Cosa significa perbenismo?

Oggi come oggi sostenere la causa delle persone perbene sembra un’impresa ardua. Sembra anacronistico, piccolo-borghese e, peggio di tutto, sembra di difendere la punta dell’iceberg del moralismo ipocrita di una parte della nostra società sotto cui si nascondono ben altre verità. Ma se dalla locuzione unita, usata in funzione aggettivale, “perbene”, prendiamo le due parole e le stacchiamo in “per” e “bene”, tutto cambia e il senso ritorna quello originario: per il bene, a pro del bene, ossia una persona che vive nel bene e per il bene.

Non è soltanto una questione terminologica, è il recupero dell’esatto significato etimologico dell’espressione, un’operazione che dovremmo fare più spesso e con occhio maggiormente acuto. La verità è che la storia, la letteratura, la filosofia, il pensiero in genere dell’uomo, influiscono enormemente sul senso delle parole che può rifulgere o deteriorarsi a seconda da chi è usato, da quando è usato e da come e perché è usato.

Lettere di legno che compongono le parole "words have power"

La differenza tra essere perbene e perbenismo

Il vocabolario Treccani definisce “perbene” una persona “onesta, proba, sotto l’aspetto sociale e morale”. Ma lo stesso vocabolario definisce così “perbenismo”, derivato di perbene: “Con connotazione polemica, modo di comportarsi di chi vuole apparire persona perbene, seguendo con qualche ostentazione le norme della morale comune o uniformandosi a quelle della classe sociale dominante”.

In altre parole, “perbene” è una persona onesta, proba, eccetera, mentre “perbenista” è chi segue con ostentazione le norme della morale comune, eccetera. Quindi, nel primo caso “perbene” ha un’accezione positiva, nel secondo caso “perbenista” ha un’accezione negativa. Ed è qui che spesso si genera un equivoco molto grave che porta a fare di tutt’erba un fascio e a screditare non solo chi mostra una semplice facciata di perbenismo ma anche chi, invece, per bene (per il bene) lo è davvero.

Un conto, infatti, è il perbenismo, un altro le persone perbene. Una cosa è la vuota facciata, la forma, un altro la vera sostanza che dona spessore. Un conto è proporre un’idea rivoluzionaria di ribellione e giudizio critico verso ciò che è marcio, “sepolcro imbiancato”; un altro è spazzare via tutto, il bambino insieme all’acqua sporca, come si dice.
In poche parole, essere perbenisti ed essere persone perbene sono due cose molto diverse, addirittura antitetiche.

Persone della nostra società indossano false maschere ipocrite

Case history: la storia di Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli, in un’intervista con Marco Montemagno, dichiara che suo babbo, con cui da giovane lavorava come contadino, gli ripeteva sempre che doveva essere una persona perbene. Quando poi qualche anno fa è uscita la nota classifica di Forbes sui “Paperon dei paperoni” del mondo, in cui il figlio figurava tra gli italiani in un posto d’onore, il padre ha detto di non essere interessato alla sua ricchezza, ma solo al fatto che fosse una persona perbene.

Cucinelli ha inoltre affermato che sarebbe felice se alla sua morte qualcuno dichiarasse: se n’è andata una persona perbene. “Abbiamo bisogno di persone perbene,” – ha aggiunto – abbiamo bisogno di correttezza, di verità, di bellezza, abbiamo bisogno di morale, di dignità”. Eccetera, potremmo terminare noi.

Al di là di quello che si possa pensare di Brunello Cucinelli, le sue parole sono assolutamente condivisibili. E allora perché quando si parla di persone perbene la maggioranza sorride? Un po’ per l’equivoco che ho spiegato prima, un po’ perché, diciamocelo chiaramente, essere perbene in questo mondo costa così tanta fatica che sembra quasi inutile provarci, e alla fine le persone che ci provano, poveracce, sembrano più delle illuse, delle ingenue, che altro. E a nessuno piace essere considerato illuso e ingenuo.

Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire a un tavolo con fiori davanti

Perché le persone perbene sono considerate illuse e ingenue?

Grave errore concettuale, premetto subito, poi spiegherò la ragione. Ma perché siamo arrivati a questo? Be’ la spiegazione è molto semplice ed è sotto gli occhi di tutti: per il ribaltamento dei valori che una società come la nostra propone senza tregua. Aggressività, competitività, super-bellezza, super-ricchezza, soldi facili, essere sempre in forma, sulla cresta dell’onda, sempre al top, sempre pieni di diritti mai di doveri, sono tutti dis(valori) che spingono le persone a primeggiare in qualsiasi campo a scapito degli altri, anche a costo di risultare meschini, opprimenti, schiaccianti, se non addirittura sleali, scorretti, disonesti.

Le realtà è che un mondo così concepito gonfia il nostro ego per cibarsene sempre di più, e al diavolo tutti i veri valori che dovrebbero presiedere a ogni azione umana: purezza, verità, giustizia, bellezza, onestà, coerenza, forza interiore, amore.

Foto di lampadine con dentro scritto: etica, onestà, rispetto, integrità

Possiamo costruire un futuro migliore sulla base di disvalori?

A questo punto, però, ecco una domanda a bruciapelo: anche soltanto sul piano intuitivo, quante chance ha un mondo così di non auto-distruggersi? Domanda che potremmo anche riproporre in questi termini, forse ancora più chiari: davvero pensiamo che corrompendoci in questi disvalori potremo costruire un futuro migliore?

La risposta direi che è scontata; d’altronde chi potrebbe mai sostenere che i vizi sono preferibili alle virtù? D’altronde chi vorrebbe mai stare accanto a persone vuote, gonfiate a disvalori, persone “per male”, piuttosto che a persone “per bene” piene di sostanza che ci possa arricchire?

E allora perché molti continuano a credere ai disvalori e a temere i veri valori? Possibile che i più grandi pensatori si siano sbagliati tutti? Socrate, Platone, Aristotele, Seneca, Virgilio, Cristo, Buddha, Confucio, Dante, Shakespeare, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Giordano Bruno, solo per dire alcuni dei grandi nomi che hanno calcato questa terra e che hanno in vario modo creduto e cantato la grandezza delle virtù umane, erano tutti degli illusi, degli ingenui? Erano tutti degli sciocchi? loro? i più grandi? O non erano forse quelli che avevano compreso una semplicissima verità, ovvero che nel bene l’uomo vive bene, mentre nel male l’uomo vive male?

Statua di Platone nel cielo azzurro all'ingresso dell'Accademia di Atene in Grecia

Roma non è stata costruita in un giorno

Sembra estremamente banale, detto così, sembra truistico, eppure non appare così tanto banale a vedere come va il mondo. Come Roma non fu fatta in un giorno, così per scolpire il David a Michelangelo ci vollero tre anni; Brunelleschi non vide la fine della cupola del Duomo di Firenze; Giotto spirò col dubbio che il grande Campanile che porta il suo nome fosse tutto sbagliato; Dante morì in esilio, tanto che le spoglie del più grande poeta di tutti i tempi sono a Ravenna, non nella sua amata Firenze. La vita di Leonardo, nonostante quello che si possa pensare, è più costellata di fallimenti che altro; Galileo dovette ritrattare sotto tortura la sua più grande intuizione; Dino Campana fu costretto a riscrivere totalmente i suoi Canti Orfici dopo che altri letterati come lui avevano perso il manoscritto, almeno questa è la versione ufficiale.

Non esiste niente di scontato, di facile, quando si vuol realizzare qualcosa di grande, di bello. Ci vuole verità interiore, purezza, passione, amore, onestà, coerenza, forza interiore, ci vuole giustizia verso se stessi e gli altri.

Neanche il Sassicaia è nato in un giorno; neanche il Tignanello, il Solaia, il Masseto, l’Ornellaia. Qualsiasi attività degna di questo nome necessita di lavoro, fatica, coraggio. Un/una grande chef è il risultato di migliaia di prove e d’insuccessi iniziali. Così il/la grande enologo/a, il/la grande agronomo/a, il/la grande artigiano/a. Quanta costanza e patemi d’animo occorrono per realizzare un prodotto biologico, biodinamico, un prodotto fatto a mano?

Il David di Michelangelo alla Galleria dell'Accademia di Firenze

Essere per il bene

Questo è essere perbene, “per il bene”, non chiacchiere, fatti concreti di persone che credono in se stesse e nelle grandi potenzialità dell’umanità. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e prendere la strada giusta ascoltando se stessi, non le mille voci intorno: c’è sempre una chance per tutti e tutte. Sempre.

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