Tutti, anche all’estero, conoscono i Medici, che hanno governato la Toscana per tre secoli e che, tra i vari Granduchi, hanno dato all’Europa tre papi e due regine di Francia. Non tutti però sanno che gli Strozzi hanno rappresentato a lungo la più importante e ricca famiglia fiorentina, grazie a un’intensa attività bancaria che gli permise di aprire numerose filiali nell’intero continente, espandersi dappertutto, e acquisire vasta fama e fortuna.

A differenza di altri, come gli stessi Medici, gli Strozzi non annoverarono tra le loro fila molti uomini di chiesa – soltanto un cardinale, Lorenzo Strozzi; si distinsero tuttavia per i grandi banchieri, gli uomini politici e i numerosissimi, valenti, capi militari. Inoltre, a tutt’oggi, si possono contare una dozzina di differenti rami patrizi, esponenti di spicco in varie città italiane.

Illustrazione di Palazzo Strozzi del 1897 di Meyers Konversation Lexikhon

Origine e ascesa della famiglia Strozzi

La storia della famiglia Strozzi ha origine a Firenze nel XIII secolo con Strozza Strozzi, figura storicamente accertata, anche se ammantata di leggenda. Si sa però che tra i suoi molti figli, i 5 principali decisero di prendere ognuno una strada diversa, dando origine a una vera e propria diaspora familiare.

Dopodiché, il primo esponente di un certo rilievo che incontriamo è Ubertino Strozzi, figlio di Rosso. Allora la famiglia, come tutte quelle che contavano, aveva la residenza in una torre – detta, appunto, Torre degli Strozzi – e negli edifici adiacenti di Via Monalda, dove si trovano ancora oggi.

In seguito alla cacciata dei ghibellini da Firenze, Ubertino fu tra gli artefici della riforma dell’amministrazione repubblicana. La nuova legge predisponeva che per esercitare un’attività si dovesse essere iscritti a una delle corporazioni delle Arti. In tal modo si tendeva a estromettere la nobiltà feudale dall’esercizio delle professioni, favorendo l’ascesa economico-sociale del ceto mercantile che negli anni successivi avrebbe preso il potere.

Stemma degli Strozzi nella Chiesa di Ognissanti a Firenze

La più ricca famiglia di Firenze

La sapiente, accorta, attività bancaria consentì alla famiglia di poggiare su quella solida base economica da cui derivarono gli onori, i grandi incarichi, i titoli nobiliari e il conseguente mecenatismo.
Già dall’inizio del Quattrocento il Banco Strozzi prestava denaro a re e papi, vantando filiali in tutta Europa: dalla Spagna alla Francia alle Fiandre, oltre che nelle principali corti italiane, come Venezia, Ferrara, Roma, Napoli.

Almeno fino a questo punto gli Strozzi erano di gran lunga la famiglia più ricca di Firenze, tanto che nel registro di un tipo di tassazione del 1343, chiamata “prestanza”, un prestito forzoso richiesto a tutte le famiglie della città, gli Strozzi dovettero contribuire con 2.063 fiorini, verso i 304 dei Medici, che se non erano ancora giunti all’apice del loro potere, non erano neppure gli ultimi arrivati.

Gli Strozzi usavano edificare lussuose residenze in molte città diverse, anche per scopi di rappresentanza nei confronti della loro importante clientela. Ormai temprati da quella “fossa dei leoni” di banchieri di Firenze in cui ci si faceva concorrenza senza esclusione di colpi, dettero alla città 93 priori e sedici Gonfalonieri di Giustizia.

Interno di Palazzo Strozzi a Firenze

Chi era Palla Strozzi?

In questo periodo Palla Strozzi era un fine letterato, filosofo e filologo, collezionista di libri rari, esperto di greco e latino. Fu committente di numerose opere d’arte, tra le quali la Cappella Strozzi (oggi Sagrestia) nella Basilica di Santa Trinita, opera di Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti (1419-1423).

Tuttavia, già sessantenne, rimase invischiato nella dura battaglia a Cosimo de’ Medici, contro il cui potente sistema clientelare poteva battere due sole strade: allearsi in un mortificante ruolo subordinato, o scontrasi frontalmente. Palla scelse la seconda e si mise, insieme a Rinaldo degli Albizi, a capo della fazione antimedicea.

In un primo momento le cose andarono bene: la fazione antimedicea riuscì, nel 1433, a ottenere l’incarcerazione di Cosimo e il suo esilio dalla città, con la conseguente restaurazione, di fatto, della libertas fiorentina. Poi però Cosimo riuscì a rientrare, anche tramite l’appoggio popolare, cambiò il governo, si avvicendarono i gonfalonieri e, a meno di un anno dalla sua cacciata da Firenze, l’esilio punitivo toccò di converso alle famiglie degli Albizi e degli Strozzi.

Statua di Cosimo I davanti alla Normale di Pisa in Piazza dei Cavalieri

Storia della famiglia Strozzi: i due Filippo

Riammessa la famiglia a Firenze dopo varie vicende, Filippo Strozzi il Vecchio dette incarico a Benedetto da Maiano di progettare il grandioso Palazzo Strozzi, tuttora il più bel palazzo rinascimentale della città.

Successivamente, Filippo Strozzi il Giovane diveniva uno dei politici più influenti della sua epoca. Anche lui ricchissimo banchiere, sposò Clarice Medici, figlia di Piero, ma con la salita al potere del terribile Duca Alessandro divenne quasi naturalmente uno dei principali esponenti del partito anti-mediceo.

Nel 1537, dopo l’assassinio di Alessandro da parte del cugino Lorenzaccio, Filippo Strozzi pensò di riprendere la città facilmente, dato che era appena succeduto al pessimo Duca un rampollo di un ramo collaterale mugellano di Casa Medici, un diciottenne scontroso e schivo di nome Cosimo. Il nuovo duca però, che negli anni successivi, col nome di Cosimo I, avrebbe unificato la Toscana sotto la sua egida trasformandola in un Granducato, si rivelò subito un osso durissimo, tanto che riportò contro Filippo una schiacciante vittoria. Filippo venne quindi arrestato e terminò tristemente i suoi giorni nelle carceri della Fortezza di San Giovanni Battista.

Affresco di Filippo Lippi nella Cappella Strozzi nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze

Piero e Leone Strozzi: dalla Francia alla Repubblica di Siena

Nel frattempo i discendenti di Filippo si erano rifugiati in Francia sotto la protezione di Caterina de’ Medici. Piero Strozzi fu fatto Maresciallo di Francia, mentre Leone Strozzi ottenne incarichi e ambascerie da svolgere in Italia.

Entrambi però tornarono nel nostro Paese per difendere la Repubblica di Siena dalle mire egemoniche del sempiterno nemico di famiglia che stavolta assumeva le minacciose forme di Cosimo I. Le truppe fiorentine, alleate a eserciti imperiali, stavano mettendo a dura prova la resistenza della città assediata quando, l’11 giugno 1554, Piero tentò una sortita dalla città a capo di diecimila uomini, in direzione di Pontedera.

Sperando di raggiungere Firenze attraverso la Val di Nievole, colse di sorpresa i nemici. Dopo un inizio favorevole, dovuto alla sconcerto creato, le truppe di Piero si rifugiarono a Pistoia in attesa di aiuti via mare da parte di Leone Strozzi – che però nel frattempo era morto colpito da un archibugio vicino a Castiglion della Pescaia -, senza neppure sapere che il mal tempo aveva impedito alle navi di attraccare.

Riuscito fortunosamente a rientrare a Siena, Piero tentò una nuova sortita il 2 agosto, ma venne sconfitto a Marciano della Chiana nella Battaglia di Scannagallo, resa poi celebre dal dipinto di Giorgio Vasari. Nonostante la guerra fosse ormai chiaramente indirizzata in favore dei Medici, lo Strozzi e i senesi resistettero altri cinque anni.

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La Battaglia di Marciano della Chiana, detta di Scannagallo, dipinta da Giorgio Vasari

Dalla rappacificazione con i Medici fino al Novecento

Col trascorrere delle generazioni, gli Strozzi si rappacificarono coi Medici e poterono tornare a Firenze. Nel Seicento il loro palazzo era uno dei più frequentati della città, vi si davano numerosi ricevimenti, e vi si riunì anche l’Accademia della Crusca.

All’inizio dell’Ottocento fu restaurato Palazzo Strozzi, e alla morte del Principe Piero Strozzi, grazie a una disposizione inusuale per Firenze, venne donato allo Stato. Il passaggio definitivo avvenne però solo nel 1937.

Facciata di Palazzo Strozzi a Firenze durante l'esposizione del Pontormo

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