C’è vino e vino. C’è etichetta ed etichetta. C’è vitigno e vitigno. C’è terroir e terroir. Ma qui a Bolgheri sembra tutto al massimo livello. Sembra che Bacco stesso vi abbia eletto una delle sue più belle residenze.

Nel paradiso di Bolgheri, la grande salubrità del biologico e del biodinamico

Adesso chi viene a Bolgheri ascolta nomi mitici come Sassicaia, della Tenuta San Guido, Ornellaia, Guado al Tasso, Le Macchiole, e magari pensa che sia stato sempre così, che il dio Bacco vi abbia risieduto fin dai tempi antichi o che questa terra fosse considerata ab origine vocata per il vino, ma non è affatto così.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Anzi, se non ci fossero stati il marchese Mario Incisa della Rocchetta e l’enologo Giacomo Tachis, forse adesso racconteremmo tutta un’altra storia. Sì, perché un tempo da queste parti dicevano che la loro terra era “bona per le patate, non per le viti”, a eccezione del vitigno da cui ricavavano il “Rosatello”, un rosé certo di non memorabile qualità. E poi lì davanti c’era il mare, il terreno salino, l’aria salmastra, tutte cose che non andavano bene per l’uva.

La nascita di una DOC d’eccellenza

Per fortuna Mario Incisa della Rocchetta, grande esperto di cavalli, creatore della famosa razza Dormello Olgiata, e appassionato di vini francesi, non la pensava affatto così. Aveva notato una somiglianza morfologica tra la zona della Maremma pisana e quella di Graves, a Bordeaux, per cui, a suo parere, il territorio sarebbe risultato adatto per allevare vitigni francesi. Così, nel 1944, decise d’importare dalla Tenuta dei Duchi Salviati, a Migliarino, alcune barbatelle di cabernet sauvignon e di cabernet franc, e le piantò all’interno della Tenuta San Guido, a Castiglioncello di Bolgheri.

 

Seguì poi con passione la crescita delle piante e, con l’aiuto dell’enologo Giacomo Tachis, ottenne, nel 1968, le prime bottiglie di Sassicaia, uno dei migliori vini di tutta la zona, oltre a essere l’unica etichetta italiana, similmente a poche altre francesi, in possesso, dal 2013, di una DOC tutta sua: la DOC Bolgheri Sassicaia.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Fu da questa coraggiosa decisione di Mario Incisa della Rocchetta, che andava in controtendenza con le opinioni dell’epoca, che s’iniziò a comprendere quanto Bolgheri, da un punto di vista enologico, avrebbe potuto diventare importate, tanto che da territorio inadatto alla coltivazione della vite si è trasformato, negli anni, in un terroir d’elezione di circa 1.320 ettari nel quale i tre vitigni principali sono il cabernet sauvignon, il cabernet franc e il merlot.

Bolgheri, un terroir d’elezione

Ci sono vari fattori che contribuiscono a rendere Bolgheri un luogo particolarmente vocato per i vini di pregio: l’area è tutta racchiusa in una specie d’anfiteatro naturale costituito dalle alte colline che lo circondano da dietro e dal Tirreno che lo delimita davanti, le cui brezze temperate, trovando l’ostacolo dei rilievi, creano un costante ricircolo d’aria che mantiene le piante sempre fresche e alla giusta temperatura.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Inoltre, il terreno salino, ricco di minerali, e sassoso – Sassicaia, lo dice il nome stesso -, insieme a grosse chiazze d’argilla, permettono alle uve francesi d’esprimersi al meglio.

Infine non si deve mai sottovalutare che al microclima tipico di Bolgheri ha fortemente contribuito lo stesso Mario Incisa della Rocchetta fondando la prima oasi in Italia del WWF – il “Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri “marchese Mario Incisa della Rocchetta” – perché si era reso conto quanto fosse importante questa palude per la zona.

L’area, di 513 ettari, è uno splendido esempio di ambiente originario dell’alta Maremma, composto da bosco igrofilo, stagni, pineta, e prati allagati.

L’acqua degli stagni, circa 150 ettari, evaporando, e trasportata dai venti marini, mantiene un clima diverso dalle zone limitrofe, più stabile, ideale per le viti. In realtà, nonostante tutto questo, Mario Incisa della Rocchetta aveva piantato il primo vigneto dietro il castello, nella Tenuta San Guido, in modo che fosse il più possibile riparato dai venti del mare, pensando che danneggiassero l’uva.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro delle aziende biodinamiche

In un secondo momento però si rese conto che era l’esatto contrario, e fu costretto a spostare la vigna con esposizione verso il Tirreno.

La crescita della DOC Bolgheri

Col tempo, molti hanno seguito l’esempio di Mario Incisa della Rocchetta e hanno piantato le loro viti creando nuove aziende e nuovi vini di pregio, per dimostrare che “grande” è l’intero territorio e non unicamente il vino singolo. Negli ultimi vent’anni, la DOC Bolgheri ha subìto una rapida espansione, passando da 250 ettari, alla fine degli anni ’90, ai 1.319 attuali. Le aziende attualmente associate al Consorzio sono 45 su circa 67 operanti sul tutto territorio e la DOC è adesso chiusa.

La passione dei viticoltori di questa zona, tutti, più o meno famosi, è inesauribile, e chi ha passione non può fare a meno di nutrire profondo rispetto per la propria terra e il proprio ambiente, il che significa, in poche parole, coltivazioni biologiche o biodinamiche. Non molti sono certificati, per ragioni di opportunità, ma almeno l’80% dei viticoltori praticano il biologico o addirittura il biodinamico di fatto.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

L’importante, si pensa da queste parti, è la lotta integrata contro i funghi, i parassiti e gl’insetti che danneggiano l’uva. Per fare un esempio, la tignoletta della vite, il terribile lepidottero divora-acini, è scomparsa in tutta la DOC grazie all’uso di ormoni che creano confusione sessuale tra gl’insetti.

In altre parole, l’insetto, a causa degli ormoni, non comprendendo più se il suo prossimo è maschio o femmina non riesce ad accoppiarsi e quindi a riprodursi. Per la cocciniglia, invece, si usano tanti rimedi, tra cui anche le coccinelle che si nutrono di cocciniglie cotonose.

Equilibri biodinamici

Non c’è bisogno di dire che questo è il miglior metodo di affrontare i problemi: tutti uniti per un unico scopo. D’altronde, non è che gli insetti, i funghi e i parassiti tendano a rispettare i confini tra le varie aziende.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Chi adotta il metodo biologico o biodinamico e opta per soluzioni compatibili con l’ambiente e la propria salute, ha bisogno che il coltivatore limitrofo faccia altrettanto perché la sua lotta sia in tutto e per tutto efficace. E in questo i coltivatori di Bolgheri hanno dimostrato di agire davvero come una sola entità.

L’unione fa la forza

Dobbiamo perciò sempre tenere a mente che se questo territorio è diventato così famoso per i suoi vini, oltre a Mario Incisa della Rocchetta e al suo Padule, oltre al suo terreno eccezionale e ai suoi venti marini che circolano nell’anfiteatro naturale delle colline, lo deve anche all’unione dei suoi viticoltori, convinti che trattare la propria terra, le proprie viti, nel modo più naturale possibile, mantenendo un ecosistema armonioso e produttivo, sia anche il modo migliore di vivere insieme e di creare piccoli capolavori dell’enologia.

La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Ringraziamo Matteo Frollani –  titolare dell’Azienda Agricola Imperiale di Bolgheri – per le preziose informazioni che ci ha fornito e auspichiamo di cuore che questo messaggio passi a tutti coloro che ancora non si sono risolti a considerare la natura in cui vivono come un dono meraviglioso da preservare e non semplicemente come un ambiente da sfruttare a piacimento.

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