, lo studio, la cappella, una struttura “a chiocciola” che oltre a offrire riparo dalle rigide temperature invernali, simboleggia il percorso interiore del monaco.

Sono inoltre visitabili la chiesa, col coro monastico, e la sala dell’antico refettorio o capitolo.
Una cancellata separa il cortile dalla zona più interna riservata esclusivamente ai monaci: qui ognuno di essi ha la propria cella costituita da un piccolo edificio in muratura separato dalle celle degli altri. 

Il Sentiero delle Foreste Sacre è un itinerario del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che si conclude al Santuario de La Verna

Il Grande Massiccio del Pratomagno

Il Grande Massiccio del Pratomagno si estende in prevalenza nella Provincia di Arezzo, ma con la sua parte più a nord (zona Vallombrosa) s’insinua anche nella Provincia di Firenze. Geograficamente la montagna divide il Casentino dal Valdarno Superiore, e da ogni punto del suo crinale è possibile ammirare entrambe le valli.

Il simbolo del Pratomagno è la grande croce di ferro realizzata nel 1928 sul suo crinale, a 1592 metri di quota, visibile da quasi ogni zona delle due valli sottostanti. Ma la caratteristica per cui il monte è conosciuto sta proprio nel suo nome: un grande prato di circa 20 km che corre sulla quasi totalità del crinale, da Monte Lori al Monte Secchieta, da cui è possibile godersi incredibili panorami su mezza Toscana.

Il crinale del Pratomagno è inoltre un sorta di giardino naturale: da aprile a settembre vi nascono infatti tantissime varietà di fiori dai mille colori. Di particolare bellezza, a metà maggio circa, le fiorite di narcisi. I boschi intorno, invece, sono l’ideale per la raccolta di funghi o di fresche e rilassanti passeggiate in estate.

Annibale sul Pratomagno

Si dice che questo crinale sia stato percorso dalle truppe di Annibale quando si spostarono da Fiesole verso Arezzo nel corso della seconda guerra punica (217 a.C.). Vi sono Chiese dedicate a San Michele in piccoli borghi posti sulle sue pendici, a testimonianza che qui stanziarono per molti anni popolazioni barbariche del Nord Europa.
Intorno al 1000 d.C., a 1.000 metri di quota sulle pendici discendenti verso Firenze, venne fondata l’Abbazia di Vallombrosa che nel 1425 acquisirà Santa Trinita, mantenendo per qualche secolo il controllo politico religioso sull’intera montagna.

L'Abbazia di Vallombrosa è un affascinante monastero benedettino nel comune di Reggelo (FI)

Prodotti tipici del Casentino

Il Casentino è terra di antiche tradizioni e di gente ingegnosa e laboriosa. Oggi esistono anche realtà industriali, ma fino a qualche decennio fa la popolazione viveva di agricoltura, di allevamento e di artigianato tipico, come quelli, già citati, della lavorazione del legno, del ferro e del tessile, col famoso Panno Casentino, tessuto di lana follato (infeltrito), per renderlo impermeabile, e garzato, per ottenere un lato peloso.

Negli ultimi anni si è poi andati a riscoprire gli antichi e prelibati sapori di questa valle. Così sono ormai tante, e di svariato genere, le aziende alimentari e agricole che possono offrire piaceri unici per il palato.

Il Casentino in Toscana è famoso per il Santuario della Verna, l'eremo di Camaldoli, Poppi e i suoi fitti boschi, ma in realtà nasconde tantissimi altri luoghi da scoprire.

Piatti tipici del Casentino

Chiudiamo qui con i piatti tipici del Casentino assolutamente da provare:

Scottiglia

Stufato la cui originalità sta tutta nelle sue molte carni: è anche detto “cacciucco di terra”, “cacciucco di carne” o “cacciucco del Casentino”.

Tortelli di patate

È il piatto simbolo dell’Alto Casentino, in particolare del comune di Pratovecchio Stia, e spesso rappresenta l’unica portata, la cosiddetta “stortellata”: patate, preferibilmente di montagna a pasta bianca e farinosa, rigatino, prezzemolo, aglio, noce moscata, scorza di limone, parmigiano, uova, sale e pepe. Con molteplici varianti.

Tortelli alla lastra

Specialità gastronomica tipica della montagna tra Romagna e Toscana, si preparano impastando, sulla spianatoia di legno, la farina di grano tenero con l’acqua e il sale. Il ripieno viene preparato con patate lesse, condite con un sugo vegetale. Ottimi sono quelli di Corezzo (dove si svolge anche l’annuale sagra) e quelli di Badia Prataglia.

Panina

Tipico dolce pasquale a base di farina, uova, zucchero, uvetta, zafferano, spezie, sale e pepe. Anche in Casentino, però, ne esistono molte varianti e c’è anche una versione salata arricchita con rigatino e/o ciccioli di maiale.

Acquacotta

Zuppa di pane che viene dal Casentino aretino. Di versioni in Toscana, ce ne sono moltissime: la base è il pane, quindi la zuppa è arricchita con cipolle, pomodoro, brodo e altri prodotti del territorio.

Piatto di acquacotta, piatto tipico della cucina toscana tradizionale.

Polenta dolce (o di castagne)

Detta anche “il pane dei poveri”, è una polenta fatta con la farina di castagne. La tradizione vuole che venga affettata rigorosamente col filo. Spesso si mangia accompagnata con ricotta, raviggiolo, salsiccia o sambudello.

Crostoni di cavolo nero

Tradizionalmente serviti non come antipasto, ma come piatto principale, sono fette di pane abbrustolito (tuffato poi nel brodo di cottura del cavolo) con foglie di cavolo nero lessate. A volte arricchiti con fagioli.

Minestra di pane

La minestra di pane, da non confondere con la ribollita, è un piatto tipico della cucina toscana e casentinese. Gli ingredienti base sono: pane sciapo, cavolo nero, legumi, olio extravergine di oliva toscano. Ancora più buona se mangiata il giorno dopo la preparazione.

Lattaiolo

Dessert della tradizione toscana e casentinese a base di latte.

Castagnaccio o baldino

Piatto tipicamente autunnale, una semplice torta tradizionale realizzata con la farina di castagne e arricchita in genere con uvetta e pinoli, ma anche con noci, scorza d’arancia e/o rosmarino.

 

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