Cimabue, grazie al suo stile personale e originale, durante il Rinascimento venne considerato uno dei padri della pittura italiana. Secondo la tradizione fu maestro di Giotto che scelse come allievo dopo averlo visto disegnare, con estrema bravura, delle pecore sulla pietra.

Cimabue, il babbo della pittura italiana

Cenni di Pepo, probabile vero nome di Cimabue, era un artista celebre già tra i suoi contemporanei, tanto da essere citato da Dante Alighieri nell’XI canto del Purgatorio: “Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, ed ora ha Giotto il grido, si che la fama di colui è scura” . In altre parole il Sommo dette un giudizio piuttosto tranchant di Cimabue, dicendo che si riteneva il migliore nella pittura, ma che poi ha dovuto cedere il passo a Giotto che alla fine lo ha oscurato.

Ritratto di Cimabue, pittore toscano padre della pittura italiana

Cimabue, chiave di volta della pittura occidentale

Il Vasari successivamente lo citò come colui che nacque per dar i primi lumi all’arte della pittura e lo indicò come il primo pittore che si discostò dalla «scabrosa goffa e ordinaria […] maniera greca», ritrovando il principio del disegno verosimile “alla latina”. Fu infatti proprio l’arte di Cimabue a dare inizio a una nuova scuola pittorica che si distaccava dal quella bizantina e che era fatta anche di sentimenti: è a lui che dobbiamo il passo fondamentale nella transizione da figure ieratiche e idealizzate verso soggetti veri, dotati di umanità ed emozioni, che saranno alla base delle futura pittura italiana e occidentale.

A onor del vero, studi recenti hanno dimostrato come in realtà il rinnovamento operato da Cimabue non fosse poi così isolato nel contesto europeo. La stessa pittura bizantina mostrava già segni di evoluzione verso una maggiore resa dei volumi e un migliore dialogo con l’osservatore. Negli affreschi del monastero di Sopoćani, del 1265 (anno di nascita di Dante), si notano figure ormai senza contorno dove le finissime sfumature evidenziano la rotondità volumetrica. D’altronde lo stesso Vasari, che attribuisce a Cimabue l’inizio del rinnovamento della pittura italiana, afferma che ebbe “maestri greci”.

Il mosaico del Battistero di Firenze

La vita di Cimabue

Della sua vita non si sa molto: non si conoscono neppure con precisione la data di nascita né quella della morte. Si sa che Cimabue era il soprannome, probabilmente dovuto al suo eccessivo orgoglio, ma anche sul vero nome (Giovanni, Cenni o Bencivieni di Pepi) ci sono pareri e fonti discordanti.

Cimabue nacque a Firenze intorno al 1240 da nobile famiglia fiorentina che lo mandò a studiare lettere presso il convento di Santa Maria Novella. Qui entrò in contatto con maestri d’arte bizantina, chiamati a lavorare in città. Presto però si distaccò, come dice il Vasari, dal loro formalismo: “sì nella maniera, come nel colorire, dalla maniera dei maestri che gli insegnavano”.

Crocifisso di Cimabue nella chiesa di San Domenico ad Arezzo

I crocifissi di Cimabue

L’importante evoluzione artistica di Cimabue si può notare attraverso uno dei soggetti preferiti della sua pittura: il crocifisso dipinto su tavola di legno.

Il Crocifisso di San Domenico – Arezzo

Intorno al 1270 realizzò il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo in cui rimangono ancora molti caratteri dell’arte bizantina, come la linea netta e incisiva che disegna la figura, le parti anatomiche molto poco definite, gli occhi “a esse” e la doratura della fascia di stoffa intorno ai fianchi (perizoma). La figura di Gesù è composta con forti contrasti di colore: dal grigio-verde del corpo morente al rosso violento del perizoma.

Crocifisso di Santa Croce – Firenze

Nel 1272 si recò a Roma. Al rientro a Firenze realizzò il grande Crocifisso in legno per la Chiesa di Santa Croce, sfortunatamente piuttosto rovinato dall’alluvione di Firenze e del Bacino dell’Arno del 1966. Qui Cimabue si distaccò con  chiara evidenza dal Crocifisso aretino adottando uno stile più personale e abbandonando gradualmente alcuni elementi bizantini, tanto che diversi studiosi sostengono che proprio da quest’opera nasce la pittura italiana post-medioevale.

Pur mostrando ancora alcuni tratti bizantini, come gli occhi o il naso, il Cristo del Crocifisso fiorentino mostra parti anatomiche realizzate in maniera più naturale, più voluminosa, meno piatta. Il perizoma non è più rosso, agghindato da luccichii dorati, ma soltanto un velo trasparente che lascia intravedere il corpo di Gesù. Il volto assume un’espressione molto più dolce, più umana. I personaggi di Cimabue iniziano ad avvicinarsi maggiormente alla realtà.

Crocifisso di Cimabue nella Basilica di Santa Croce a Firenze

Gli anni più floridi della vita dell’artista

Il periodo più attivo per Cimabue è intorno al 1280, anno in cui realizzò la bellissima Madonna in trono con bambino, conservata al Louvre di Parigi. Negli anni successivi dipinse altre opere conservate nei musei di tutto il mondo, come la Flagellazione, alla Frick Collection di New York, la Maestà di Santa Maria de’ Servi, a Bologna, i mosaici del Battistero di Firenze. In questi anni iniziò anche la collaborazione con Giotto.

La Crocifissione di Assisi

Cimabue, negli anni dal 1288 al 1292, venne chiamato ad Assisi, da Papa Niccolò IV, per realizzare gli affreschi dell’abside nella Basilica Superiore. Anche in questo caso il pittore raffigurò uno straordinario Cristo sulla croce. Benché piuttosto rovinata dall’alterazione chimica dei colori, la Crocifissione di Assisi conserva tuttavia una forza drammatica incredibile. Il corpo del Cristo si inarca come la vela di una barca spinta dal vento, il perizoma pare volare e gli angeli sembrano sbattere con violenza contro la croce, mentre tutt’intorno regna la disperazione accentuata dal pianto silenzioso della Madonna e dalle braccia tragicamente alzate della Maddalena.

Madonna in Maestà

Alla fine del Duecento Cimabue realizzò la Madonna in Maestà per la Chiesa di Santa Trinita di Firenze, oggi agli Uffizi. Nella raffigurazione della Vergine si notano ancora legami con la tradizione bizantina, come il fondo oro e le strisce dorate delle vesti, ma sono presenti anche moltissime novità importanti: il trono è una costruzione robusta e tridimensionale, mentre Maria non è un’immagine astratta, piatta e bidimensionale, ma una figura in carne e ossa.

Affreschi nella Basilica Superiore di Assisi realizzati da Cimbue

Il Duomo di Pisa e la morte prematura

Tra il 1301 e il 1302 Cimabue fu a Pisa per la decorazione a mosaico dell’abside del Duomo. Morì però intorno al 1302 lasciando incompiuta l’opera.

 

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