Breve storia dei lupi in Toscana e dell’attuale situazione nel territorio, pre e post lockdown

Passato e presente dei lupi in Toscana

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • La triste storia del lupo italiano nei secoli
  • Qual è la situazione dei lupi in Toscana oggi?
  • Quanti esemplari ci sono in Toscana adesso, e dove?
  • Ma i lupi, alla fine, sono un bene o un male?

Il lupo è un animale affascinante, un canide selvaggio che nell’immaginario collettivo continua a generare inquietudine. Tutti noi siamo cresciuti con la favola di Cappuccetto Rosso in cui il lupo cattivo che si annida nel bosco ingoia in un sol boccone la famosissima nonnina, prima, e la bambina, poi, fino all’intervento dell’impavido cacciatore che estrae dalla pancia del lupo le due malcapitate, impaurite, sì, ma sane e salve. Potenza delle fiabe edificanti a lieto fine, un po’ come per la balena di Pinocchio.

La realtà, tuttavia, è molto diversa. Il lupo non ingoia le sue prede intere, quasi fosse un pitone, ma ovviamente, come qualsiasi altro predatore, le sbrana. Eppure molto difficilmente se la prende con noi – i casi di aggressione all’uomo sono rarissimi – piuttosto predilige, come tutti sanno, gli ovini, anche se da un po’ di tempo in qua, non solo.

Giovane lupo italiano sulla neve in Piemonte nel centro "Uomini e lupi"

La triste storia del lupo italiano nei secoli

Dall’antichità agli anni Settanta del secolo scorso: dura vita per il lupo

Fin dall’antichità in tutti gli Stati europei sono state attuate azioni di controllo nei confronti del lupo. Editti, battute organizzate, ricompense in denaro per la loro uccisione, tutte queste operazioni, iniziate già nel Medioevo, sono terminate, in Italia, soltanto nel 1971.

Il primo testo legislativo italiano in materia di caccia e fauna selvatica risaliva al 1923, a cui poi ne seguirono altri fino al 1967. In tutte queste normative il lupo, insieme a volpe, faina, puzzola, lontra, gatto selvatico, e a tutti i rapaci diurni e notturni, era etichettato specie “nociva”, e ne veniva permessa l’eliminazione con qualsiasi mezzo.

Nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale la specie raggiunse il suo minimo storico. All’inizio degli anni ’70 poco più di 100 individui erano distribuiti in alcuni comprensori montani dell’Appennino centro-meridionale.

Dagli anni Settanta in poi per il lupo italiano tutto cambia in meglio

In quel periodo il dibattito sulla conservazione del lupo si accrebbe portando, nel 1971, all’emanazione di un Decreto Ministeriale per la sospensione della caccia di questa specie per due anni, e quindi a un successivo D.M. del 1973, per altri tre.

Nel 1976 un nuovo Decreto Ministeriale ne accordò la protezione integrale, con la messa al bando anche dell’uso delle esche avvelenate. Soltanto nel 1977 il lupo uscì dallo status di “nocivo”, con l’approvazione della Legge 968 del 27 dicembre, che trasformò tutta la fauna selvatica da “res nullius” a “res communitatis”, cioè “patrimonio indisponibile dello Stato”. Accordò inoltre particolare protezione a rapaci, cicogne, gru, fenicotteri e cigni, a foche monache, stambecchi e camosci d’Abruzzo, nonché orsi e lupi.

La legge 157 (art. 2) del 1992 ne confermò la collocazione tra le specie sottoposte a particolare tutela. La stessa protezione è confermata in altre importanti convenzioni internazionali.

Quindi il lupo in Italia è passato da cacciatore a cacciato, da sterminatore a sterminato, finché non si è deciso di sottoporlo a stretta tutela, visto che prima, forse, si era un po’ esagerato.

Lupi italiani sulle Dolomiti in Trentino

Qual è la situazione dei lupi in Toscana oggi?

La conservazione del Canis lupus italicus

Abbiamo detto che gli anni ‘70 rappresentano una grande svolta per il lupo, specificamente quando l’Italia, attraverso la sottoscrizione della Convenzione di Washington, si impegna a salvaguardare il Canis lupus italicus, la specie nazionale per eccellenza. Grande quanto un cane da pastore tedesco, mostra una lunghezza del corpo media tra i 109–148 cm e pesa dai 28 ai 34 kg. Il manto è generalmente di un colore grigio-fulvo, che diventa più rossiccio d’estate. Vive tipicamente in branchi composti da 2-7 individui.

Ma già negli anni ’70 molti lupi iniziano a ibridarsi

Tuttavia, questo proposito di conservazione di un’unica specie, il Canis lupus italicus, viene ben presto messo in discussione quando, proprio negli stessi anni ‘70, iniziano a verificarsi immissioni clandestine di lupi siberiani nella Majella, in Abruzzo. Ai primi danni alle masserie segue l’abbattimento dei lupi che vengono sorpresi a sbranare le greggi.

Dagli anni ’80 si verificano i primi avvistamenti di lupi vaganti, di dimensioni più grandi e di peso maggiore rispetto al Canis lupus italicus, e si assiste a un incremento degli attacchi ai vitelli, e ai greggi anche nelle stalle.

Negli anni ’90 e Duemila i danni creati dai lupi aumentano

È a partire dal 1990 che iniziano a moltiplicarsi i danni. Si comincia addirittura a parlare di immissioni clandestine di lupi, una tesi fino ad allora smentita dal mondo ambientalista. Dagli anni 2000 si possono osservare sul territorio italiano cani CLC vaganti, ossia cani lupo cecoslovacchi. Si organizzano mostre canine, come a Firenze alla Fortezza da Basso, e a partire da questo momento, si incontrano questi cani incrociati con lupi veri che risultano sempre più numerosi nelle campagne.
Troviamo quindi esemplari neri del Mackenzie, grigi, incrociati con lupi siberiani, rossi, incrociati con lupi degli Urali.

La Toscana nella stretta attualità: frequenti attacchi di lupi

Negli ultimi anni anche nelle province toscane si sono verificati attacchi sempre più frequenti, in particolar modo in Maremma toscana e basso senese. Stupisce soprattutto la modalità di questi attacchi, a tutte le ore del giorno, ai danni di prede anche di grossa taglia, come mucche o vitelli, ma anche contro cani da guardia o semplicemente da compagnia, in prossimità di centri abitati, anche vicino alle case degli allevatori.

Impronta di zampa di lupo italiano in Toscana

Quanti esemplari ci sono in Toscana adesso, e dove?

Quanti lupi in Toscana?

Non è facile dire quanti sono i lupi in Toscana attualmente. Il monitoraggio effettuato dalla Regione tra il 2014 e il 2017 ha rilevato circa 110 branchi. Per definire le consistenze parliamo di branchi, non di numero di individui, perché è il branco l’unità stabile della popolazione di lupo. Quando in una zona si instaura un branco, un nucleo familiare, questo vi rimane stabilmente nel corso degli anni difendendo il territorio in cui si trova dall’ingresso di individui estranei. Il numero di animali in un branco varia significativamente nel corso dell’anno. Durante la primavera avviene la nascita dei cuccioli, quindi avremo una numerosità maggiore. Mentre all’arrivo dell’inverno i cuccioli saranno certamente diminuiti a causa dell’alta mortalità infantile. I giovani rimangono nel branco di origine per circa un anno e mezzo, poi si allontanano per cercare il proprio spazio. Per questo abbiamo oscillazioni nel numero di individui presenti, che va da un minimo di 2 a oltre 10, a seconda della stagione.

Dove sono i lupi in Toscana?

La Toscana è probabilmente la regione italiana col maggior numero di esemplari, perché è praticamente tutta “occupata” da lupi. Possiamo addirittura trovarli in posti quasi impensabili fino a pochi anni fa, come sulle spiagge o intorno alle città.
Senza dubbio se ne trovano in particolar modo sull’Amiata, nelle Foreste Casentinesi, presso l’Orecchiella in Garfagnana e, ancora, sulle Alpi Apuane e sui Monti della Calvana, sulle Colline di Volterra, sulle Colline Metallifere, a Scansano, a Magliano in Toscana, in Valdichiana, nei pressi della costa. Ecco perché si può affermare che il lupo è presente pressoché in tutto il territorio toscano.

Bisogna anche considerare che un branco occupa e difende un’area di circa 100kmq in ambiente appenninico. Gli individui giovani quando raggiungono la maturità sessuale, iniziano la dispersione; e possono spostarsi anche di migliaia di km in pochi mesi per trovare un posto dove mettere su famiglia.

Giovane lupo italiano sulla neve in Piemonte nel centro "Uomini e lupi"

Ma i lupi, alla fine, sono un bene o un male?

Se è vero che dopo i vari lockdown animali selvatici come i lupi tendono sempre più ad avvicinarsi alle zone abitate, tornando a rappresentare un pericolo non tanto nei confronti dell’uomo ma soprattutto degli allevamenti – al punto da giustificare l’attivazione di un numero Whatsapp (3666817138) e di una e-mail ([email protected]) dedicati all’avvistamento di lupi in Toscana -, è vero anche che la presenza di grandi carnivori in un’area è un segnale positivo, perché significa che l’ambiente è equilibrato e che si trovano prede sufficienti.

Insomma la presenza di lupi, come qualsiasi cosa umana, non è né un bene né un male, potremmo definirla semmai un’occasione – data la loro l’importanza ecologica e i vantaggi anche economici dal punto di vista turistico – per una reciproca, pacifica, convivenza, chiamiamola così, controllata e monitorata. Loro sono animali, noi umani, chi ha più giudizio lo adopri, come si dice, e quindi è nostro compito usare tutti gli strumenti e le cautele necessarie per permettere ai lupi di vivere all’interno della nostra tranquillità.

Lupo nel bosco in autunno sull'Appennino

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