Livia Vernazza fu moglie di Giovanni de’ Medici, figlio naturale di Cosimo I. Costretta dal padre ad un primo matrimonio col suo socio in affari a soli 14 anni, Livia scappò a Firenze dove conobbe Giovanni: i due si innamorarono perdutamente. La famiglia Medici però non accettò mai la loro relazione, al punto di arrivare a rapire Livia e sottrarle il suo unico figlio.

Livia Vernazza: una pasionaria in casa Medici

Aveva 14 anni (o 13 o 15, non è certo) la bella Livia Vernazza quando suo padre, un materassaio di Genova, la costrinse, nel 1604, a sposare Battista Granara, quarantenne e suo socio in affari. Livia non solo non l’amava, com’è logico, ma addirittura minacciò di suicidarsi gettandosi dal balcone di casa alla sola idea di dover passare la vita con quel vecchio rozzo.

Livia Vernazza, moglie di Giovanni de' Medici figlio naturale di Cosimo I, ha subìto un processo di damnatio memoriae da parte dei Medici

Tuttavia è probabile che i Vernazza non possedessero una mentalità troppo aperta neanche per l’epoca. Durante il matrimonio, che avvenne nonostante tutto, i fratelli mantennero un atteggiamento costantemente minaccioso e nel momento della pronuncia dei voti nuziali si sostituirono a lei.

Avete presente la scena del film La regina Margot in cui, il 18 agosto 1572, nella cattedrale di Notre-Dame de Paris, Carlo IX forza la bellissima Margherita di Valois (Isabelle Adjani) a sposare Enrico di Navarra (Daniel Auteuil)? Avete presente la violenza con cui le abbassa la testa in segno d’assenso? Se non l’avete presente, guardatela l’estratto del film per rendervi conto di cosa dovessero subire le donne all’epoca. E stiamo parlando di reali. Immaginatevi cosa non accadeva tra i ceti meno abbienti e meno nobili.

La fuga a Firenze

Quel che successe dopo una tale aberrazione di matrimonio non è certo. La famiglia Medici arrivò a detestare questa donna a tal punto che nel tempo fu portata avanti contro di lei una vera e propria damnatio memoriae. Fatto sta che Livia Vernazza, circa 3 anni dopo le nozze, fuggì – forse dal marito violento, forse con un uomo, forse dopo aver addirittura dato alla luce un figlio – e  approdò a Firenze nel 1607. Sola, senza legittimità, già gravata da uno scomodo passato nonostante la giovane età, è più che probabile che la ragazza non trovasse di meglio che prostituirsi e così venne iscritta nel “libro dell’onestà“, in altre parole fu schedata come donna di malaffare.

Sembrava una vita già andata in malora, come tante altre all’epoca, invece no, il destino aveva in serbo per lei altri piani. Un paio d’anni dopo, nel 1609, avvenne l’incontro della sua esistenza: conobbe Giovanni de’ Medici, più o meno coetaneo del marito, ma stavolta lei s’innamorò. Come dire: non è l’età che conta ma la qualità dell’uomo.

Un amore travolgente

Giovanni era figlio naturale di Cosimo I, duca di Firenze – poi granduca di Toscana – e di Eleonora Albizzi. Era stato legittimato dal padre che lo aveva fatto educare a corte e gli aveva assegnato un patrimonio consistente in beni in Toscana e in capitali vincolati da fedecommesso in Spagna e Portogallo. Fin dall’inizio Giovanni aveva dimostrato intelligenza e di possedere doti adeguate per la vita militare. Era un uomo molto intelligente, capace, e ora in Livia Vernazza aveva trovato l’amore vero.

Livia Vernazza, moglie di Giovanni de' Medici figlio naturale di Cosimo I, ha subìto un processo di damnatio memoriae da parte dei Medici

In una lettera del 12 febbraio 1612, Giovanni de’ Medici si rivolgeva a Livia definendola «Illustre signora mia et unica Patrona».
Tra di loro c’era passione, ardore, sentimento profondo: «Non è possibile che io viva in questa maniera, perché non dormo né mangio e ho una passione continova che non mi lasia vivere» scriveva Livia il 15 ottobre 1617, mentre lui era in guerra. Quando poi le giunse voce d’una possibile rivale, Livia Vernazza reagì male, da donna profondamente ferita: «Fatemi aver costei nelle mani, non puosso più scrivere perché sono stracha».

Pare però che Giovanni, una volta smascherato, si fosse reso conto della stupidaggine e le avesse chiesto sincero perdono. Tuttavia Livia non si sentiva appagata: prima lo tenne a lungo sulle spine, poi lo perdonò ma pretese una vendetta nei confronti della rivale di cui purtroppo sappiamo poco.

Il matrimonio di Livia Vernazza e Giovanni de’ Medici

Però questo non era niente, semplici scaramucce tra innamorati, i problemi maggiori per Livia Vernazza sarebbero derivati dalla famiglia di lui che non tollerava non solo una donna di rango inferiore, ma addirittura una prostituta.

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Anche se dietro ragioni d’orgoglio nobiliare ce n’erano altre molto più concrete e prosaiche: un loro eventuale figlio, a seconda delle combinazioni, avrebbe potuto diventare erede al trono e avanzare pretese per la successione dei beni. Come si vede, passano i secoli, i millenni, le forme, ma la sostanza per il genere umano non cambia.

I due si trasferirono a Venezia dove vissero in serenità fino a che non vennero avviate le pratiche per l’annullamento del primo matrimonio di Livia. La curia di Genova accettò la versione di Giovanni secondo la quale il matrimonio era stato contratto forzosamente e su questa base venne dichiarato nullo.
Era l’occasione giusta per la famiglia Medici di tentare di stroncare il loro rapporto inducendo Battista Granara, il primo marito di Livia, a ricorrere in tribunale, e presentando una petizione al Papa con la richiesta di rinchiudere Livia Vernazza in un monastero mentre il suo caso veniva discusso.

La richiesta, tuttavia, non venne accolta e Giovanni de’ Medici e Livia Vernazza si sposarono a Venezia nel 1619, dopo la morte del primo marito. La prima battaglia era vinta ma la guerra sarebbe stata ancora molto lunga ed estenuante.

Livia Vernazza, moglie di Giovanni de' Medici figlio naturale di Cosimo I, ha subìto un processo di damnatio memoriae da parte dei Medici

L’inganno di Maria Maddalena d’Austria

Nello stesso 1619 la coppia ebbe un figlio, Giovanni Francesco, che suscitò nel padre un sincero affetto finché non morì, un paio d’anni dopo. Fu per Livia il vero principio del suo calvario. Aver sfidato la potenza dei Medici non le avrebbe affatto giovato. Livia era rimasta incinta di una seconda figlia, morta soltanto 20 giorni dopo la nascita. Da vedova aveva attirato le attenzioni di un ricco patrizio della famiglia Grimani, una circostanza che le avrebbe garantito una certa protezione dalla vendetta medicea.

Ma Maria Maddalena d’Austria (moglie di Cosimo II), granduchessa di Toscana, non era donna da perdersi d’animo di fronte a simili impedimenti: con l’inganno la attrasse a Firenze, la rapì e le sottrasse il figlio. Un giochetto da ragazzi per la gran dama austriaca. Dichiarò poi nullo il suo matrimonio con Giovanni de’ Medici, e le sue proprietà vennero ridistribuite tra gli altri membri della famiglia, mentre Giovanni Francesco fu affidato a Baroncelli, l’ex segretario di Giovanni.

Lunga fu la prigionia di Livia Vernazza. Prima agli arresti domiciliari nella villa di Montughi poi – probabilmente a causa della sua irriverenza nei confronti delle granduchesse Maria Maddalena d’Austria e Cristina di Lorena – fu rinchiusa nelle fortezze di Belvedere e di San Miniato. Nel 1637, alla morte di Cristina, Livia fu trasferita nel convento delle monache di Foligno.

Livia Vernazza, moglie di Giovanni de' Medici figlio naturale di Cosimo I, ha subìto un processo di damnatio memoriae da parte dei Medici

A un tratto le cattolicissime granduchesse Cristina e Maria Maddalena, che non erano certo Medici di nascita, si erano trasformate in feroci protettrici del casato, seguendo la linea delle lezioni impartite a Camilla Martelli e Bianca Cappello che non erano mai state accettate in famiglia.

Damnatio memoriae

Livia Vernazza spese i suoi ultimi, pochi, averi in avvocati che si dimostrarono sleali, o al fine di ottenere favori dai suoi carcerieri. Intanto la sua damnatio memoriae procedeva spedita: fu perfino catalogato come “Ritratto di donna” un dipinto precedentemente intitolato a lei in cui la si poteva ammirare in tutto il suo fulgore.
Neppure i rapporti col figlio Giovanni Francesco potevano sollevarla: cresciuto lontano da lei, influenzato dalla martellante propaganda medicea che avversava la madre, il giovane la maltrattò, cercò di farla incriminare per stregoneria e la minacciò di morte

L’unica vittoria di Livia Vernazza consisté nell’essere riuscita a far trasferire i gioielli che le aveva donato il marito in un convento di Murano. Le granduchesse Cristina e Maria Maddalena, nonostante avessero fatto di tutto per riaverli, non ebbero mai successo

Livia Vernazza, moglie di Giovanni de' Medici figlio naturale di Cosimo I, ha subìto un processo di damnatio memoriae da parte dei Medici

Livia lasciò i suoi averi ai padri della chiesa di S. Michele Visdomini di Firenze, gli unici che le avevano donato un po’ di conforto nei momenti difficili, gli stessi che le offrirono sepoltura nella chiesa quando, nel 1655, si spense.

Una vita indomita, fiera, quella di Livia Vernazza, un’irriverenza e una ribellione al potere che le costò cara, ma viene da domandarsi: meglio così o meglio un’esistenza sottomessa, soffocata, massacrata prima ancora di potersi chiamare vita, tra le lenzuola d’un vecchio e laido socio del padre?

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