Cristina di Lorena, nipote di Caterina de’Medici, giunse a Firenze nel 1589 per il suo matrimonio con il Granduca Ferdinando I. I figli della coppia ebbero un precettore davvero speciale e rivoluzionario che con il suo cannocchiale osservava i moti dei pianeti e delle stelle: Galileo Galilei. Neanche l’amicizia con la Granduchessa però riuscirono a salvare Galileo dall’iniquo processo e dalla condanna.

Cristina di Lorena, la granduchessa amica di Galileo che però non riuscì a salvarlo

La storiografia, che di norma predica prudenza più dei preti, finisce spesso per contraddirsi emettendo giudizi tranchant che non di rado vengono successivamente rivisti in positivo o in negativo. Questo a dimostrazione di come anche chi dovrebbe mantenere posizioni assolutamente neutrali verso gli avvenimenti  e i loro artefici viene poi influenzato dalla propria visione storico-politico-sociale e non ultimo anche dalla propria visione dell’esistenza. È il caso di Cristina di Lorena, prima lodata dagli storici, poi demonizzata, infine parzialmente riabilitata.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

L’infanzia di Cristina di Lorena

Cristina di Lorena, figlia del duca Carlo III di Lorena e di Claudia di Francia (o Claudia di Valois, a sua volta figlia di Caterina dei Medici, regina di Francia), morta molto giovane, trovò proprio nella nonna Caterina, la regina madre, che le era molto affezionata, una formidabile sponda per la propria educazione e il proprio futuro. Caterina, infatti, oltre a lasciarle in eredità buona parte delle proprie sostanze, si occupò attivamente delle trattative per il suo matrimonio con Ferdinando I.

Il Granduca Ferdinando I, fratello e forse addirittura omicida di Francesco I e della sua seconda moglie Bianca Cappello, aveva una quindicina d’anni più della giovane, ma soprattutto si trovava nell’urgente necessità di ricomporre l’immagine familiare medicea fortemente danneggiata dal discusso amore tra Francesco e Bianca Cappello, nonché dalla loro misteriosa morte. Ferdinando, abbandonato l’abito cardinalizio, voleva figli e riguadagnare consensi. Cristina di Lorena non era bella, ma capace di affascinare sì: il ritratto, dipinto da Scipione Pulzone nel 1590, la raffigura elegante, sguardo diretto, penetrante. Colta, raffinata, era profondamente credente ma anche animata dalla passione per le scienze.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

Cristina di Lorena – Ritratto di Scipione Pulzone

Il matrimonio con Ferdinando I e l’arrivo a Firenze

Il matrimonio fu celebrato in Francia nel febbraio del 1589. La nuova granduchessa portava in dote la ragguardevole cifra di 600.000 ducati, numerose proprietà, i diritti sul possesso del ducato di Urbino, altro lascito della potente Caterina, oltre a un’importante rete di relazioni affettive e politiche con la Francia e con mezza Europa. Un vero affare per tutti.

Cristina di Lorena arrivò a Firenze l’anno successivo, e la città, parata a festa, si trasformò in un enorme teatro all’aperto: ovunque si tenevano commedie e lo sfarzo s’intrecciava alla cultura. Questo segnò l’inizio di una felice unione che portò alla coppia anche molti figli, ben nove, oltre al consenso delle ricche famiglie fiorentine. Il casato dei Medici era di nuovo saldamente al potere: dopo che Francesco, più che altro interessato alle scienze e all’alchimia, aveva lasciato il governo nelle mani di molti, forse troppi, delegati, Ferdinando seppe riguadagnare il controllo economico-amministrativo dello stato.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

Ferdinando I de’ Medici

Cristina di Lorena, una figura controversa

Cristina, dal canto suo, scrive il segretario granducale Lorenzo Usimbardi“fece sì con la dissimulazione e patienza sua, che Ferdinando, vinto a poco a poco dall’accorto ossequio di lei […] cominciò a darle il maneggio della casa e famiglia, sgravandosene”.
Eppure, come accennato all’inizio, la storiografia non è concorde nel giudicarla.

A lungo il suo ruolo è stato considerato marginale e la sua popolarità dovuta solo all’abilità di Ferdinando: “Ben poco ebbe parte in quest’opera riformatrice, pur se poté godere i benefici di una popolarità giuntale di riflesso; di temperamento mediocre in cui avevano ben attecchito spiriti controriformistici, Cristina di Lorena si dedicò soprattutto alla fondazione di monasteri e conventi, quali ad esempio il monastero della Pace a Firenze e quello delle convertite a Pisa (1610). I riconoscimenti per tale opera non tardarono: Sisto V nel 1589 e Clemente VIII nel 1593 le inviarono la rosa d’oro”.

Tuttavia Ferdinando sapeva di poter contare su di lei, tanto che nel 1609, al momento della morte, la nominò tutrice delle figlie e dei figli e reggente per conto del primogenito Cosimo II, ancora troppo giovane per occuparsi dello Stato.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

Cosimo II dei Medici

Il governo di Cristina di Lorena per molto tempo è stato giudicato l’inizio della china discendente del potere mediceo. Inettitudine, scarso interesse per il bene pubblico, spese esagerate, bigottismo e asservimento alla politica papale, sono solo alcune delle colpe che le sono state ascritte.

Più di recente, tuttavia, l’analisi riguardo al suo operato è cambiata, la sua figura è stata rivalutata, così come il suo pensiero politico e il ruolo che ha rivestito nei primi decenni del XVII secolo, tutte valutazioni che sembrano più coerenti coi giudizi positivi che avevano emesso i contemporanei.

L’amicizia con Galileo Galilei

Cristina, smentendo le forse troppo severe accuse di bigottismo, volle per la propria prole un’educazione in cui a una formazione classica venisse affiancato lo studio delle lingue moderne, della cosmografia, della matematica e delle scienze. Precettore a corte fu, tra il 1605 e il 1608, un certo Galileo Galilei, che istruendo il giovane Cosimo divenne amico della madre. Famosissima è la lunghissima lettera – iniziata nel febbraio del 1615 e portata a termine nell’estate dello stesso anno -, quasi un breve trattato teorico, che il grande scienziato inviò alla Granduchessa.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

Galileo Galilei

Erano anni cruciali per Galileo. Nel 1610 il suo Sidereus Nuncius aveva sconvolto l’Europa e il copernicanesimo non si poneva più ormai come una semplice ipotesi, ma come una vera e propria tesi che si riprometteva di abbattere la vecchia cosmologia aristotelico-tolemaica  per la quale il sole ruotava intorno alla terra e non viceversa.

Un grosso problema per lui erano però alcuni versetti della Sacra Scrittura, come Gs 10,12-13, dove Giosuè, nella battaglia di Gabaon, comanda al sole di fermarsi. La Bibbia sembrava quindi propendere per la teoria geocentrica e a quei tempi andarle contro poteva portare all’accusa di eresia, cosa che, in effetti, anni dopo avvenne. La sfida che pertanto gli si parava davanti era di conciliare copernicanesimo e fede cristiana.

La lettera di Galileo a Cristina di Lorena

La lettera a Madama Cristina di Lorena rappresenta il tentativo teorico di Galileo di delegittimare garbatamente la Bibbia come fonte d’autorità nella ricerca scientifica, ritenendo il testo sacro infallibile, per principio, solo nell’ambito religioso e morale.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

“Leggendosi nelle Sacre lettere, in molti luoghi, che il sole si muove e la terra sta ferma, né potendo la Scrittura mentire o errare, ne seguita per necessaria conseguenza che erronea e dannanda sia la sentenza di chi volesse asserire, il Sole esser per me stesso immobile e mobile la terra…Sopra questa ragione parmi […] non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che si sia perpetrato il suo vero sentimento. […].

Dal che ne seguita che, qualunque volta alcuno, nell’esporla, volesse fermarsi sempre nel nudo suono literale, potrebbe, errando esso, far apparir nelle Scritture non solo contraddizioni e proposizioni remote dal vero, ma gravi eresie e bestemmie ancora[…]” “[…] nelle dispute di problemi naturali, non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie.

È evidente che Galileo tentasse di “salvare capra e cavoli” cercando l’appoggio e la protezione della Granduchessa, ma forse il suo errore fu di presupporre che Cristina di Lorena fosse in grado di comprendere tematiche così complesse e pericolose, e che il suo potere potesse spingersi oltre quello che in realtà era. Sta di fatto che la donna, nonostante l’amicizia, non riuscì a evitargli l’umiliazione del processo, né la tortura né la condanna.

Cristina di Lorena, nipote di Caterina de'Medici, moglie del Granduca Ferdinando, strinse amicizia con Galileo Galilei, precettore dei figli

La morte di Cristina di Lorena

Sebbene non possedesse una spiccata capacità politica, la Granduchessa rimase a capo dello stato fino a che il nipote, Ferdinando II, succeduto a Cosimo II, non la allontanò dalla corte. Cristina di Lorena morì nel 1630 nella villa medicea di Castello.

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