Caterina de’ Medici è in assoluto una delle figure storiche più conosciute della Toscana. Trasferitasi in Francia a soli 14 anni, Caterina de’ Medici ha lasciato un profondo segno nella cultura rinascimentale europea e nella moderna cucina francese.

Caterina de’ Medici, la fiorentina regina di Francia

Caterina de’ Medici è passata alla storia come la fiorentina che guidò la Francia, che rivoluzionò, la cucina e le abitudini della corte francese, suggellando definitivamente il passaggio ad una nuova e moderna cultura europea.

Un matrimonio da romanzo

23/10/1533: il corteo nuziale di Caterina de’ Medici attraversa Marsiglia, figlia di un nipote del Magnifico, l’ultima discendente del ramo di Cosimo il Vecchio cavalca un destriero ammantato d’argento, splendendo lei stessa di oro broccato e di perle: le leggendarie perle dei Medici, considerate tra le più belle e preziose d’Europa.

Caterina de' Medici è una delle figure storiche toscane più conosciute del Rinascimento che rivoluzionò la corte di Francia divenedone regina

L’attende Enrico Valois, fratello dell’erede al trono e figlio del re di Francia, Francesco I. I promessi sposi sono entrambi quattordicenni, ma per i figli delle casate più nobili il matrimonio a quell’età è tradizione consueta.

Enrico è molto bello, forte, cavalleresco, si distingue nei tornei e legge i romanzi cortesi di un Medioevo al tramonto o già tramontato; purtroppo pare che Caterina, orfana dopo pochi giorni e reduce da un’infanzia difficile, si sia sia innamorata subito perdutamente. Doveva parerle ancora più affascinante il promesso sposo, allora che lo sguardo gli si ottenebrava; era molto piccolo, infatti, quando Carlo V d’Asburgo, imperatore e re di Spagna, lo pretese in ostaggio con il fratello, condizione umiliante imposta alla Francia per liberarne il regale padre, catturato a seguito della battaglia di Pavia.

Una rivale in amore

Francesco I accettò la ragione di stato, ma i principini, alcuni anni dopo, riemersero assai incupiti dalle prigioni madrilene. Probabilmente Caterina, cicciottella, labbra pendenti ed occhi sporgenti, non sapeva come al termine di una straziante cerimonia di congedo, Diana di Poitiers, tra le dame più belle di Francia, avesse baciato sulla fronte il piccolo Enrico, prima di lasciarlo partire per la Spagna.

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Il principe, da allora, era rimasto fedele soltanto a Diana e ricambiato, sempre lo sarebbe rimasto; nonostante questo matrimonio combinatogli con un’italiana dall’accento fastidioso e che la corte francese, già appellava con il titolo di “mercantessa“, ovvero nobile di potere e fiorini più che di sangue.

Soltanto un vero e proprio capolavoro diplomatico aveva portato Caterina ed Enrico all’altare marsigliese, dove li attendeva papa Clemente VII Medici; per scorgerne le origini occorre risalire fino al 1530.

Una bambina in ostaggio

Quando, nel 1530, la furia apocalittica dei lanzichenecchi si abbatté sulla città di Roma, costringendo papa Clemente VII a rinchiudersi in Castel Sant’Angelo, protetto dall’eroismo della Guardia Svizzera, gli aristocratici fiorentini avversi ai Medici approfittarono dell’indebolimento del pontefice per insorgere e ripristinare la Repubblica.

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Caterina Maria Romula de’ Medici, così battezzata in onore dell’antenata Caterina Sforza, di Maria Vergine e di san Romulo, patrono di Fiesole culla etrusca di Firenze, aveva allora sette anni e si trovava a Firenze nella casa di Clarice Strozzi (nata Medici).

Presto la bambina si ritrovò quale ultima discendente medicea ad essere rimasta in città e poiché gli Strozzi erano schierati con la Repubblica, fu tolta alla zia ed affidata alle cure delle monache: prima le domenicane di Santa Lucia, quindi delle benedettine di Santissima Annunziata alle Murate, custodi di un ostaggio prezioso per il nuovo regime.

Fienze sotto Assedio

Quando al Sacco di Roma seguirono gli accordi tra Clemente VII e Carlo V, quindi la pace di Cambrai, tra l’imperatore e Francesco I Valois, le speranze dei fiorentini di tenere i Medici fuori dalla porta, grazie al sostegno del re francese, si rivelarono assai flebili.

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Il 14 ottobre del 1529 iniziò così il più famoso assedio di Firenze che si concluse il 12 agosto del 1530 con la resa della Repubblica Fiorentina ed il ritorno al potere dei Medici. Disperando della vittoria, i repubblicani più intransigenti avevano parlato di destinare Caterina de’ Medici al novero delle prostitute che servivano le truppe o di appenderla alle mura prese di mira dalle artiglierie di Carlo V ma fortunatamente non si procedette a niente di tutto ciò e concluso l’assedio, la bambina fu riportata a Roma, dove visse in Palazzo Salviati, oggi Palazzo Madama.

Clemente VII riebbe così la possibilità di disporre del matrimonio di Caterina, al fine portare avanti una saggia politica estera per il Papato e per i Medici; quindi già in buoni rapporti con l’imperatore Carlo V, volle tentare di legarsi anche al re di Francia.
Fu in questo modo che Caterina de’ Medici si trovò a Marsiglia sul cavallo ammantato d’argento.

La corte dei Valois

Alla corte itinerante dei Valois, tra sete, gioielli, banchetti, giardini e castelli incantati, Caterina de’ Medici imparò subito a stare attenta. Si faceva infatti sempre più aspro lo scontro tra la fazione protestante ugonotta, capeggiata dai Borbone e che, a corte, faceva riferimento a Anne de Pisseleu d’Heilly, favorita del re e duchessa d’Étampes, e quella cattolica dei Lorena duchi Guisa, rappresentata niente meno che da Diana di Poitier.

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Dovette essere duro per colei che si sarebbe dimostrata una delle donne più forti e potenti del secolo, ostentare umiltà, tacere e soprattutto sorridere a quella Diana che le sottraeva l’amato Enrico, eppure Caterina de’ Medici lo fece; tanto più che il papa dimenticò presto di pagare le rate della dote come molte altre promesse fatte a Francesco I.
E fu proprio questa apparente arrendevolezza a salvare il matrimonio di Caterina, trascorrendo gli anni senza che un erede venisse al mondo; in molti suggerirono di cacciare la “mercantessa”, prospettiva alla quale sia Diana, sia Anne si opposero, temendo una nuova moglie meno mansueta.

Caterina de’ Medici porta con sé il Rinascimento

Pur costretta a fare buon viso a cattivo gioco, Caterina non rimase comunque inoperosa, perché se le fortune degli stati italiani dovevano ormai dipendere dal predominio della Francia o della Spagna, i modelli culturali del Rinascimento fiorentino si irradiavano e dominavano l’Europa.
Così se già Francesco I aveva chiamato alla sua corte uomini di genio come Leonardo da Vinci, Rosso Fiorentino, Benvenuto Cellini, anche l’arrivo in Francia di Caterina de’ Medici e del suo seguito si inserì nel corso di uno sviluppo culturale di ampia portata e rilevanza epocale.

Caterina de' Medici è una delle figure storiche toscane più conosciute del Rinascimento che rivoluzionò la corte di Francia divenedone regina

Quando si tratta di veri e propri cambiamenti di epoca è spesso difficile, se non fuori luogo, tentare di individuare i “meriti” personali dei singoli personaggi storici; ciononostante, da fiorentini, in nome di Caterina, desideriamo accettare la sfida.

Senza dubbio, la giovane Caterina de’Medici introdusse a corte la maniera di cavalcare all’amazzone. Le dame francesi erano solite sedersi su di una specie di sedia orientata lateralmente che le costringeva a viaggiare molto piano, sacrificio inaccettabile per un’appassionata di caccia come Caterina che aveva bisogno di inseguire e tirare d’arco contro le prede. Lo stile all’amazzone richiedeva tuttavia l’utilizzo di un particolare indumento, in Francia ancora esclusivamente maschile: le mutande; fu una fiorentina a insegnarne l’uso alle dame.

Caterina de’ Medici e la cucina francese

Non si creda però che ci si sia impegnati a seguire il reale galoppo per evitare il punto più controverso: la cucina; tra gli italiani che, grazie ai cuochi di Caterina de’ Medici, si attribuiscono l’invenzione di molti piatti rinomati della cucina francese ed i transalpini che rifiutano con sdegno tale ipotesi. Chi ha ragione? Risponderemo citando esclusivamente storici e chef francesi.

Caterina de' Medici è una delle figure storiche toscane più conosciute del Rinascimento che rivoluzionò la corte di Francia divenedone regina

Tra i modelli culturali del Rinascimento che si diffusero in Europa ci fu certamente anche quello del banchetto, cerimoniale e sociale, ricco di piatti coreografici, musica e spettacolo. In tale contesto, progressivamente, andò individualizzandosi il posto a tavola, si diffuse l’uso delle posate, si affermò la divisione dei cibi salati da quelli dolci (via la frutta dal contorno delle carni!); si imposero alcune norme di educazione, proibendo di toccare il cibo con le mani o di soffiarsi il naso alla tovaglia.

La rilevanza storica di Caterina de’ Medici va però oltre la diffusione del modello rinascimentale, perché proprio sulla base delle tradizioni della sua corte, gli chef francesi del secolo successivo, ricordiamo François Pierre La Varenne e François Vatel, impressero la svolta verso la cucina moderna vera e propria.

Caterina de' Medici è una delle figure storiche toscane più conosciute del Rinascimento che rivoluzionò la corte di Francia divenedone regina

Riconobbe tale sviluppo l’opinione autorevolissima di Marie-Antoine Carême, chef di Napoleone Bonaparte, Giorgio IV d’Inghilterra, Alessandro I zar di Russia ed inventore dello stile haute cuisine: “i cucinieri della seconda metà del Settecento avevano conosciuto il gusto della cucina italiana che Caterina de’ Medici aveva introdotto alla corte di Francia” (Antoine Carême, Le maître d’hôtel français); oppure, tra gli storici, il biografo di Caterina Jean Orieux: “proprio i fiorentini hanno riformato la cucina francese di tradizione medievale.. a essi risale la cucina francese moderna” (Jean Orieux, Caterina de’ Medici).

Le ricette di Caterina de’ Medici

Riguardo a ricette e materie prime introdotte da Caterina de’ Medici in Francia, separare il vero dalla leggenda è difficilissimo. Così se non risulta credibile che i francesi ignorassero spinaci, piselli e carciofi, l’introduzione dei fagioli bianchi americani pare più fondata: “porta con sé i semi della nuova pianta che faranno ricchi i campi della sua nuova patria“, scrisse Paolo Valeriano attorno al 1533. Quanto alle ricette che i cuochi di Caterina diffusero in Francia, la testimonianza più chiara sembra quella del fiorentinissimo cibreo. Già nel 1575, il memorialista Pierre de L’Estoile riferì di una pericolosa indigestione, ottenuta da Caterina a causa della sua passione per le rigaglie (le interiora di pollo, ingrediente fondamentale per il cibreo) e i fondi carciofo.

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Il cibreo ebbe però poca fortuna in Francia. Con maggiore orgoglio i fiorentini contemporanei vantano infatti la paternità del papero al melarancio (canard à l’orange), della zuppa di cipolle o carabaccia (soupe à l’oignon), della salsa colla o besciamella (béchamel), delle pezzole della nonna (crêpes), del rosolio (data per certa dal giornalista culinario Aldo Santini), o addirittura della frittata – (omelette). Assai risibili infine le pretese sul gelato che si volle inventato dal leggendario pasticcere Ruggeri, alternativamente annoverato al seguito di Maria o di Caterina de’ Medici (anche la prima fu regina di Francia); gli unici Ruggeri che la storia conosce, seguirono sì Caterina, ma come astrologi.

Caterina de’ Medici regina di Francia

Poiché l’erede designato non sopravvisse al padre, Enrico di Valois divenne erede al trono e re di Francia dal 1547. Nonostante gli eredi di Carlo V l’avessero battuto più volte, fu fatale ad Enrico II soltanto la ferita all’occhio riportata in un torneo cavalleresco, morì il 10 luglio 1559; per tutto il suo regno, di fatto, la regina era stata Diana.

Diana e Caterina si agitarono entrambe attorno al letto del morente, ma già per il funerale l’ex favorita non osò presentarsi, per la regina il tempo dell’accondiscendenza era giunto al termine e presto ricevette da Diana lo scrigno con i gioielli regali assieme ad una lettera delle scuse.

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Ciò bastò a Diana per conservare quasi tutte le sue proprietà e ritirarsi nel castello di Anet, dove un tempo si era lasciata ritrarre nelle sembianze della dea Diana accanto al suo Enrico, re cervo.
Caterina indossò il lutto nero, nonostante la tradizione prescrivesse ai reali quello bianco e si preparò a governare.

Un regno di guerre ed intrighi

Il regno di Caterina de’ Medici, esercitato di fatto o come tutrice dei tre figli che si succedettero al trono (Francesco II, Carlo IX, Enrico III), non fu facile, non fu splendente ma richiese saggezza e forza. L’incendio delle guerre di religione era prossimo a divampare anche in Francia, mischiandosi agli interessi politici di una nobiltà desiderosa di indebolire il potere centrale.

Tra guerre, tregue, battaglie campali ed assedi, combattuti tra la fazione cattolica dei Lorena e quella ugonotta dei Borbone, Caterina de’ Medici, fiorentina e machiavellica, usò soprattutto le armi della diplomazia, degli intrighi e dell’ambiguità. Mantenendo artatamente l’equilibrio e la discordia tra le due parti, la fiorentina riuscì a mantenere sul trono gli ultimi deboli re Valois.
Tale politica valse a Caterina una terribile leggenda nera, ricca di episodi falsi quanto fu vera la sua devozione agli interessi della monarchia.

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La Regina Nera

Lo dimostra quanto avvenne nella terribile Notte di San Bartolomeo, quando al conciliante matrimonio tra la principessa Margherita di Valois e l’ugonotto Enrico di Borbone, fecero seguito l’eliminazione degli invitati protestanti ed un incendio di violenza che al di là delle intenzioni, pervase orribilmente tutto il paese.

Caterina si spense il 5 gennaio 1589, delusa dal figlio Enrico III che quasi quarantenne riusciva sempre meglio ad emarginarla e a regnare in modo autonomo; le sue perle donate alla sfortunata nuora Maria Stuarda, regina di Scozia, reciso il regale collo, erano dolorosamente finite nel tesoro di Elisabetta d’Inghilterra.
Se non altro però, la Regina Nera aveva davvero lasciato una grande eredità alla Francia, nei suoi modelli di gastronomia, arte e architettura ma soprattutto un’istituzione monarchica, per quanto debole, ancora integra.

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Ne avrebbe raccolto l’eredità, proprio Enrico di Borbone; poiché, quando Enrico III, ancora senza figli, cadde sotto il pugnale di un frate fanatico, fu proprio quest’altro Enrico a trovarsi in diritto di reclamare il trono, accondiscendendo a ciò che a Caterina, aveva sempre negato: convertirsi al cattolicesimo: “Parigi val bene una messa“.

Ancor più coraggio dovette servire tuttavia al re per affidarsi di nuovo ad un matrimonio mediceo, stavolta fu Maria de’ Medici a lasciare Firenze per Parigi. Enrico IV desiderava una grande regina? E sapeva bene dove andarla a cercare?

 

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Alessio Mariani
Blogger & Ambassador of Tuscany

Originario del contado fiorentino ma nato in città, laureato in storia medievale, combattei la battaglia di Montaperti dalla parte dei ghibellini, al fianco di Farinata degli Uberti. Oggi mi piace scrivere, soprattutto delle cose del Granducato, di cosa è vecchio, di cosa è nuovo e di cosa è cambiato, possibilmente davanti a una birra toscana del Birrificio Amiata, ipa, weisse o belga d'abbazia.

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