Va bene, che come dice Malaparte, i toscani sono “maledetti”, ma questo non gli ha impedito di entrare nel pantheon dei personaggi famosi del Novecento. Abbiamo quindi raccolto le vite di toscani illustri, dividendoli in base ai loro campi di azione.

Toscani illustri: i più famosi dal dopoguerra ai nostri giorni

È sempre un’operazione delicata stilare una lista di persone che eccellono in qualche campo perché si rischia di dimenticarci di qualcuno o di lasciarne fuori qualcun altro ritenuto, a torto o ragione, non all’altezza degli altri. Premettiamo quindi che il nostro elenco di toscani illustri del dopoguerra non solo non ha nessun carattere esaustivo, rimanendo aperto a critiche e a eventuali nuovi inserimenti, ma che dipende dalle valutazioni personali del compilatore e pertanto, in quanto tali, assolutamente opinabili.

Raccolta di brevi biografie dei toscani illustri del Novecento nei campi di Architettura, Cinema, Letteratura, Scienze e Giornalismo

Nel compilare la lista abbiamo adottato 2 criteri di base: 1. rientrano nel novero non solo i toscani illustri nati nel dopoguerra, ma anche tutti quelli che, pur nati prima, hanno continuato a operare significativamente anche dopo; 2. per comodità abbiamo diviso la lista in categorie: es. arte, sport, politica, scienza, eccetera.

Architettura

Giovanni Michelucci

Giovanni Michelucci (Pistoia 1891-Fiesole 1990). Il progetto più significativo del grande architetto fu la stazione di Santa Maria Novella. Già durante la prima guerra mondiale, realizzò una cappella vicino a Caporetto, considerata la sua prima opera architettonica. Legò però il suo nome alla ricostruzione di Firenze dopo la guerra e a quella di Longarone, il famoso paese spazzato via nel disastro del Vajont. Successivamente, a Pisa, Michelucci progettò il Sacrario ai caduti di Kindu, a Firenze la chiesa dell’autostrada e il Ristorante del Gambero rosso vicino al parco di Collodi. Ha lasciato di sé l’immagine d’un architetto sempre alla ricerca dell’unicità fra struttura e architettura.

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Letteratura

Mario Luzi

Mario Luzi (Firenze 1914-2005), tra i toscani illustri del dopoguerra, fu autore di saggi letterari, traduzioni, opere teatrali, ma soprattutto un poeta. Nella sua produzione si distinguono tre fasi. La prima, con le raccolte “La barca” (1935), “Avvento Notturno” (1940), “Un brindisi” (1946) e “Quaderno gotico” (1947), lo vide pienamente inserito nell’ambiente ermetico fiorentino.

Nella successiva Luzi abbandonò l’ermetismo e, grazie all’influenza di Elliot e di Montale, la sua poetica si aprì a una dimensione di paesaggi desolati e brulli: l’apice lo raggiunse nella raccolta “Su fondamenti invisibili” (1971). Nell’ultimo periodo, che comincia con “Nel Magma” (1963), Luzi cercò di “far parlare le cose”, utilizzando anche un linguaggio più quotidiano. Ricevette il premio Viareggio, nel 1978, per “Fuoco della Controversia”, il capolavoro dell’ultima fase.

Vasco Pratolini

Vasco Pratolini (Firenze 1913 – Roma 1991), scrittore e sceneggiatore italiano, è considerato uno dei maggiori narratori italiani del secondo Novecento, oltre ad essere uno dei più famosi illustri toscani del secolo.

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Alcuni dei suoi racconti e romanzi rappresentano il momento migliore della tradizione realista e, in parte, neorealista. Da ragazzo, studiando da autodidatta, esercitò i più umili e vari mestieri.

Conobbe Rosai e Vittorini e fu legato agli ambienti del fascismo di sinistra, collaborando al Bargello. Passò presto all’antifascismo, avvicinandosi alle posizioni comuniste; ebbe stretti rapporti con gli ermetici fiorentini. Tra le sue opere più importanti: Il quartiere, 1944; Cronaca familiare, 1947; Cronache di poveri amanti, 1947; Le ragazze di Sanfrediano, 1952; Metello (1955); Lo scialo, 1960; La costanza della ragione (1963).

Curzio Malaparte

Tra i toscani illustri, non possiamo esimerci dal citare Curzio Malaparte (Prato 1898 – Roma 1957), pseudonimo del giornalista e scrittore Curzio Suckert. Poliedrico, indipendente, controverso, passò dall’adesione al fascismo, all’antifascismo (che gli costò il confino nel 1933), al filocomunismo.  Scrisse acuti testi politico-letterari, tra cui Italia barbara (1925), romanzi quali Kaputt (1944) e La pelle (1950), crude testimonianze sulle atrocità della guerra, o di costume (Maledetti toscani, 1956) in cui la nostra regione è rappresentata in modo indimenticabilmente sagace.

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Aldo Palazzeschi

Aldo Palazzeschi (Firenze 1885 – Roma 1974), è lo pseudonimo dello scrittore Aldo Giurlani. Fin dall’esordio manifestò un estro funambolesco come poeta crepuscolare e in una breve adesione al futurismo. Passò attraverso l’avanguardia di inizio secolo, poi quella del «ritorno all’ordine» degli anni Venti, e in seguito riprese a sperimentare con le avanguardie degli anni Sessanta.

La sua giocondità enigmatica, inafferrabile, sapeva mettere in luce sproporzioni e incongruità, irridendo e sovvertendo i normali rapporti tra le cose. Sorelle Materassi, del 1934, rimane ancora il suo libro più famoso, consacrandolo ab aeterno nel pantheon dei toscani illustri.

Mario Tobino

Mario Tobino (Viareggio 1910 – Agrigento 1991), scrittore e medico, fu a lungo primario dell’ospedale psichiatrico di Maggiano, a Lucca. Esordì con poesie e racconti nei quali a una densa sensualità e a un intenso amore per la vita si accompagna l’assiduo pensiero della morte e del male. Legate al suo lavoro nell’ospedale psichiatrico sono alcune tra le sue opere più notevoli: Le libere donne di Magliano (1953); Per le antiche scale (1972); Gli ultimi giorni di Magliano (1982); Il manicomio di Pechino (1990).

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Scienza

Guido Tonelli

Guido Tonelli (Casola in Lunigiana 1950) si è laureato in fisica, a Pisa, nel 1975, dove è tuttora professore ordinario presso il dipartimento di fisica della facoltà d’ingegneria, anche se lavora al Cern di Ginevra. Guido Tonelli è fra i pionieri dello sviluppo dei rivelatori a semiconduttore nella fisica delle alte energie ed è il “padre” del tracciatore al silicio che costituisce il cuore di Cms, esperimento finalizzato a spiegare l’enigma della materia oscura che rappresenta, secondo i più recenti studi, l’86% della materia dell’intero universo. Dal coordinamento di uno dei quattro gruppi che studia le collisioni tra protoni ad alta energia è scaturita la sua candidatura al Nobel. Tonelli vanta oltre 150 pubblicazioni.

Margherita Hack

Tra i toscani illustri del dopoguerra, senza dubbio Margherita Hack (Firenze 1922 – Trieste 2013, astronoma) occupa un posto speciale nei nostri cuori. Direttrice dell’Osservatorio astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, con la sua gestione ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo di questa istituzione sul piano nazionale e internazionale. Si è interessata particolarmente di fisica, spettroscopia ed evoluzione stellare e ha associato alla copiosa produzione di saggi scientifici una costante attività di divulgazione.

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Giornalismo

Indro Montanelli

Indro Montanelli (Fucecchio 1909-Milano 2001), giornalista e scrittore. Dopo la laurea in giurisprudenza, iniziò una precoce attività giornalistica, diventando grande amico di Leo Longanesi e di Prezzolini. Come corrispondente de Il Messaggero si recò in Spagna per scrivere della guerra civile e cominciò a maturare il distacco dal regime fascista che fino a quel momento aveva appoggiato, finendo poi per militare nella Resistenza. Nel 1973 abbandonò il Corriere per dissidi interni e fondò Il Giornale che lasciò nel 1994 quando Silvio Berlusconi entrò in politica. Nel 1977 subì un attentato. Rifiutò la carica di senatore a vita, affermando che il giornalismo e il potere devono rimanere separati.

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci (Firenze 1929 – 2006). Come giornalista fu testimone in prima linea di tutti i principali eventi della storia mondiale: il lancio dell’Apollo 13, la guerra in Vietnam, l’omicidio di Kennedy e di Martin Luther King, le rivolte studentesche in America. Intervistò le principali personalità del mondo politico e culturale. All’attività giornalistica affiancò un’intensa produzione letteraria e alcuni dei suoi romanzi, come Il sesso inutile, Lettera a un bambino mai nato, Insciallah, hanno ottenuto un enorme successo di pubblico facendole conseguire numerosi riconoscimenti.

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Cinema

Mario Monicelli

Sicuramente uno dei toscani illustri più conosciuti, Mario Monicelli (Viareggio 1915 – Roma 2010), è stato il padre della grande commedia all’italiana.  Crebbe a Viareggio, città che già negli anni ’30 si distingueva per un’intensa vivacità artistica e letteraria. Il suo primo contatto col cinema avvenne negli stabilimenti cinematografici di Tirrenia. Il primo film come regista professionista, diretto insieme a Steno, è del 1949, Totò cerca moglie, ma sono i film successivi che ne decretano la grandezza: I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), L’armata Brancaleone (1966) e il celeberrimo Amici miei (1975) ne fanno un vero e proprio paladino della tragicommedia.

Nel 1995 il Comune di Viareggio, per festeggiare il suo ottantesimo compleanno, gli conferisce la cittadinanza onoraria. Monicelli nell’estate del 2010 rifiuta la Legione d’onore e si toglie la vita pochi mesi più tardi, il 29 novembre, come a suo tempo aveva fatto suo padre.

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Paolo e Vittorio Taviani

Paolo (San Miniato, 1931) e Vittorio Taviani (San Miniato, 1929 – Roma, 2018), sono stati due registi e sceneggiatori. Dopo un inizio nel giornalismo, i fratelli esordirono nel cinema nel 1960 con il documentario L’Italia non è un paese povero. Il primo film di successo fu Sotto il segno dello scorpione (1969), in cui la star era Gian Maria Volonté. Nel 1977 ottennero la Palma d’oro a Cannes per Padre padrone. Seguirono il David di Donatello come miglior film per La notte di San Lorenzo (1983), e il Leone d’oro alla Carriera (1986). La Masseria delle allodole (2007) conquistò Efebo d’oro ad Agrigento. Una questione privata, del 2017, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, è stato il loro ultimo film insieme: Vittorio è scomparso pochi mesi dopo l’uscita.

Roberto Benigni

Roberto Benigni è colui che tra i toscani illustri del dopoguerra ha ottenuto più fama a livello mondiale (Castiglion Fiorentino 1952). Il comico si trasferì a Vergaio, vicino a Prato, all’età di 6 anni. Fin da piccolo mostrava una forte vena umoristica.

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La popolarità arrivò con L’altra domenica di Renzo Arbore col quale prese parte anche al film Il papocchio (1980). Non ci resta che piangere (1984), dove Benigni recitava in coppia con Massimo Troisi, è stato un successo che si è ripetuto con Il piccolo diavolo (1988), e ancor più con Johnny Stecchino (1990) e Il mostro (1994). La consacrazione internazionale giunse però con La vita è bella (1998) che vinse l’Oscar nel 1999 come miglior film straniero e miglior attore protagonista. Dal 2006 Roberto Benigni porta in giro per l’Italia TuttoDante.

Paolo Virzì

Paolo Virzì (Livorno 1964), regista, è considerato tra i maggiori eredi della tradizione della commedia all’italiana. Con lo sguardo sempre ironico e attento alle trasformazioni sociali del mondo contemporaneo e all’universo giovanile, ha esordito con La bella vita (1994), per il quale ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’argento come migliore regista esordiente. Viene però consacrato dal vivacissimo Ovo sodo (1997), vincitore del Gran Premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia.

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Tra i suoi migliori film: Caterina va in città (2003), La prima cosa bella (2010), Tutti i santi giorni (2012), Il capitale umano (2013), che l’anno successivo si è aggiudicato sette David di Donatello tra cui quello come miglior film e 6 Nastri d’argento tra cui miglior film e miglior sceneggiatura, La pazza gioia (2016, 5 Nastri d’argento tra cui miglior film e miglior sceneggiatura, e 5 David di Donatello 2017 tra cui miglior film e miglior regia).

Il cinema e le restanti categorie relative ai toscani illustri continuano nel prossimo articolo.

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