Vita e opere di Giorgio Vasari, uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento, autore di “Vite”, il primo trattato moderno di storia dell’arte.

Giorgio Vasari, protagonista assoluto del Rinascimento italiano

Giorgio Vasari è una delle grandi figure di spicco del Rinascimento toscano. Fu importante come pittore, e soprattutto come architetto – tanto che il suo nome rimane legato principalmente alle grandi committenze pubbliche dei Medici – ma è ancora più noto per la raccolta, unica nel suo genere fino ad allora, delle “Vite dei più eccellenti architetti pittori et scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri”.

Con “tempi nostri” s’intendeva il 1550, anno in cui l’opera vedeva la luce. In questo studio, che nel 1568 beneficiò di un’edizione aggiornata, Vasari definiva il canone dell’arte italiana tra Trecento e Cinquecento, e ancor oggi rappresenta un punto di riferimento per conoscere i circa 150 pittori, scultori e architetti che vi sono commentati. In sostanza è considerato il primo trattato moderno di storiografia artistica.

Statua di Giorgio Vasari ad Arezzo

La vita di Giorgio Vasari

Giorgio Vasari nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511. La sua famiglia era però di Cortona. E nemmeno il nome era Vasari, ma Taldi. Fu il bisnonno di Giorgio, Lazzaro, a trasferirsi ad Arezzo. Poi il nonno, Giorgio anche lui, di professione vasaio, fece cambiare il suo cognome in Vasari.

Il padre Antonio, mercante di tessuti, morì nel 1527 lasciando la moglie Maddalena Tacci e quattro figli. Fu un periodo di miseria per la famiglia che venne aiutata dalla Fraternita dei Laici di Arezzo a cui l’artista rimase per sempre molto riconoscente.

Giorgio Vasari iniziò da bambino la sua formazione artistica lavorando, ad Arezzo, presso la bottega del pittore francese Guglielmo di Marcillat, specializzato nella decorazione di vetrate, tanto che sono sue quelle del Duomo di Arezzo.
Ancora giovanissimo (è probabile avesse 13-14 anni) Vasari si trasferì a Firenze, la culla del Rinascimento. Qui ebbe modo di conoscere e frequentare Michelangelo, Andrea del Sarto e Baccio Bandinelli, maestri da cui apprese la tecnica per la composizione prospettica in pittura. Ma senza dubbio di maggiore importanza per la sua formazione artistica fu la successiva frequentazione, ad Arezzo, con Giovan Battista di Jacomo, più noto come Rosso Fiorentino e, a Firenze, con Francesco Salviati, entrambi importanti esponenti del “manierismo” di cui l’artista aretino fu noto continuatore.

La Fraternita dei Laici in Piazza Grande ad Arezzo

Giorgio Vasari, un artista imprenditore

Vasari è stato definito anche “artista imprenditore” per la sua abilità nel crearsi conoscenze e contatti con importanti e potenti famiglie italiane. Questo lo portò a ottenere commissioni in molte città italiane. Dal 1536 al 1539 viaggiò tra Roma, Firenze, Arezzo e Venezia, dipingendo varie opere, tra cui si ricordano il ritratto del Duca Alessandro de’ Medici e l’Allegoria dell’Immacolata Concezione per la chiesa di Santi Apostoli a Firenze. Nello stesso periodo di tempo risolse anche una profonda crisi spirituale presso l’Eremo di Camaldoli dove ritrovò la pace interiore e realizzò importanti pitture come una bella Natività.

L’artista rientrò poi ad Arezzo e intraprese la decorazione pittorica della sua casa. A Bologna si trova una delle sue opere di maggior pregio: la Cena di San Gregorio, tavola del 1540, conservata nella Pinacoteca Nazionale.
Dal 1542 al 1544 divise l’attività fra Roma e Firenze. La sua produzione di pale di altare si fece sempre più intensa, e andò sempre più definendosi il suo linguaggio figurativo.

Nel 1550 uscì la prima edizione delle Vite. È in questo periodo che l’artista conobbe Michelangelo che gli consigliò “lo studio delle cose di architettura”. Dopo qualche anno si spostò di nuovo a Roma, al servizio di Papa Giulio III che gli affidò, in collaborazione con l’Ammannati, la decorazione della cappella con la tomba del cardinale Antonio del Monte, a San Pietro in Montorio. Vi rimase fino al 1553, mantenendo un rapporto stretto con Michelangelo e lavorando al servizio del papa.

L'Incredulità di San Tommaso di Giorgio Vasari nella Basilica di Santa Croce a Firenze

Lo stretto rapporto dell’artista con la famiglia Medici

Nel 1554 tornò di nuovo ad Arezzo, chiamato a progettare il coro del Duomo, quindi si trasferì con la famiglia a Firenze, su invito del duca Cosimo I de’ Medici, che finalmente lo assunse stabilmente al suo servizio. Iniziò quindi un periodo di più costante dimora fiorentina, durante il quale Vasari sperimentò di nuovo una posizione egemone nell’ambito artistico della città.

Nel 1555 il Granduca gli affidò i lavori di ristrutturazione e di decorazione di Palazzo Vecchio, che intendeva trasformare in residenza principesca. Successivamente gli venne commissionata la fabbrica del Palazzo degli Uffizi. L’opera verrà tuttavia portata a termine solo dopo la sua morte, nel 1580.

Il 1563 fu per Vasari l’anno dell’inizio degli affreschi della volta del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, che però interruppe nel 1565, quando gli venne affidato l’incarico del cosiddetto Corridoio vasariano, un lungo percorso completamente chiuso, realizzato, per motivi di sicurezza, in soli cinque mesi, affinché i Medici potessero spostarsi tra le stanze del Governo del Palazzo della Signoria e i loro appartamenti di Palazzo Pitti, di là d’Arno, senza uscire all’aperto.

Nel 3°capitolo sulla storia dei Medici, dopo aver raccontato le origini della dinastia e l'apertura del Banco Mediceo da parte di Giovanni di Bicci de' Medici, parliamo di suo figlio Cosimo il Vecchio

Vite, il primo trattato di storia dell’arte

Sospesi i lavori nel 1556, intraprese un viaggio in Italia per raccogliere ulteriori informazioni a beneficio della seconda stesura delle Vite, che verranno ultimate dodici anni più tardi, nel 1568.
La nuova edizione, accresciuta, è universalmente considerata la prima storia critica della pittura italica, oltre che fonte documentaria ancora oggi indispensabile per oggettività e onestà di giudizi, nonché di chiarezza espositiva.

Mentre la prima edizione risulta più compatta, più vivace ed entusiastica nel succedersi delle tre “età” (da Cimabue a Buonarroti), la seconda edizione è più ampia e concentrata su un ripensamento critico nella parte dedicata ai contemporanei. Attraverso una serie di vivaci biografie, Vasari sottolinea come gli artisti toscani siano riusciti gradualmente a rinverdire la straordinaria stagione dell’arte classica.

5 curiosità sul Corridoio Vasariano di Firenze, il passaggio che collega Palazzo della Signoria a Palazzo Pitti passando su Ponte Vecchio

Il Vasari tra Roma e Firenze

Nel 1570 tornò a Roma, chiamato da Papa Pio V, dove in soli otto mesi dipinse tre cappelle in Vaticano: la Cappella di San Michele, San Pietro Martire e Santo Stefano. Contemporaneamente avviò la decorazione della Sala Regia.
Alla morte del pontefice Vasari fu di nuovo a Firenze dove, dopo una lavorazione quasi decennale, concluse la decorazione del Salone dei Cinquecento. Quindi gli venne affidato l’incarico di affrescare la volta della cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore, con un Giudizio Finale. Ma dopo pochi mesi fu richiamato ancora a Roma, da papa Gregorio XIII, per proseguire la decorazione della Sala Regia.
Nel 1573, mentre lavorava nella città capitolina all’ultimo incarico, preparava i disegni per la Cupola del Duomo fiorentino. In aprile rientrò a Firenze, dove veniva inaugurato lo studiolo di Francesco I, di cui aveva iniziato la decorativa.

Il numero 8 nella simbologia cristiana: la cupola del Duomo di Firenze

Le opere del Vasari ad Arezzo

Dai Medici, Vasari ebbe importanti commissioni architettoniche anche per la “sua” Arezzo. Quella di maggior spicco fu la realizzazione delle grandi logge, oggi a lui intitolate, poste nella parte più alta della medievale Piazza Grande. Sempre ad Arezzo, notevoli anche le sue testimonianze pittoriche, come le grandi tavole presenti nel Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, nella Chiesa della Badia e in quella della Santissima Annunziata, o gli affreschi nel Museo Statale Casa Vasari.

Giorgio Vasari morì a Firenze il 27 giugno 1574, lasciando incompiuta la decorazione della cupola del duomo di Firenze, per la quale, tuttavia, aveva già realizzato numerosi disegni. La sua casa di Arezzo è oggi un museo a lui dedicato.

Piazza Grande ad Arezzo in una giornata di sole

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