Come già anticipato in Toscana si cela una magnifica storia e cultura, forte di una tradizione intellettuale, artistica, architettonica che non ha eguali. Terra di famosi personaggi storici, di opere d’arte, di monumenti e città dal glorioso passato, non mancano neanche gli scrittori toscani contemporanei che si distinguono oggi per la loro capacità di raccontare.

Scrittori toscani contemporanei, favole di oggi

Parliamo di narratori, scrittori toscani contemporanei la cui carriera fra romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, sta lasciando un segno nella storia della letteratura italiana. Oggi tanti scrittori toscani contemporanei stanno accrescendo il valore della cultura in tutto il mondo; ne abbiamo selezionati 3, i più amati e più bravi, insomma quelli da tenere sul comodino.

Dacia Maraini

La prima dei nostri scrittori toscani contemporanei è Dacia Maraini. Nasce in Toscana, a Fiesole (Firenze) il 13 novembre 1936. La madre Topazia appartiene ad un’antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta.

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

Il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e per metà fiorentino, è un grande etnologo ed è autore di numerosi libri sul Tibet e sull’Estremo Oriente. Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo, La vacanza, cui seguono L’età del malessere (1963, ottiene il Premio Internazionale degli Editori “Formentor”) e A memoria (1967). Grazie all’interessamento di Nanni Balestrini, nel ’66 escono con il titolo Crudeltà all’aria aperta anche le sue poesie, che vengono recensite con molto favore da Guido Piovene.

I romanzi degli Anni ’90

Intanto si sposa con Lucio Pozzi, pittore milanese da cui si divide dopo quattro anni di vita comune e un figlio perso poco prima di nascere. In questi anni Dacia comincia a occuparsi anche di teatro. Fonda, assieme ad altri scrittori, il Teatro del Porcospino, in cui si rappresentano solo novità italiane, da Gadda a Parise, da Siciliano a Tornabuoni. Proprio in questo periodo incontra Alberto Moravia, che nel 1962 lascia per lei la moglie e scrittrice Elsa Morante: i due vivranno insieme a lungo, fino ai primi anni Ottanta.

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare VivianiFoto: ©mangialibri.it

Nel ‘90 esce Lunga vita di Marianna Ucrìa, che vince il Campiello e altri prestigiosi premi, e ottiene un enorme successo di critica e pubblico. Nel ‘93 è la volta di Bagheria, un appassionante viaggio autobiografico nei luoghi d’infanzia, e Cercando Emma, che ripercorre la vicenda del romanzo Madame Bovary di Flaubert per capire il suo fascino e svelarne il mistero.

Nel ‘94 il romanzo Voci, anch’esso vincitore di molti premi letterari, offre una nuova interpretazione sul tema della violenza sulle donne. I grandi temi sociali, la vita delle donne, i problemi dell’infanzia sono ancora al centro delle sue opere successive: il breve saggio sulla modernità e sull’aborto Un clandestino a bordo (1996), il libro intervista E tu chi eri? (1998) e la raccolta di racconti sulla violenza sull’infanzia Buio (1999, vincitore del Premio Strega). Del 1997 è il romanzo Dolce per sé, in cui una donna matura e giramondo scrive ad una bambina per evocare i ricordi del suo amore per un giovane violinista, descrivere viaggi, concerti, aneddoti familiari. Se amando troppo (1998) raccoglie le poesie scritte tra 1966 e il 1998.

Tra il 2000 e il 2001 vengono pubblicati: Amata scrittura (in cui svela con passione e umiltà i segreti del mestiere di scrittore), Fare teatro 1966-2000 (che raccoglie quasi tutte le sue opere teatrali) e La nave per Kobe (in cui rievoca l’esperienza infantile della prigionia in Giappone). Nel 2003 escono invece Piera e gli assassini, il secondo libro scritto in collaborazione con Piera degli Esposti, e le favole di La pecora Dolly.

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

Ultime uscite

La letteratura, la famiglia e il mistero del corpo sono i temi principali di Colomba (2004). Degli ultimi anni sono invece la raccolta di articoli I giorni di Antigone (2006) e il saggio Il gioco dell’universo (2007) di cui è coautrice insieme al padre. Ancora estremamente prolifica, Dacia Maraini viaggia attraverso il mondo partecipando a conferenze e prime dei suoi spettacoli. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Il treno dell’ultima notte, nel 2009 la raccolta di racconti La ragazza di via Maqueda, nel 2010 La seduzione dell’altrove, nel 2011 La grande festa, nel 2012 L’amore rubato e nel 2013 Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza. È appena uscito, sempre per Rizzoli, il nuovo romanzo, La bambina e il sognatore.

Mario Luzi

Il secondo degli scrittori toscani contemporanei di cui abbiamo deciso di raccontarvi la storia è Mario Luzi. Nasce a Sesto Fiorentino (Firenze) nel 1914 da genitori originari di Samprugnano nella zona del Monte Amiata. Qui Mario passerà le vacanze fino al 1940. Insieme con il borgo di Castello (tra Sesto Fiorentino e Firenze), Samprugnano è per lui luogo di ispirazione, legato a una cultura agricola, del villaggio e soprattutto legato alla madre, Margherita Papini. La madre, “figura malinconica anche se serena e mansueta”, avrà sul giovane Mario un’influenza importante soprattutto per l’idea di religione, molto interiorizzata e poco di chiesa. Il padre era un tipo pragmatico, meno incline a capire le scelte del figlio.

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

La giovinezza

Tuttavia in seguito, quando vide che Mario traeva sostentamento e piacere dalla scrittura, non ebbe problemi ad accettare le sue scelte. Una famiglia serena, che influenzò positivamente la sua crescita, avvenuta in luoghi tranquilli, nonostante la guerra. Negli Anni ’20 il giovane Mario frequenta le scuole a Castello e si fa notare per la sua bravura e la sua maturità. A 9 anni aveva già letto Pinocchio e i classici del tempo, e addirittura i Promessi Sposi. I primi tentativi poetici sono del 1924. Frequenta il ginnasio al Galileo di Firenze per poi andare a Milano e a Siena, trasferimenti dovuti al lavoro del padre, ferroviere. A Siena completò gli studi ginnasiali.

Il periodo senese è un periodo importante per il poeta, è il periodo dell’amore e dell’arte. L’arte senese lasciò in lui un segno indelebile. Gli anni intorno al ’30 vedono il giovane Mario alle prese con le letture di base per la sua formazione, la delusione della filosofia, di cui riusciva ad apprezzare solo i greci, per la semplicità del pensiero, e l’ammirazione per i “filosofi” dell’età contemporanea, Joyce, Proust, Mann.

La concezione della vita

In seguito ebbe una folgorazione per Nietzsche e per le opere Al di là del bene e del male e Così parlò Zarathustra. La fede segna per sempre la sua esistenza. La visione cristiana del mondo venata di pietas diventa una costante della sua poesia. Un aspetto che perdurerà in tutte le stagioni poetiche di Luzi, infatti, è proprio la «certezza dell’essenza spirituale dell’universo». Egli è sempre sostenuto da una serena fiducia nei confronti della vita, forte della convinzione di un mondo come fisica perfetta in cui si collocano tutte le creature. Nella sua visione uomo e mondo crescono insieme in un compenetrarsi ordinato e armonico. Da ciò scaturisce una vera e propria esaltazione della vita.

Vita, dunque, come attuarsi di un disegno disposto in modo tale che le prove si concludano felicemente. L’esito della lotta è la vittoria, dello spasimo è la festa, della tempesta e del tuono il sereno, della penuria l’abbondanza e della morte la vita. Visione metafisico-religiosa dell’universo la sua, comunque sempre positiva e carica di speranza. Uomo che pur consapevole dei limiti della propria intelligenza che non gli consentono di comprendere tutta la verità, non desiste dal cercarla spinto da un innato desiderio di allargarne gli orizzonti, è un faticoso impegno di ricerca che non termina mai, perché è proprio della condizione umana che il desiderio di conoscere in pienezza non sia corrisposto.

La fede

E la fede con le sue garanzie non cambia la situazione di faticoso inseguimento della verità. Dice in proposito Luzi: «La mia poesia è più ricca di interrogazioni che di affermazioni, ha proposto sempre più inviti ad andare avanti. L’identità non ci viene data fin da principio, la dobbiamo scoprire. Solo da ultimo si capisce, se si capisce, chi siamo. E solo dopo aver visitato parecchi luoghi della nostra mente, della nostra anima e dell’esperienza che è stata conservata. È un grande lavorio per conoscersi rispetto a un mondo che rimane sempre mistero, celato nella sua magnificenza e nei suoi abissi».

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

I volumi di poesia

I due volumi ‘Tutte le poesie’ comprendono tutti i versi di Mario Luzi pubblicati dal 1935 al 1994. Il primo volume raccoglie “Il giusto della vita“, che rappresenta la produzione poetica luziana da “La barca” (1935) al 1960; “Nell’opera del mondo“, che include i versi di “Dal fondo delle campagne” (1965), “Nel magma” (1963), “Su fondamenti invisibili” (1971) e “Al fuoco della controversia” (1978); e la raccolta “Per il battesimo dei nostri frammenti” (1985). Il secondo volume comprende “Frasi e incisi di un canto salutare” (1990) e “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini” (1994).

Cesare Viviani

Cesare Viviani è il terzo dei nostri scrittori toscani contemporanei. Senese di nascita, vive a Milano dal 1972. Si laurea in giurisprudenza e in pedagogia; svolge per qualche tempo attività giornalistica, per poi dedicarsi, dal 1978, a quella psicanalitica. Poeta e saggista italiano, partito da posizioni dadaiste, il suo percorso poetico non trascura cadenze dialogiche e narrative (L’amore delle parti, 1981; Merisi, 1986) per approdare a una forma poematica di ampio respiro (L’opera lasciata sola, 1993; i poemetti di impeto quasi narrativo Silenzio dell’universo, 2000, e La forma della vita, 2005) e a un linguaggio di forte tensione intellettuale, a volte condensato nella forma breve dell’epigramma e del frammento (Preghiera del nome, 1990, premio Viareggio; Una comunità degli animi, 1997; Passanti, 2002; Credere nell’invisibile, 2009).

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

Tra le opere di saggistica: La scena (1985), Il sogno dell’interpretazione (1989), Il mondo non è uno spettacolo (1998), La voce inimitabile. Poesia e poetica del secondo Novecento (2004), Non date le parole ai porci (2014).

La filosofia di Viviani

Lontano dall’essere artefice di una critica sterile, tra la delusione e l’istinto a distaccarsi dall’ipocrisia della massa, tra gli scrittori toscani contemporanei, Viviani è colui che si rivolge al lettore con estrema sincerità, aspettandosi da lui comprensione e condivisione. Attrae il valore comunicativo di questi testi, scritti con un linguaggio semplice, che tende sempre ad andare al nucleo del concetto, al fine di esprimersi con chiarezza. La silloge inizia con una presa di posizione contro il comportamento della massa: una società, di cui è pienamente consapevole di far parte, dove regna la menzogna.

Il poeta vuole accusare l’ipocrisia rivelandone le conseguenze sociali, come assistere alla rovina altrui da spettatori evitando ogni intervento, anzi provando piacere in silenzio. Una situazione difficile da risolvere, da cui ci si può illudere di fuggire aspirando a un mondo fantastico, intento citato nei versi che nascondono un riferimento ad «Alice nel Paese delle Meraviglie», dove una bambina corre dietro ad un coniglio bianco.

I tre più importanti scrittori toscani contemporanei: opere, vita e concezioni filosofiche di Dacia Maraini, Mario Luzi e Cesare Viviani

L’unica alternativa è promuovere un cambiamento, che inevitabilmente deve passare da un’attenta critica sociale, a iniziare dai comportamenti che quotidianamente conducono a inaccettabili soprusi. La riflessione sulla natura umana spinge l’autore ad andare oltre lo studio della materia vivente, per chiedersi qual è la vera essenza del divino a cui i suoi simili tendono, senza però rispettarne gli insegnamenti.

Essere la luce

Emerge una visione illuminata di Dio, attraverso un chiaro riferimento al Deismo come convinzione personale, non certo come una forma alternativa all’ateismo. L’autore riflette su cosa si prova a vivere senza aiuti, raccomandazioni o “materne associazioni”, e conclude che deve essere « […] come vive il resto della natura / vicino ai predatori e senza paura.», solo in questo modo l’uomo può riscoprire le sue vere caratteristiche fisiche e psichiche, comprendere di essere la luce che dona la vita.

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Fonte: Wikipedia, IBS.it, www.daciamaraini.com

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