In Toscana si sa, il sarcasmo e lo sfottò sono di casa e ovviamente il suo capoluogo non è da meno, anzi è una fucina sempre attiva di improperi e battute sul prossimo. Ma andiamo a guardare e conoscere da vicino le tipiche offese fiorentine…sia mai veniate a Firenze e qualcuno vi dia di “bischero” e voi non sappiate cosa rispondere.

Tipiche offese fiorentine: c’è sempre da offendersi o si può anche sorridere?

A Firenze non te le mandano a dire, ossia le cose te le dicono in faccia, e spesso quando te le dicono in faccia non sono cose troppo piacevoli. Talvolta però, per uno che non è di Firenze, non è facile comprendere il reale significato e la portata della presunta offesa.

Quali sono le tipiche offese fiorentine? Piccola guida ai più classici insulti fiorentini, per capire quando offendersi e quando no

Ecco che allora ci siamo premurati di spiegare al malcapitato “foresto” (forestiero, straniero, non di Firenze) quali sono le più comuni e tipiche offese fiorentine che potrebbe ricevere in città se non si comporta “a modo”.

Bischero/a

Iniziamo la nostra carrellata delle tipiche offese fiorentine da bischero/a. Tu’sse’un bischero. Oppure: Madonna che bischero! (riferito a se stesso, magari dandosi una manata sulla fronte). Oppure: ma che se’bischero per davvero? quando si vuol scongiurare una persona di non fare qualcosa o anche se stessi: ma che son bischero? (come dire: col cavolo che lo faccio, mica sono bischero!).

Perché a Firenze si dice bischero

Ma che vuol dire bischero? Vuol dire sciocco, allocco, ingenuo, sprovveduto. E da dove deriva? Nell’Alto Medioevo i Bischeri erano una tra le più facoltose famiglie di Firenze. Possedevano molte case nella parte della città che si trovava tra l’attuale Piazza Duomovia dell’Oriuolo, quell’incrocio che ancora oggi riporta il loro nome.

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Quando, nel 1294 circa, si decise la costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore proprio nella zona posseduta dai Bischeri, la Repubblica Fiorentina offrì loro un’importante somma di denaro perché liberassero l’area. Ma la famiglia rifiutò l’offerta e tirò la corda sul prezzo finché la corda non si ruppe e il governo fiorentino si risolse  all’espropriazione degli immobili a fronte di un indennizzo di pochi fiorini d’oro.
C’è però anche un’altra versione in cui un incendio avrebbe distrutto completamente il quartiere, lasciando i Bischeri, riluttanti alla vendita, senza casa e senza il becco d’un fiorino.

Cosa vuol dire bischero?

Sia come sia, bischero significa una persona che magari casca in una trappoletta abbastanza evidente, o anche uno che tentando una furbata poi finisce peggio di prima. A volte è anche usato come epiteto affettuoso per una persona troppo buona che non si sa difendere o non sa dire di no (la verità è che sono un bischero) tanto che a Firenze si dice: tre volte buono, tre volte bischero.

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In alcuni casi ci si saluta simpaticamente dandoci di bischeri: ciao bischeri, o: ciao bischeracci. Insomma, se qualcuno in città vi dà di bischero, non sempre potrebbe essere offensivo, bisogna vedere caso per caso. Consiglio? Voi fate un sorriso e “tirate innanzi”, sarete apprezzati di più.

Bucaiolo/a

Bucaiolo/a: (pronuncia: buhaiolo/a). È un termine dall’etimo incerto, variamente offensivo, le cui ragioni storiche sono, a mio parere, interessantissime. La parola deriva, intuitivamente, da “buca”, nel senso di affossamento del terreno. Anticamente c’erano tre generi di bucaioli a Firenze.

Perché a Firenze si dice bucaiolo

Nel quartiere di San Lorenzo, i negozi e le attività commerciali si trovavano al di sotto del livello stradale, cioè “in buca” – motivo storico per cui, tutt’oggi, molti ristoranti e trattorie sono interrati – e quando, all’ora di pranzo, passavano i carri col cibo, i venditori urlavano: “Bucaioli, c’e’ le paste!”.

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Nel quartiere di Santarosa, invece, c’erano gli stradini, ossia chi di mestiere riparava le strade, colmando le buche. Anche loro venivano chiamati “bucaioli”.

Infine i renaioli che, tramite apposite barche, raccoglievano dal fondale dell’Arno la rena per l’edilizia, creando così vere e proprie buche. Quando il fiume era in secca lavoravano in superficie e, all’ora di pranzo, le loro mogli li richiamavano con lo stesso grido che usavano in San Lorenzo: “Bucaioli c’e’ le paste!”.

Cosa significa bucaiolo oggi

Come si può dedurre, le ragioni storiche non hanno nulla a che vedere con presunte tendenze sessuali (“buco”, a Firenze, è un termine spregiativo per indicare un omosessuale), semmai più con uno status sociale di bassissimo rango. È vero però che in tempi più recenti il termine “bucaiolo” ha assunto una valenza maggiormente offensiva, talvolta tuttavia anche affettuosa, come accade con “bischero”.

Sicuramente tutti ricordano la “bucaiola” di Amici Miei – nel celeberrimo a volgarissimo Vaffanzum -, alias donna di facili costumi, per la quale i buchi da colmare, evidentemente, non erano proprio quelli stradali. In genere, comunque, che il termine sia usato in tono goliardico, come motteggio, o affettuoso, all’interno d’un gruppo di amici, un “bucaiolo” è un bastardo, una simpatica canaglia, un fijo de na…., direbbero in romanesco. Quindi il quesito finale: offendersi o no? Anche qui dipende dal contesto, dal tono, ma in genere strappa più un sorriso che altro.

Fava

Fava. Tra le tipiche offese fiorentine diciamo che questa è la più intuitiva. La fava, o baccello, è senz’altro un simbolo fallico riconoscibile in ogni dove, anche se il termine è usato prettamente a Firenze con varie estensioni in tutta la Toscana. Quindi dare a una persona di “fava” è come dargli di testa di c…. o di minchia, però con un significato più simile a bischero, pur con sfumature diverse. Una fava è uno che fa stupidaggini, una persona spesso infantile, deficiente in maturità, in sale in zucca, e non di rado è usato dai padri quando i figli fanno qualche sciocchezza: Madonna, ma sei proprio una fava!

Quali sono le tipiche offese fiorentine? Piccola guida ai più classici insulti fiorentini, per capire quando offendersi e quando no

Offendersi? Mah, come per “bischero” e “bucaiolo”, dipende, ma in genere sono tutti termini più goliardici che altro, e chi ha avuto a che fare con la goliardia, che può anche risultare molto pesante in certe circostanze, sa che è sempre meglio incassare e ridere, piuttosto che “dare soddisfazione” al motteggiatore.

Grullo/a

Grullo/a. Simile a “bischero”, potrebbe derivare dallo spagnolo «grulha»,  ossia “oca” o “gru” e dunque una persona semplice, sciocca, un po’ “sciroccata”, anche ignorante, oppure anche dal tedesco «grullan», che vuol dire: deridere, beffare. Grullo/a è sicuramente una delle offese fiorentine più comuni e utilizzate nel parlato quotidiano.

Nella Firenze rinascimentale la parola “grullo” si associava alla nobile famiglia Dal Borgo per via della nota tradizione cittadina dello scoppio del carro. Insieme alla famiglia Pazzi, infatti, i Dal Borgo si occupavano delle celebrazioni pasquali col compito, in particolare, di  organizzare il traino del carro, fornendo due contadini e due buoi per trasportarlo fino a piazza del Duomo. I contadini e i buoi venivano però percepiti dai fiorentini come fuori luogo, in netto contrasto col contesto elegante e raffinato della sfilata, tanto che venivano spesso appellati come “grulli”.

Quali sono le tipiche offese fiorentine? Piccola guida ai più classici insulti fiorentini, per capire quando offendersi e quando no

Tra tutti gli epiteti elencati rimane comunque il più bonario. Spesso le ragazze, alle avances maschili rispondono ridendo: “che grullo” o “che grullino”, e vi assicuro che non è affatto un brutto segno. Se invece vi dicono: “pohero grullo/a” (povero grullo/a), non è certo il caso di offendersi, ma di finirla subito con quello che stavate facendo o dicendo.

Becero/a

Tra le tipiche offese fiorentine troviamo anche becero/a. Ecco, se vi danno di “becero/a”, in quel caso, secondo me, l’offesa è più grave. “Becero” è una persona rozza d’animo, volgare, cafona. Probabilmente deriva dal perduto “becerare”, a sua volta derivato dal latino: vocilare vociare, ossia il parlare a voce troppo alta, il gridare per esprimersi, tipico di chi ha modi poco educati.

Quali sono le tipiche offese fiorentine? Piccola guida ai più classici insulti fiorentini, per capire quando offendersi e quando no

Essere considerati beceri da noi non è positivo, anche se i fiorentini stessi, vuoi per il vernacolo non proprio raffinato, vuoi per quel sentenziare spiccio e un po’ tranchant, tipico di queste parti, si auto-considerano un po’ tutti beceri, tanto da legittimare il termine anglo-beceri riferito alla nutrita colonia inglese, innamorata di Firenze, che dalla fine del Settecento fino ai primi decenni del Novecento prendeva la residenza da noi.

Pissero/a

E se vi danno di “pissero/a”? Anche questo, a mio modesto avviso, è un termine piuttosto offensivo, perché difficilmente è detto in modo affettuoso. Il “pissero” è un meticoloso, un pignolo, uno che vuol fare le cose per bene, ma troppo per bene, uno che non si lascia mai andare a colpi di testa, un pedante, uno che si comporta sempre, pedissequamente, secondo le regole, uno che spesso riprende gli altri per inezie, insomma: un noioso. No, direi che se vi sentite dare di “pissero/a” non dovreste essere contenti e magari dovreste tentare di dimostrare, coi fatti, che non è vero.

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Spepera

E la “spepera” (tra le offese fiorentine è l’unica declinabile solo al femminile)? La “spepera”, derivato da“pepe”, è una bambina o una ragazzina – difficile sia riferito a persone adulte – presuntuosa, saputella, che vuole mettere bocca su tutto e non si cheta (zittisce) mai: sentila, questa spepera! È una frase che a Firenze udirete spesso, ma a meno che non siate bambine o adolescenti non vi toccherà.

Le tipiche offese fiorentine non finiscono qui, anche se per noi finiscono qui. Se comunque qualcuno avesse voglia di sentirsi offeso in qualche altro modo, basta che ce lo dica e lo accontenteremo.

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