Ore 16.30, piazza Duomo, Pietrasanta. Incontro Renzo Maggi un giovedì pomeriggio in questa cittadina capoluogo della Versilia che già nel nome dichiara la propria essenza, quella di eleggere la pietra alla spiritualità. Pietrasanta è un centro per la lavorazione del marmo d’importanza internazionale, crocevia di artisti provenienti da tutto il mondo. Lui, classe 1944, nato poco lontano, a Seravezza, è un uomo affabile, colto e capace, un affermato scultore, che conosceremo meglio attraverso questa intervista. Maggi si racconta e ci mostra le sue opere più belle.

Renzo Maggi, scolpire la Pietra

Scolpire – dal latino sculpere, dalla radice scalp  allargamento di skarb – tagliare. Da cui derivano poi sbalzare, scalpellare, sbozzare. Intervista a Renzo Maggi.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Che cosa significa questo per lei?

Bella. L’ha fatta bella la domanda, eh. Sbalzare si riferisce al metallo mentre scalpellare, incidere e sbozzare hanno a che fare con la lavorazione delle pietre, come il marmo o il granito, che è la cosa più antica del mondo.

Abbiamo testimonianza che già gli Egizi impararono molto presto ad estrarre il granito, materiale molto duro e resistente, per costruire piramidi e obelischi, che sono arrivati fino a noi; i greci dimostrarono grande abilità nello scolpire la pietra sia per l’architettura che per la scultura. I templi, grande testimonianza del culto verso gli dei, furono realizzati in pietra, esprimendo così, attraverso costruzioni imperiture, il massimo che l’uomo potesse fare. Nella parola ‘scultura’, dal latino ‘sculpere’, è insita l’idea dell’intaglio, nella analoga parola greca ‘σμιλεύω’ è presente l’idea del plasmare, modellare, fare qualcosa di grande per le divinità.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Quindi, ecco per me significa marmo, Versilia, mio babbo. Lui era scalpellino, mio nonno era cavatore. Scolpire era per noi il quotidiano, nel dopoguerra si scolpivano pietre, si facevano opere per l’arte funeraria e sculture per tutto il mondo.

Qual è la sua materia preferita da scolpire?

Tutto quello che è pietra ma c’è differenza tra il marmo, il granito e la pietra. Il marmo è carbonato di calcio, freddo, algido, più morbido del granito che è molto duro. Le pietre sono tante, ad esempio in Puglia c’è la pietra di Trani, il travertino. Già i Greci scolpivano il marmo, Prassitele fu il più grande scultore greco per eccellenza. Anche lui era figlio di scultore. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, famiglie di scultori che lavorano in ‘bottega’. Questo mondo ‘carrarino’ delle riproduzioni ha una storia molto antica.

La mia materia preferita è il marmo, che è un materiale desueto, perché ora ci sono altri materiali che vanno più di moda. Io preferisco il ‘bianco nostro’, utilizzo quello del monte Altissimo, così puro che permette le ‘trasparenze’.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Un monte imponente che domina la catena delle Apuane, esplorato già da Michelangelo che ne intuì le potenzialità legate all’estrazione del marmo statuario e proprio le cave ne segnano profondamente le pendici. Amo molto anche il travertino, più morbido, poetico, sentimentale.

Lei è nato in mezzo a gessi e scalpelli. Avrebbe potuto fare un mestiere diverso?

Mio padre dopo le scuole elementari mi ha mandato all’istituto d’arte, lui era uno scalpellino meraviglioso. Negli anni ‘50/’60 a Pietrasanta, Querceta, Carrara si scolpiva molta arte funeraria per tutto il mondo, con un alto grado di specializzazione così come facevano i Romani che si dividevano tra gli scalpellini, che facevano l’architettura, gli scultori che facevano il Cristo o una grande figura, di una santa ad esempio, i pannisti, che facevano la stoffa ed erano esperti nel modellare i drappi, gli ornatisti, che facevano invece i fiori, le parti decorate, tipo le corone, i capitelli. Questa divisione del lavoro, dei compiti e delle rispettive specializzazioni c’era anche nel dopoguerra, si lavorava così.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Quali erano i suoi sogni mentre conseguiva il diploma di Maestro d’Arte allo Stagio Stagi di Pietrasanta?

Renzo Maggi sognava Michelangelo. Lui è il genio della forma. A 18 anni ha scolpito la Battaglia dei Centauri, che si trova ora in Casa Buonarroti. Lì c’è tutta la sua téchne, tutto il suo lessico scultoreo.

Che cosa ha imparato durante l’apprendistato presso lo scultore Leonida Parma?

Tutto. Ho imparato tutto. La musica, ascoltavamo i concerti Rachmaninov, mi diceva quali film andare a vedere, il Gattopardo ad esempio, oppure Fellini, Pasolini. Fu un momento incredibile, irripetibile e poi modellavo l’argilla, facevo le copie dei grandi del passato. Donatello, Michelangelo, in formato 1:1 con l’argilla. Studiavo l’anatomia, lo scheletro del volto, gli occhi, la bocca ma anche l’anatomia psicologica. Era la rappresentazione della vecchia bottega, come si imparava a modellare con le mani. Ho fatto 3 anni con lui, gli anni più belli e tormentati della mia vita. Tormentati nel senso dell’innamorarsi del bello e di un sogno.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Come si racconta il Bello?

Con le opere. Io, Renzo Maggi,  lo racconto con la mitologia greca e dei grandi scultori greci. Prassitele ad esempio.

Parliamo dell’esperienza in Svizzera dove si dedica prevalentemente alla scultura e alla pittura.

Ho fatto manichini per le vetrine, per l’alta moda. Facevo il prototipo in creta che poi veniva prodotto in serie con materiali plastici tipo poliestere. Erano molto raffinati, si producevano pochi pezzi. Ho fatto 15 anni nell’alta moda, ho riprodotto donne, uomini, bambini, così ho fatto un’esperienza anche nel nudo.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

1992, rientra in Versilia dove vive con la moglie e i figli.

Sì, a Querceta, accanto a Forte dei Marmi, volevo fare grandi sculture e in Svizzera non era possibile.

Con le ‘donne-luna’ che cosa vuole comunicare?

Pensi ‘Alla luna’, una delle liriche dei Canti del Leopardi:

O graziosa luna, io mi rammento

Che, or volge l’anno, sovra questo colle

Io venia pien d’angoscia a rimirarti

La luna è sempre stata per l’uomo la confidente dei sentimenti più belli e dolci. L’uomo si è sempre confessato con la luna: Selene per i Greci, Iside per gli Egizi sono figure importantissime. Ora faccio queste lune tonde come le facce, in un cerchio inscrivo le fasi lunari e il volto di una donna. Io, Renzo Maggi credo che per uno scultore, qualsiasi opera non è altro che un pretesto per raccontare i sentimenti. I sentimenti sono qualcosa che non si può imparare, puoi imparare tante cose a scuola o all’università ma i sentimenti no, quelli complessi, fondamentali per il pensiero crescono dentro di te e le arti sono un modo per coltivarli ed esprimerli.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

L’arte è un insieme armonico di forme, colori, gesti, parole, che cosa ne pensa?

E’ tutto. E’ morfologia, studio della forma, è cromatismo, analisi di cosa c’è dietro al colore, è comprensione dei gesti e addirittura delle parole. L’uomo le usa per definire gli oggetti, la loro natura che è essa stessa un mistero, profondo. L’arte studia proprio queste cose. E ci viene in aiuto per ridare un senso al tutto, alle parole, ai gesti, allo studio, al comprendere. Il gesto come rappresentazione dell’armonia. Si potrebbe stare qui fino a domattina. Purtroppo oggi la gente riflette poco su queste cose, noi abbiamo il compito di raccontarle, senza presunzione.

Lei espone le sue opere in diverse mostre personali e collettive, che effetto fa?

Espongo sempre meno, c’è stato un periodo in cui esponevo molto con amici, a Firenze, o con bravi curatori. C’è il desiderio di far vedere quello che si fa. In definitiva l’uomo cerca solo approvazione, se la gente capisce quello che faccio, mi fa sentire bene.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Come nasce per lei una scultura artistica?

Molte mie sculture si chiamano ‘frammenti’. Per me, Renzo Maggi, nascono dalla mia memoria. Quando andavo all’Istituto d’Arte studiavo la Storia dell’arte sul manuale di Enzo Carli e G. Alberto Dell’Acqua. C’erano solo 3/4 immagini a colori, lì c’era la nascita della scultura greca o minoica ed erano riprodotti questi ritrovamenti archeologici, un pezzo dell’Apollo o della Venere. Io ho nella testa questa memoria del passato, che ora mi ritorna dentro. Fidia, il Partenone, Aristotele. Poi t’accorgi che se l’Edipo Re è ancora il centro della bellezza mondiale per forza mi devo rifare a loro. L’Odissea, l’Iliade mi emozionano ancora. Cosa c’è di più bello, più misterioso della mia scultura, che si rifà a dove è nato tutto, dalla poesia, all’arte, alla matematica?

Henraux e molti altri: lei esegue diverse opere pubbliche e private. Come fa ad avere sempre idee nuove?

Le idee sono l’ultimo problema. Quando lei mi chiede ‘vorrei rappresentare una cosa’ in me, Renzo Maggi nascono in continuazione proposte nuove, le idee le ho coltivate e le coltivo ogni giorno.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Quindi dove prende ispirazione per le sue opere?

Mi ispiro a Michelangelo, Velásquez, Leonardo, Tiziano, Bacon, Picasso. La Storia dell’arte è un divenire.

Il ritratto, come si fa a trasformare i segni del volto in emozioni?

Quando ero ragazzo Leonida mi faceva copiare il Niccolò da Uzzano di Donatello, ora custodito al Museo del Bargello di Firenze, in terra cotta policroma. Io copiavo con l’argilla questa testa di un politico messa a 3/4, di una bellezza sconvolgente. Si trattava di leggere la sua vecchiaia. Il mio maestro diceva sotto quella pelle c’era un teschio, un’architettura che regge il tutto. Pensi che nel mondo abbiamo 7 miliardi di nasi, bocche, espressioni, ciascuno di noi è diverso dall’altro. Ho imparato così a leggere il volto, i volumi, i piani, le rughe, i sorrisi. E ho fatto centinaia di ritratti classici copiati. Su Uzzano ci sono stato 3 mesi.

Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

A differenza delle altre arti, la scultura prende vita nello spazio. Che cosa significa?

Se lei va agli Uffizi, tutti cercano la Venere del Botticelli, pochi si soffermano a guardare le sculture nei corridoi. La scultura ci mette di fronte allo spazio della vita: quello in cui ci muoviamo volontariamente.

C’è poca cultura in questo, la gente è molto più attratta dai dipinti, dai colori, che rappresentano, in un certo qual modo, la continuità della televisione e di un mondo che condivide immagini.

Chi è il suo artista contemporaneo preferito?

Fancis Bacon, Marino Marini, Edvard Hopper.

Il suo lavoro è artigianato puro. Possiamo definirlo ‘sapienza delle mani’?

Assolutamente sì. I Greci parlavano di tecnica, téchne. L’arte era strettamente connaturata al “saper fare”, “saper operare”, sia esso esclusivamente intellettuale o anche manuale.Renzo Maggi è uno scultore toscano cresciuto tra il blu del mare della Versilia e il bianco statuario delle Alpi Apuane.

Per me non esiste la separazione dall’idea, la manualità è importantissima. Dobbiamo riscoprire la fondamentale pulsione umana all’arte di saper fare e saper fare con arte.

Come fai a privarti della bellezza di creare un’opera d’arte da un sasso? Negli anni quando si è giovani si impara una tecnica, ci sono gli utensili, ma per poter scolpire, come si vede nel mio studio, ti devi appropriare di un sistema tuo e pian pianino creare il tuo metodo che ti consenta di esprimere le forme attraverso la scultura.

Qual è la scultura a cui è più affezionato?

Tutte, perché in ognuna c’è una ricerca unica.

Ringraziamo Renzo Maggi per questa bellissima e preziosa intervista.

 

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