L’Arcipelago toscano è composto da 7 isole bellissime, è bagnato da 4 mari, è compreso tra le province di Livorno e di Grosseto e si narra sia nato dalla collana di Venere.

Tutto quello che vuoi sapere sull’Arcipelago toscano

L’Arcipelago toscano si estende meravigliosamente come una mezzaluna tra la costa toscana e la Corsica. Comprende 7 isole principali da nord a sud: Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo (in provincia di Livorno) Giglio e Giannutri (in provincia di Grosseto) , oltre a diversi piccoli isolotti e scogli rocciosi.

Quattro mari bagnano l’Arcipelago toscano: il Mar Ligure, a nord dell’isola d’Elba, il Mar Tirreno, a sud, il Canale di Piombino, a est,  e quello di Corsica, a ovest delle coste elbane. Il Canale di Corsica e il Canale di Piombino sono considerati canali naturali di collegamento tra il mar Tirreno e il mar Ligure, rispettivamente a ovest e a est dell’isola d’Elba.

Isola Paolina all'isola d'Elba, nell'Arcipelago toscano

La leggenda della nascita dell’Arcipelago toscano

Un’affascinante leggenda narra che l’Arcipelago toscano sia nato quando Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, emerse, stupenda, dalle acque. Sulla spiaggia l’aspettava Eros, il celebre amorino che trafigge con le sue frecce il cuore degli uomini. Afrodite, incedendo verso la spiaggia, tentava di aggiustarsi la collana, dono di Paride, quando questa si ruppe.

La dea riuscì a trattenere nelle mani buona parte delle perle fuoriuscite, ma 7 di esse caddero in acqua senza affondare, anzi, iniziando a popolarsi di flora e fauna: così nacquero le isole dell’Arcipelago che adornano di meraviglia il panorama della costa toscana.

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L'isola di Capraia fa parte dell'Arcipelago toscano

Il Parco Nazionale Marino dell’Arcipelago toscano

Al di là del mito, le isole dell’Arcipelago hanno una superficie complessiva di 300 kmq  e mostrano sensibili diversità di costituzione geologica. Benché generalmente basse, presentano, tranne Pianosa, un rilievo accidentato, e sono considerate il residuo di un’area continentale sommersa, la Tirrenide, di cui avrebbe fatto parte anche l’Argentario.

Le attività economiche si basano sull’agricoltura (specialmente la viticoltura), lo sfruttamento delle risorse minerarie, e in grossa parte sul turismo. Il clima è tipicamente mediterraneo per la forte azione mitigante del mare.

La nascita del Parco marino più grande d’Europa

Nel 1989, è stato istituito il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il più grande parco marino d’Europa: comprende le aree terrestri di tutte le isole dell’Arcipelago e una superficie marina di 568 kmq. Dal 1996 è compresa nel Parco anche l’isola di Pianosa, già colonia penale di massima sicurezza, mentre dal 1997 appartiene all’area protetta anche il mare che la circonda, per uno sviluppo di un miglio marino.

L’Arcipelago toscano rappresenta un’importante area di collegamento tra il sistema sardo-corso e la penisola italiana: sono presenti specie animali e vegetali endemiche, insieme a specie presenti solo in Corsica e in Sardegna, quali il gabbiano corso. Sporadicamente vengono segnalate la foca monaca e la tartaruga marina, ed è possibile l’avvistamento di cetacei.

L'isola di Giannutri si trova nella parte meridionale dell'Arcipelago toscano

Le 7 isole dell’Arcipelago toscano

Andiamo adesso ad osservare più da vicino le 7 isole dell’Arcipelago toscano, quelle terre circondate dal mare nate, secondo la leggenda, dalle perle della collana di Afrodite.

Isola della Gorgona, la più piccola dell’Arcipelago

Dal mare di fronte a Livorno, a 37 km dalla costa, emerge l’isola della Gorgona, la più piccola e settentrionale delle isole dell’Arcipelago toscano.

È quasi un montagna verde giacente sull’acqua, dalle fattezze che ricordano ora una donna ora un enorme cetaceo. La Gorgona ha un’estensione di appena 220 ettari, ed è prevalentemente montuosa e ricca di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Una natura incontaminata che offre asilo a conigli selvatici, a gabbiani, rondini di mare, e a uccelli di passaggio, e che accoglie un’infinità di specie di piante, tra cui una varietà autoctona di ulivo: “Bianca di Gorgona”.

Storia dell’isola della Gorgona

Gorgona fu abitata prima dagli Etruschi poi dai Romani, come testimoniano antiche rovine di una costruzione nella località Piano dei morti.

Nel Medioevo vide sorgere monasteri a opera dei benedettini e dei cistercensi. Re Desiderio trasportò dall’isola a Brescia il corpo di Santa Giulia, martirizzata tre secoli prima in Corsica.

Nel 1283 passò a Pisa, nel 1406 ai Medici. Rimase ai certosini fino al 1777 quando il Granduca di Toscana la riscattò tentando invano di ripopolarla.

Dal 1869 l’isola accoglie una colonia penale agricola, realizzata come succursale di quella di Pianosa, un carcere speciale dove si vive fuori dalle celle lavorando in vigna e nell’orto, producendo miele e formaggio, in cui terra piante e animali sono i primi educatori dei detenuti: “Restituire persone migliori” sta infatti scritto su un cartello che accoglie i visitatori a Gorgona.

Le coste della Gorgona

La costa est di Gorgona regala l’incantevole spettacolo di tre calette dai fondali incontaminati: Cala Maestra, Cala Marcona e Cala Scirocco, con la Grotta del Bue Marino.

Sull’isola si può attraccare in barca solo in caso di pericolo: ciò ha consentito la conservazione di un ambiente poco inquinato dov’è possibile ammirare, con immersioni autorizzate, specie marine particolarmente rare come posidonie, aragoste, lupicanti, nacchere e un’infinità di pesci.

Il paesaggio della costa ovest di Gorgona, che vede scogliere a picco sul mare, appare aspro e dolce insieme. Suggestivo il contrasto tra l’azzurro dell’acqua e il verde della macchia mediterranea fatta di leccete e boschi di pino d’Aleppo.

L’interno dell’isola

Arrivando da Livorno, si sbarca all’approdo Scalo di Gorgona. Poco sopra, un borgo di pescatori sovrastato dalla Torre Vecchia eretta dai pisani a picco sul mare e dalla Torre Medicea costruita dal Granduca Cosimo I. Un po’ più in alto, Villa Margherita sorta sui resti di antichi siti etruschi e romani.
Le escursioni sull’isola sono organizzate dalla cooperativa Parco Naturale Isola di Gorgona.

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L'isola della Gorgona è la più settentrionale delle isole dell'Arcipelago

Isola di Capraia, terra contesa in mezzo al mare

A Nord-Ovest dell’isola d’Elba, a 16 miglia appena dalla Corsica, e a 36 miglia da Livorno, l’isola di Capraia è la terza per grandezza dell’Arcipelago Toscano. Di origine vulcanica, col cono di eruzione ancora ben visibile nella splendida Cala Rossa, Capraia è uno straordinario spettacolo di scultura dovuta alla lava e all’erosione del vento e del mare, che forma coste scoscese, a picco, con rocce dai colori vivaci e dai contrasti cromatici intensi.
All’interno, strette valli su cui si affacciano piccoli monti attraversati da vadi che d’inverno scendono verso il mare creando piccole cascate e laghetti.

La storia di Capraia

Fu Aigylion per i Greci e Capraria per i Romani, a causa della sua colonia di capre selvatiche. Fu approdo etrusco e base navale dei romani per combattere la pirateria cartaginese, sede di comunità di monaci in fuga dalle repressioni contro i cristiani, e bottino dei Saraceni, per poi finire in orbita genovese.
Forte San Giorgio, oltre alle diverse torri sull’isola, testimonia il controllo da parte della Repubblica di Pisa nel Cinquecento.
Per la sua posizione strategica fu ancora fortemente contesa nel corso dei secoli dalla Corsica, dalla Repubblica di Pisa, dalla Francia, finché il Congresso di Vienna la assegnò al Regno di Sardegna. Fu anche sede di una colonia penale e luogo di confino durante il fascismo.

La costa dell’isola di Capraia

La parte dell’Isola che guarda a est, verso il Continente, offre insenature sovrastate da antiche torri di avvistamento risalenti alla Repubblica di Pisa, sorte per contrastare gli sbarchi dei pirati saraceni. Coste digradanti verso il mare danno la possibilità di bagnarsi anche in acque basse, a volte dal fondale sabbioso e chiarissimo: Cala dello Zurletto, Cala del Ceppo, lo Scoglione .

La parte di costa a sud di Capraia è indimenticabile: Cala Rossa, antico cono vulcanico, crollato da un lato, incanta col l’intensità dei colori e dei contrasti, mentre da Punta dello Zenobito, con la maestosa torre posizionata in cima alle rocce laviche, si gode un panorama unico e irripetibile.

Cala del Vetriolo e Cala del Cavallo, nella parte a ovest che guarda l’orizzonte corso, regalano il maestoso spettacolo di scogliere a picco nel mare. Ed è proprio il mare il vero tesoro dell’isola: acque limpide e pure con una straordinaria diversità di fondali che ospitano tantissime specie di pesci, molluschi e crostacei. Un paradiso per immersioni subacquee e snorkeling.

L’interno dell’isola

Gli unici centri abitati sono il porto turistico e il paese, sul promontorio sovrastante, caratteristico per i suoi vicoli discendenti dal forte San Rocco al Faro di Punta Ferraione .
Solo una stradina asfaltata collega il porto al paese, inoltre vi è una strada panoramica di origine napoleonica percorribile solo a piedi.
Sentieri percorrono tutta la parte non abitata di Capraia consentendo passeggiate lunghissime: ci si può addentrare nella macchia mediterranea e ammirare decine di razze di uccelli, famiglie di conigli selvatici e, sulle alture, anche i mufloni.

La cucina tipica di Capraia

I ristoranti di Capraia offrono assaggi di una cucina varia e genuina, con piatti a base di pesce fresco. Presso l’Azienda Biologica Valle di Portovecchio, la ex colonia penale, è possibile degustare la specialità dell’isola: il miele, dal sapore particolarissimo, i formaggi caprini di altissima qualità, il Mirto, il Finocchietto e il Nocino e le confetture prodotte con metodi naturali.

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Castello sull'isola di Capraia nell'Arcipelago toscano

Elba, la più grande isola dell’Arcipelago toscano

Terza isola italiana per dimensioni, dopo la Sicilia e la Sardegna,  l’Isola d’Elba, coi suoi circa 224 kmq è la più grande dell’Arcipelago Toscano.

L’origine del suo nome sembra riconducibile ai liguri “Ilvates”, primi abitanti dell’isola. Così per i romani divenne Ilva, mutato nel Medioevo in Ilba, quindi Helba. Ma è accreditata anche un’etimologia greca Αιθάλη (Aithàle) o Αιθάλεια (Aithàleia), in riferimento alla fuliggine che si sprigionava dai forni usati per la lavorazione del ferro.

Breve storia dell’Isola d’Elba

Non esiste civiltà del Mediterraneo che non abbia lasciato tracce del proprio passaggio all’Isola d’Elba. Per gli Etruschi, l’Elba costituì un’inesauribile fonte di ricchezza: già nell’VIII secolo a.C. sfruttavano le miniere ed esportavano il ferro in tutto il bacino del Mediterraneo, ricavandone enormi ricchezze. Sorsero così i forni che giorno e notte fondevano i minerali.

I Romani ereditarono l’industria siderurgica, ma valorizzarono anche i giacimenti di granito e scoprirono i fanghi curativi delle Terme di San Giovanni, le bellezze del paesaggio e i vini eccellenti. “L’Isola del vino buono”, la chiamava Plinio il Vecchio. Così fiorì un intenso traffico di navi cariche di anfore: molte sono conservate nei Musei Archeologici di Portoferraio e Marciana. Nei golfi più suggestivi sorsero le grandiose ville patrizie della Linguella, delle Grotte e di Capo Castello.

Nel Medioevo fu la Repubblica Marinara di Pisa a sfruttare le miniere di ferro e di granito dell’Elba: la maggioranza delle colonne di Piazza dei Miracoli vennero modellate dagli scalpellini elbani di San Piero. Del periodo pisano rimangono soprattutto la possente Fortezza di Marciana e il maniero del Volterraio.

Nel 1548 Cosimo I Granduca di Toscana realizzò la città fortificata di Portoferraio, vero gioiello di urbanistica militare. Era tanto perfetta che fu chiamata Cosmopoli :“culla della civiltà e della cultura, esempio di equilibrio e razionalità”.

Nel XVIII secolo l’Elba fu molto contesa da tutti gli imperi dell’epoca finché fu assegnata a Napoleone Bonaparte che, in dieci mesi di governo, lasciò impronte importanti: costruì strade, riorganizzò l’economia mineraria, incrementò la produzione e l’esportazione del vino. Al suo rientro in Francia per i fatidici 100 giorni, Napoleone aveva lasciato anche due residenze, oggi divenute Musei Nazionali e visitate ogni anno da migliaia di turisti.

La spiagge dell’Isola d’Elba

L’Isola d’Elba offre una varietà di paesaggi stupefacente: scogliere a picco sul mare, 126 spiagge, alcune dorate che caratterizzano soprattutto la costa sud e quella nord-occidentale (Biodola, Procchio, Lacona, Cavoli, Fetovaia), altre piccole di ghiaia candida a ovest di Portoferraio (Le Ghiaie, Capo Bianco, Sansone), altre ancora scure e ferrose nell’est (Terranera e Topinetti).
Il fondale nella maggior parte dei casi digrada velocemente, salvo in quelle di sabbia della Biodola, di Marina di Campo, Lacona, Procchio e Fetovaia, dove per circa 30-40 metri dalla battigia si tocca ancora.

All’isola d’Elba tutte le spiagge sono libere o comunque offrono una buona parte di spiaggia libera. Nelle maggiori di esse esistono zone servite da stabilimenti balneari attrezzati, dove oltre a noleggiare cabine, sdraio e ombrelloni, è possibile praticare molti degli sport acquatici più diffusi. Sono presenti inoltre alcuni Punti Blu dove poter noleggiare ombrelloni e lettini da utilizzare nella spiaggia libera.

Lungo la costa si snodano poi a perdita d’occhio le piccole insenature raggiungibili via mare o con sentieri da cui godere di panorami mozzafiato.

Spiaggia di Sansone all'Isola d'Elba, l'isola più grande dell'Arcipelago toscan

L’interno dell’Isola d’Elba

Nell’interno, si sommano vallate rigogliose ai rilievi del Monte Capanne (la vetta più alta dell’isola coi suoi circa 1020 mt), a borghi dal sapore medievale dominanti sulle colline, come Capoliveri, Rio nell’Elba o Marciana, a incantevoli paesi di pescatori come Marciana Marina o Porto Azzurro.

L’isola è poi letteralmente ricolma di testimonianze storiche di ogni genere. Vi si trovano fortificazioni etrusche, spesso immerse nella macchia, torri pisane e appiane, fortezze medicee (come il Castello del Volterraio o la Torre della Linguella di Portoferraio) e spagnole, oltre, ovviamente, a tutto ciò che è legato all’esilio di Napoleone Bonaparte: le due residenze napoleoniche di Portoferraio, cittadina in cui è possibile visitare anche il piccolo ma prezioso Museo dei Cimeli Napoleonici e il Teatrino dei Vigilanti, sorto da una chiesa sconsacrata che l’Imperatore stesso volle trasformare in luogo di divertimenti.

La cucina tipica dell’Elba

I sapori della cucina elbana si basano su piatti semplici ma al contempo raffinati.
Particolarmente ricercate le pietanze che richiedono una lunga e complessa preparazione tra cui lo Stoccafisso alla riese, un sublime piatto accompagnato da acciughe sotto sale, cipolla, pomodori, basilico, prezzemolo, peperoni verdi, olive nere, pinoli, capperi e ovviamente olio, peperoncino e sale.
Il Gurguglione, è un’altra specialità riese a base di verdure. E poi il Riso al nero di seppia, i totani ripieni, il famoso Cacciucco o Zuppa di pesce, ma anche piatti molto semplici come il Polpo lesso, gli Zerri fritti o le Sardine ripiene.

Il vino dell’isola

Per quanto riguarda il vino, negli ultimi cinquant’anni la superficie dei vitigni sull’isola si è drasticamente ridotta passando dai precedenti 3.000 ettari agli attuali 200 scarsi. Spiccano, in ogni caso, le DOC Elba bianco, Elba Rosso, Rosato, Ansonica e le DOCG Moscato e Aleatico.

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La spiaggia di Sant'Andrea all'Isola d'Elba

Isola di Pianosa, un’isola pianeggiante

Unica isola dell’Arcipelago Toscano priva di montagne, Pianosa deve il proprio nome alla sua conformazione pianeggiante. Abitata fin dal Paleolitico, Pianosa conserva ancora oggi i resti di una villa romana e di un sistema di catacombe.

Durante il corso della storia Pianosa è sempre stata coltivata a viti e olivi, tanto che adesso della macchia mediterranea resta solo il lentisco, mentre sono numerosissime le specie erbacee che colorano coi loro fiori il paesaggio.

La colonia penale agricola di Pianosa

Nel 1856 il Granducato di Toscana istituì a Pianosa la colonia penale agricola.

Durante il fascismo divenne luogo di detenzione per prigionieri politici: vi fu rinchiuso anche il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, all’epoca partigiano e oppositore del regime.

Negli Anni ’70 la colonia penale si trasformò in carcere di massima sicurezza nel quale venivano confinati terroristi e mafiosi, tanto che per sicurezza la popolazione fu fatta evacuare. L’isola fu allora chiusa a ogni rotta turistica e ha ricominciato ad accogliere visitatori (non più di 250 al giorno) solo dal 2011, quando il carcere è stato definitivamente chiuso.

La costa di Pianosa

Crocevia di rotte commerciali fin dall’antichità, Pianosa custodisce nei suoi fondali giacimenti archeologici di anfore provenienti da vari paesi e risalenti a epoche diverse.
Le acque di Pianosa coprono un universo variegato, dove specie animali e vegetali di grande bellezza trovano riparo tra le sterminate distese di posidonia oceanica. 

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L'isola di Pianosa si trova nell'Arcipelago toscano e fino al 2011 è stata colonia penale

Isola di Montecristo, la terra del Conte di Dumas

A sud dell’Isola d’Elba, e a ovest rispetto al Giglio e al Monte Argentario, l’isola di Montecristo è la più selvaggia e incontaminata dell’intero Arcipelago toscano: una riserva biogenetica di poco più di 1000 ettari, formata da rocce granitiche dal colore grigio-rosato e da cristalli di feldspato.

Il romanzo di Alexandre Dumas “Il Conte di Montecristo”

Questa è anche famosa come l’isola di Edmond Dantès, “Il Conte di Montecristo”, celebre romanzo terminato da Alexandre Dumas nel 1844. Proprio la solitaria isola dell’Arcipelago è quella del tesoro narrata dall’abate Faria, ed è qui che Dantès vive imprigionato per lungo tempo e vi si rifugia di nuovo dopo aver portato a termine la propria vendetta contro i potenti vessatori.

Visitare Montecristo

Montecristo è abitata solamente da due guardie forestali che vi si alternano ogni due settimane, e per visitarla è necessario ottenere un permesso speciale dal Corpo Forestale di Follonica, rilasciato a ricercatori, scolaresche, associazioni di volontariato e naturalistiche, per un massimo di 1000 visitatori all’anno.

La costa dell’isola 

L’unico approdo è Cala Maestra, nella parte nord-occidentale. È qui che si trova anche l’unica costruzione esistente: villa Watson-Taylor, fatta costruire da l’inglese Giorgio Watson- Taylor che fu proprietario dell’isola.
Sempre da Cala Maestra, verso Nord-Est, attraverso una mulattiera tortuosa e impervia, in circa un’ora si giunge al “Convento”, una località a circa 345 mt slm, dove sorgono le rovine di un antico monastero risalente al V secolo d.C.. 

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"Il Conte di Montecristo" nasce durante un viaggio di Alexandre Dumas padre con il futuro Napoleone III tra le isole dell'Arcipelago toscano

Isola del Giglio, lo specchio della Maremma

Abitata fin dall’Età del Ferro, l’Isola del Giglio deve il proprio nome alle capre (αίγες in greco) che hanno sempre pascolato sui suoi crinali scoscesi. Per i Greci l’Isola era chiamata Αιγύλιον (Aigylion), poi trasformato dai Romani in Igilium, che nel Medioevo diventò Gilio.

Breve storia dell’Isola del Giglio

Il Giglio visse uno dei momenti di maggior splendore sotto il dominio romano della Famiglia dei Domizi Enobardi, proprietari della monumentale Villa patrizia in località Castellari, diventando un nodo marittimo fondamentale negli scambi fra le Province, come dimostrano i numerosi relitti nelle acque antistanti.

Nell’805 Carlo Magno donò l’Isola all’Abbazia delle Tre Fontane, ma in seguito a varie vicende passò agli Aldobrandeschi, ai Pannocchieschi, ai Gaetani, agli Orsini e al Comune di Perugia.

Nel 1241, nelle acque gigliesi, la flotta di Federico II distrusse quella genovese che portava a Roma i Prelati per il Concilio convocato da Gregorio IX contro lo stesso imperatore. Dal 1264 l’Isola del Giglio fu tenuta dai pisani, ai quali si deve la struttura urbanistica di Giglio Castello (La Rocca).

Nei secoli successivi l’isola subì numerose dominazioni, tra cui, dagli inizi del XV secolo, quella medicea, oltre a diverse scorribande saracene. Una delle più disastrose avvenne da parte del pirata Khair ad-Din, detto il Barbarossa, che nel 1544 aveva raso al suolo il paese e deportato come schiavi ben 1000 dei 1200 abitanti dell’isola.

Il 18 novembre 1799 segna la fine delle incursioni barbaresche, nonché l’eroica vittoria dei gigliesi contro i “tunesini”. La maggiore tranquillità che ne conseguì favorì nei secoli successivi una ripresa demografica ed economica: agricoltura, viticoltura, oltre allo sfruttamento minerario (limonite, manganese, pirite) e all’apertura delle cave di granito, ridonò all’isola una certa floridezza.

La costa dell’isola del Giglio

Con i suoi 21,21 kmq, il Giglio è per estensione la seconda isola dell’Arcipelago toscano. Prevalentemente montuosa, (il punto più alto è il Poggio della Pagana, a 496 mt), l’Isola del Giglio, formata quasi per intero da granito, vede ripide scogliere che piombano a picco sul mare, soprattutto nel versante occidentale. Le principali spiagge del Giglio sono: la spiaggia dell’Arenella, delle Cannelle e delle Caldane lungo la costa est, mentre a Nord-Ovest si trova Campese, quella più ampia.

Le acque dell’isola, particolarmente limpide, e i fondali ricchi e pescosi, consentono ai turisti e agli appassionati di diving di vivere un mare incontaminato. Lungo i fondali dell’isola, ricchi di praterie di posidonia fino a profondità inusuali, è possibile osservare il raro cavalluccio marino, mentre a profondità maggiori si possono scorgere pareti verticali ricoperte di spugne azzurre e gorgonie rosse e gialle, intorno alle quali  brulica la vita marina.

Il territorio del Giglio

L’Isola del Giglio vanta un’incredibile ricchezza di vegetazione e fauna selvatica. La macchia mediterranea di lentisco, mirto ed erica è popolata da specie animali rare e protette come il gabbiano reale, quello corso e il falco pellegrino. Caratteristica del paesaggio sono i terrazzamenti costruiti sulle ripide scogliere, destinati soprattutto alla coltura della vite da cui si produce il tipico vino dell’isola: l’Ansonico.

I borghi dell’isola

La popolazione è concentrata nei borghi di Giglio Porto, Giglio Castello e Campese.

Giglio Porto è un pittoresco porticciolo adagiato su un’insenatura racchiusa da due moli e dal retrostante anfiteatro collinare terrazzato a vigneti. Da qui una strada stretta e tortuosa sale a Giglio Castello, sede del comune da cui dipende anche l’isola di Giannutri. L’antico paese ha conservato il suo aspetto di borgo fortificato, cinto da alte mura medievali munite di torri, ed è formato da un dedalo di vicoli sormontati da archi, sottopassaggi, ripide scalinate scavate nella roccia e vecchie case addossate le une alle altre, dominate dalla Rocca.

Sulla costa occidentale dell’isola c’è invece Campese, località principalmente vacanziera. Il borgo è posto al centro di una baia orlata da un’ampia spiaggia dorata e impreziosito da un’imponente Torre eretta ai tempi di Ferdinando I.

La cucina del Giglio

Nell’isola, a parte il pregiato vino bianco Ansonica, è da gustare il Coniglio alla cacciatora, cucinato con pomodoro, spezie, peperoncino e le olive sotto pesto, condite con olio d’oliva, aglio, sale, semi di finocchietto, peperoncino e buccia d’arancia. Il Giglio è famoso anche per la produzione del suo principale piatto tipico: il Panficato, un dolce realizzato con fichi e noci.

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Isola del Giglio con vista su Giglio Porto e Giannutri

Isola di Giannutri, l’isola più a sud della Toscana

Nota anche come “isola dei gabbiani” – per la numerosa colonia di “gabbiani reali zampegialle” che la popola -,  Giannutri è una piccola isola, la più a sud dell’Arcipelago Toscano. Giannutri fa parte del Comune dell’Isola del Giglio da cui dista più o meno 8 miglia verso sud. Sono invece 6 le miglia che la separano da Porto Santo Stefano, all’Argentario.

Il territorio dell’isola

Lunga circa 3 km e larga poco più di 500 mt, questa isola calcarea mostra una particolare forma a mezzaluna. Qui si alternano coste frastagliate, con numerose calette e grotte, e su cui svettano quattro poggi: Monte Mario, Capel Rosso, Monte Adami e Cannone.

Le spiagge di Giannutri

Sono due in tutto le spiagge dell’Isola di Giannutri: Cala dello Spalmatoio, a Nord-Est, e Cala Maestra, a Nord-Ovest. La natura selvaggia dell’Isola di Giannutri è rimasta pressoché intatta nel corso dei secoli. L’isola infatti è stata a lungo praticamente disabitata, tranne in epoca romana. È ai Romani che si deve la costruzione del porto e della magnifica villa (II secolo a.C.), i cui resti sono visibili vicino a Cala Maestra.

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Un’area naturale protetta

L’intero territorio dell’isola è un’area naturale protetta: non esistono alberghi ed è vietato il campeggio. La macchia mediterranea e le foreste di leccio sono scelti da diverse specie di uccelli migratori per la nidificazione.
Le acque cristalline di Giannutri costituiscono in gran parte una riserva marina per la tutela delle spugne, dei coralli e delle specie vegetali più varie che ne rivestono i fondali e per favorire il ripopolamento ittico.

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