Fu architetto, scultore, urbanista, forse anche pittore, uno dei maggiori artisti del secondo Duecento, ciononostante sulla figura e l’opera di Arnolfo di Cambio restano ancora molti misteri. Prolifico genio poliedrico, importante innovatore, anticipò le grandi figure rinascimentali, come Leonardo, Michelangelo, Bernini, eppure il suo nome non è passato alla storia al pari di questi…perché?

Arnolfo di Cambio: il perché di un genio poco conosciuto

Statua di Arnolfo di Cambio davanti agli Uffizi a Firenze

Una delle ragioni per cui Arnolfo di Cambio non è diventato famoso al pari dei grandi maestri del Rinascimento, è che nel Medioevo il mestiere di artista non era riconosciuto come pochi secoli dopo, e veniva associato a quello di artigiano specializzato. In altre parole l’artista era concepito come un manovale a tutti gli effetti.

Se si aggiunge che il tasso di alfabetizzazione era molto basso e che la personalità singola, l’individuo, nel Medioevo non era rilevante come lo sarà successivamente, ecco che gli artisti medievali erano visti più come membri di una comunità che come geni solitari. Esistevano pertanto ottimi falegnami, scultori, pittori, ma era molto difficile che qualcuno fosse ricordato col proprio nome, anche se esistono, ovviamente, alcune importanti eccezioni come Cimabue e soprattutto Giotto.

Come cambia la figura dell’artista nel XII secolo

Opera di Arnolfo di Cambio in esposizione presso l'Opera del Duomo di Firenze

Fu solo dopo il XII secolo che la figura dell’artista acquisì sempre più importanza e spessore. A poco a poco le opere d’arte non furono più viste solo come opere di “artigianato”, ma ne venne riconosciuto il valore sia intellettuale che creativo.

Le cose iniziarono sostanzialmente a cambiare a partire proprio da Giotto, ma già Arnolfo di Cambio si può considerare a tutti gli effetti come un apripista, e non solo, perché fu anche uno dei primi a rappresentare una figura quasi universale in più campi dell’arte proponendosi quale uno degli artisti più prolifici della sua epoca, realizzando fontane, cibori, pulpiti, chiese, monumenti funebri e statue. Alcuni storici gli attribuiscono perfino opere di pittura, in particolare le Storie di Isacco nella Basilica di Assisi, la cui paternità è ancora oggi oggetto di dibattito.

La vita di Arnolfo di Cambio

Colle Val d'Elsa è il paese natale di Arnolfo di Cambio

Della vita di Arnolfo di Cambio, come di quella della maggior parte degli artisti medievali, non sappiamo moltissimo. Secondo Giorgio Vasari era figlio di Lapo, il leggendario architetto di origine tedesca che a Firenze edificò il Bargello, tanto che solo alla fine dell’Ottocento gli si attribuisce una definitiva ascendenza (figlio di Cambio, notaio, e di Perfetta) insieme a una patria, Colle Val d’Elsa, dove pare potrebbe essere nato tra il 1240 e il 1250. Mentre la morte pare poter essere avvenuta tra il 1302 e il 1310.

Ti potrebbe interessare: 👉 Scopri Colle Val d’Elsa, il borgo toscano più (ingiustamente) ignorato dal turismo 

Il discepolo di Nicola Pisano

Torre di Arnolfo di Cambio a San Giovanni Valdarno

Si sa che fu discepolo di Nicola Pisano, come comprovato da un documento del 1265. Ebbe quindi la grande opportunità di imparare da uno dei più grandi artisti ed innovatori del suo tempo, oltre che da tutti gli artisti che ruotavano intorno a questa importante figura. Arnolfo di Cambio lavorò con Nicola Pisano sino al 1270, anno in cui entrò al servizio di Carlo I d’Angiò per cui scolpì un importantissimo ritratto, oggi ai Musei Capitolini. Si tratta del primo ritratto scolpito dalla fine dell’arte classica.

Le opere di Arnolfo

Baldacchino di Arnolfo di Cambio nella Basilica di Santa Cecilia a Roma

Quindi lavorò a Perugia, alla fontana minore, e a Orvieto, allo splendido monumento del Cardinale De Braye. Anche in quest’ultimo sono ritratte le fattezze del defunto cardinale, novità assoluta nell’arte di quel tempo dal momento che durante il Medioevo si era perso l’uso di fare i ritratti.

Arnolfo di Cambio realizzò inoltre i baldacchini romani per San Paolo fuori le Mura e Santa Cecilia in Trastevere. Sue sono perfino le statue di uno dei primi presepi della cristianità, oggi conservati a Santa Maria Maggiore.
Si occupò inoltre della veneratissima statua bronzea di San Pietro al Vaticano, del monumento di papa Bonifacio VIII, della costruzione di Santa Croce, della decorazione di Santa Maria del Fiore e della realizzazione della torre del Palazzo della Signoria di Firenze, città in cui morì, nei primi anni del ‘300.

Leggi anche: 👉 Duomo di Firenze, dalla prima pietra allo gnomone👉 Google Map

Un’arte innovativa

La Torre di Arnolfo di Palazzo della Signoria di Firenze

La verità è che le figure realizzate da questo grande artista posseggono un volume, una gestualità e un’espressività accentuati, molto forti, e questo costituisce un’innovazione tale da poter essere paragonata alla rivoluzione che Giotto portò in pittura.

Arnolfo di Cambio si ispirò a diversi modelli. L’influsso più evidente fu, come ovvio, quello di Nicola Pisano, suo maestro e grande protagonista della scultura del XIII secolo, anche se con diverse innovazioni. Prima di tutto trasse spunto dall’antichità classica, che all’epoca iniziava già a suscitare un certo interesse. In alcune sue opere sono poi integrati parti di mosaico sul modello delle composizioni cosmatesche, tipiche del panorama artistico romano.

Tuttavia le opere di Arnolfo di Cambio devono un tributo anche al gotico internazionale e alle nuove tendenze che provenivano dalla Francia, soprattutto in campo architettonico. È quindi necessario immaginare un artista aggiornato, che riusciva a coniugare diversi stili e tipi di arte creando un linguaggio unico, originale e innovativo.

Palazzo Vecchio, Torre di Arnolfo: 👉 Google Map

 

Perché Arnolfo di Cambio è meno noto di altri suoi contemporanei?

Statua della Madonna della natività di Arnolfo di Cambio in esposizione presso l'Opera del Duomo di Firenze

Rimane a questo punto l’ultima grande domanda da porsi: perché Arnolfo di Cambio è meno noto di altri suoi contemporanei?

Oltre alla ragione che abbiamo spiegato all’inizio, ve n’è un’altra di pari importanza: molte delle sue opere sono scomparse. La facciata di Santa Maria del Fiore, a Firenze, fu completamente modificata, il sepolcro di Bonifacio VIII spostato e stravolto, la fontana di Perugia ci è pervenuta solo in alcune parti, scomposta.

Anche la tomba del Cardinale De Braye è priva di alcuni fondamentali elementi, così come il presepe di Santa Maria Maggiore. Quasi tutti i suoi interventi furono nei secoli cambiati, perdendo gran parte del loro fascino originario.

Arnolfo di Cambio rimane tuttavia uno dei più grandi artisti del Medioevo oltreché uno dei padri del Rinascimento italiano.

👉 Lo sapevi che quest’anno ricorrono i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci?

E tu hai avuto l’occasione di ammirare le opere di Arnolfo di Cambio? Scrivici la tua esperienza.

Hai un’attività Artistica o Artigianale e desideri raccontarla al mondo?

Clicca qui

 

Dal Febbraio 2014 in migliaia hanno cliccato qui sopra e centinaia hanno raccontato la loro storia. Vuoi conoscerne alcuni? (link)


Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

Commenti

Commenti