Tiziano Lera è un architetto di fama internazionale che da anni promuove il concetto di architettura biosistemica. Toscano doc, lo abbiamo intervistato nel suo studio a Forte dei Marmi, dove ci ha raccontato della Via dell’Arte, dei suoi progetti, del Feng Shui e di come un architetto debba progettare edifici in simbiosi con il territorio.

Tiziano Lera: progettare edifici in simbiosi con il territorio

“Ce l’hai in mente dove si trova il ristorante ‘La Barca’? Ecco lì, poco dopo, in mezzo alle piante, c’è il mio studio“. Mi accoglie così Tiziano Lera, nel suo meraviglioso spazio sul mare di Forte dei Marmi dove pezzi storici si mescolano con il moderno. Un uomo che ti colpisce per il suo abbigliamento orientaleggiante, i pendenti di cui è ornato e il suo essere sensoriale, sentire le persone ed entrare in intimità con il mondo coniugando la materia, dopo averne compreso le origini, con i sensi e con la spiritualità.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Architetto, urbanista, designer, docente in numerosi corsi di architettura sostenibile e Feng shui, Tiziano Lera da anni promuove il concetto di architettura biosistemica cercando di entrare in simbiosi con il territorio.

Lei si batte per un’integrazione profonda tra edilizia e natura. Che cosa significa esattamente?

“In natura ci sono forme di vita simbiotiche. Nella scala esistenziale ognuna nasce, vive, si riproduce e non toglie mai territorio all’altra, anzi. Questo mette positività, è il mio ideale, essere tutti simbiotici. Oggi mettono sulle file delle vigne delle rose che, per certe realtà, fanno da parafulmine ai parassiti della vigna: oltre che essere poetiche, questo è un mio ideale, sviluppare relazioni tra più individui da cui ognuno trae beneficio per il futuro nella città ideale.”

Parliamo della Via dell’Arte che Tiziano Lera ha indicato come la strada della bellezza e della cultura percorribile in Versilia dove esistono luoghi tra mare, collina, Alpi Apuane, che possono ancora ampliare le capacità percettive, sensibili, sensitive di chi li percorre, li frequenta. Luoghi bellissimi che potrebbero essere ancora più belli.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Secondo Lei, Signor Lera, come si possono valorizzare questi luoghi?

“La Via dell’Arte in realtà è nata come difesa del territorio dall’aggressione degli imprenditori distruttori del territorio presso la discarica della Cava Viti e del bricchettaggio. Cosa vuol dire… che praticamente nel venire a sapere che veniva seguita questa strada, che si voleva creare una grande discarica del territorio toscano e parte della Liguria in un luogo delicatissimo, su un’oasi faunistica che racchiude un lago, la via Francigena e tante altre ricchezze naturali, l’unica maniera per opporsi a quel deturpamento scellerato del territorio era far conoscere la bellezza, la storia, la natura, la biodiversità di quel luogo per far capire quanto inopportuna era quella scelta.

C’ero io Tiziano Lera, il presidente di Federalberghi Paolo Corchia, il professor Rosi geologo, il professor Tomei botanico, Lirio Tarabella e artisti come Botero, Ciulla, Finotti, Mitoraj, Guadagnucci, poeti come Luzi. Ho creato una scatola nera da consegnare al futuro per far sapere alle amministrazioni politiche del territorio presenti e future lo scrigno unico di valori naturalistici, microclimatici, storici perché dopo sarebbe stato completamente distrutto perdendo turismo paesaggistico, storico, culturale.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Ho coinvolto professori dell’Università di Pisa, ho fatto vedere come al momento attuale c’è la responsabilità di questa distruzione. Si è creato un movimento d’opinione, raffigurato da un disegno di Fernando Botero che raffigurava una grande scultura di Michelangelo per indicare la via ai viandanti davanti all’Altissimo; il Papa ha benedetto il progetto, Filippo Luzi ha scritto una poesia e siamo riusciti a non fare bricchettaggio mentre con la discarica non ce l’abbiamo fatta: l’acqua sottostante è inquinata, non ci sono fiumi.”

Cos’è la Via dell’Arte?

“La Via dell’Arte è un percorso da fare a piedi. Ho individuato delle soste, differenti a seconda che sia estate o inverno, dove la vista regala un paesaggio magnifico con un pezzo di Corsica e i profumi di mirto, elicriso (Helichrysum), uccelli, sughere… Si vedono 8 isole e il lago Puccini con la torre di Pisa, il golfo di Forte dei Marmi, la Versilia; è talmente bello sostare lì con luoghi per sedersi realizzati con materiali di recupero.

Forte dei Marmi è una delle principali località balneari della Versilia, nonché il più glam tra i luoghi di villeggiatura della Toscana

 

Le chiamo soste estetico – estatiche, perché si va in meditazione naturale anche se non si è esperti Yogi (persone che praticano yoga, ndr); ciò che è bello è buono, ciò che è buono è bello, dicevano i greci ‘kalòs kai agathòs’. Ogni sosta ha una fonte per bere è arricchita da una scultura di un grande artista: Bartolozzi, Ciulla, Vangi, Tongiani.

La sosta della Via dell’Arte disegnata da me Tiziano Lera, è con intarsi di marmi e una linea immaginaria dell’orizzonte in cui c’è la rosa dei venti per capire il vento che spira, saperne il nome e da dove proviene, ci sono i nomi delle isole e i profili delle Apuane. È una vocazione che ho sempre avuto dentro, nel cuore, nella mente, il nostro territorio dovrebbe essere tutto una Via dell’Arte. Tutto con l’uso del marmo, con il Sant’Antonio di Finotti, in mare al pontile di Tonfano, che è un mio progetto dove sogno una via dell’arte in mare, per celebrare il matrimonio tra mare, pineta e vista delle Apuane”.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Ha in mente altri progetti?

“Nel territorio delle colonie fra Marina di Massa e Carrara ho proposto un progetto: recuperare la scuola alberghiera, le colonie, creando un acquario, un delfinario e percorsi di bellezza e arte con pontili leggeri in acciaio e legno dove il fruitore ritroverà se stesso con soste estetico – estatiche ancora più arricchite.

L’ingresso da Marina di Massa e Marina di Carrara sarà con 2 portali vegetazionali: 2 delle 4 stagioni verso Carrara e altrettanto verso Massa. Era così già per i romani, noi ce lo siamo dimenticato. I musei all’estero sono una macchina per fare soldi, da noi per perdere denaro. Con le future generazioni dovremmo essere più consapevoli del patrimonio che abbiamo in mano”.

Tiziano Lera è conosciuto per le sue opere a livello internazionale. Ha progettato la casa del cantante Zucchero Fornaciari, la villa del pittore Fernando Botero e la casa dello stilista Enrico Coveri.

Come si deve essere per lavorare per committenze così importanti?

“Naturali. Il committente è importante perché può scegliere, non ha bisogno di te per apparire, non ha bisogno di te per far vedere dove è arrivato nella scala sociale.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Lavorare con persone che hanno una dimensione artistica – filosofica importante ti arricchisce molto. Io devo vestire i sogni, molte volte chi cerca te, ti fa vedere una villa vecchia o un campo e dice: “Vorrei fare qualcosa”, ma lo vedo che è in angoscia e lo devo condurre per mano in quei meandri della fattibilità. Da Zucchero abbiamo usato tutti materiali di recupero del territorio, dal fiume a vecchie costruzioni; la materia è impregnata di energia, porta memorie di altri luoghi. L’acqua, la pietra, hanno una memoria. Nella Silicon Valley i cristalli servono per immagazzinare dati, emettono vibrazioni, non bisogna sottovalutare nulla”.

Tiziano Lera, artista e scultore lavora con i più importanti artisti internazionali. Autore di numerose pubblicazioni tecniche.

Signor Lera, che cosa le piace fare di più?

“L’amore. Tutto quello che faccio lo faccio con amore. Se non ho amore non lo faccio; ho la fortuna di essere carico d’amore. La bellezza non smette mai di stupirmi. Nel mio piccolo partecipo a questo grande rito un po’ pagano, un po’ mistico, amo la bellezza, la vedo in tutto: nelle foglie, negli animali, nei sassi, nelle nuvole del cielo, nelle onde del mare.”

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Come inizia la sua avventura come architetto?

“Vengo da una famiglia che dal 1500 gestiva la fonderia artistica più antica d’Italia, scolpivo e dipingevo da quando ho iniziato a muovere i primi passi così come mio fratello e mia sorella, siccome da bambino sono stato molto malato, per anni non potevo uscire a giocare fuori e a mio padre chiedevo enciclopedie degli animali e delle piante, cercando di viaggiare nella natura. In queste pubblicazioni mi sembrava di esserci dentro, vagheggiavo questa natura perfetta: noi siamo quello che eravamo da bambini. Ho unito questo percorso naturalistico con l’arte, la natura ha avuto sempre un grande effetto su di me, non ho mai dato un valore economico all’arte, non ho mai avuto la fissa del collezionismo, i grandi artisti mi hanno regalato opere ma non gli ho mai dato valore.

A Gigi Guadagnucci, lo scultore, ho fatto la casa, dopo un anno sento suonare il campanello, era lui con un camioncino che mi dice: ‘Sorpresa!’, mi ha regalato un tavolo di marmo in travertino rosso con una salamandra che aveva fatto per me dicendomi ‘Questo è il mio regalo’. Sono frammenti di vita molto ricchi.”

Nel 2015 ha realizzato un grande progetto per Istanbul con suo figlio: si trattava di un impianto di 250 mila metri quadrati da trasformare in 8 edifici residenziali, un centro commerciale, un parco con tanto di teatro-arena e spazi aperti per giochi dei ragazzi, il tutto a un chilometro dal Bosforo.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Perché hanno scelto proprio lei?

“Si tratta di un privato che viene in Versilia, ama l’Italia, mi ha chiesto di fare questi 2 progetti. Istanbul è un po’ come Roma, ci sono le colline e in cima le costruzioni. Ha visto delle cose, gli sono piaciute, ha visto porto Lotti, il restauro di Palazzo Cucchiari a Carrara, l’hotel Ariston, cose che insieme creavano quello che aveva in mente, quello che voleva.”

Che valore ha la storia nella sua poetica progettuale? Secondo lei, l’antico può ancora essere di esempio per il moderno senza creare contraddizione?

“Il mio motto di architetto è ‘Storia, natura, arte, architettura’, dopo forse nasce la poesia, da questo percorso. Oggi per apparire fanno un grattacielo che sembra un panno strizzato, però fa scena, oppure le nuvole di Fuksas che non saranno mai a posto. Io ho una visione da buon operaio, rifiuto a priori materiale obsoleto in partenza. Come una bella donna elegante di classe, a 70 anni sarà sempre elegante con una sua bellezza.”

Che cosa apprezza dell’architettura contemporanea e che cosa invece non le piace?

“La chiamo, e mi riferisco ai giovani, ‘proto architettura captata’. Gli architetti non fanno più gli architetti, fanno gli assemblatori, non disegnano. Oggi c’è un ritorno agli Anni ’50 che poi copiavano gli Anni ’30… Se dovessi fare una borsa non vado a comprare il falso dal nigeriano e poi me la copio, vado da Vuitton compro quella vera e poi la copio. Qualcuno poi ha più gusto e riesce a fare comunque qualcosa di più interessante ma è la partenza che è sbagliata.”

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L’Italia presenta molte opere incompiute o fatte male come dimostra il recente crollo del Ponte Morandi a Genova.

Che cosa ne pensa?

Ho fatto parte della Commissione Infrastrutture e Cultura con il Ministro Lunardi e Grandi Rischi Naturali e Antropici con Bertolaso, di queste cose ne abbiamo parlato a iosa. In Italia si fanno i lavori con massimo ribasso, questo è un sistema talmente sbagliato, i risultati sono quelli; poi il Ponte Morandi è nato per una certa portata di traffico e carichi, un numero completamente diverso. L’architetto Morandi non si è immaginato una città ideale come Napoleone che con la scusa delle grandi opere bonificava politicamente il territorio e al suo posto ha creato strade di cui si gode ancora oggi. Poi il cloruro di sodio è nell’aria al mare e si combina con il ferro e lo dissipa, il cemento da solo non porta più, non ha più le ossa, probabilmente anche questo è un fatto importante. Sicuramente non c’è stata una cura del bene, purtroppo questo deve essere esteso a tutto ciò che riguarda la collettività.

Nella sua carriera Tiziano Lera ha lavorato molto nel ‘termalismo’. Com’è cambiato il progetto degli spazi termali negli ultimi anni e come lei lo concepisce oggi?

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“Fin da bambino, il piccolo Tiziano Lera era affascinato dalla natura delle zone termali, dove la terra è fumava e c’era odore di uova marce. Mio cognato è di Rapolano Terme dove sentivo questi odori di acqua sulfurea. C’era una grotta, la Grotta del Cane, dove i miasmi erano bassi e i cani morivano e così incuriosito ho cominciato a studiare il perché.

Sono sempre andato a Saturnia dove ho fatto un progetto di rinnovamento, ho fatto un progetto per le terme di Villa Undulna a Forte dei Marmi, ho incontrato il professor Chetoni, il numero uno delle acque minerali che si è dedicato completamente alla idrogeologia delle acque termali e insieme abbiamo fatto ricerche in tutto il mondo e abbiamo trovato un’acqua come a Saturnia a Santo Domingo. Immaginare che la terra crea un clone di Saturnia, tutto travertino, mi ha affascinato.

Così è nato il progetto delle Terme della Salamandra che è il mio simbolo. Disegnate in modo tale da apparire, viste dall’alto, proprio come una salamandra che morde un ragno, il cui il corpo sono le terme. Tutt’attorno c’è un gioco di acque, un casinò, un centro internazionale di tennis, di cavalli, ville, un complesso incredibile in un luogo meraviglioso. Un progetto fortemente innovativo che intende celebrare visivamente, nel cuore del Sudamerica il matrimonio tra il cielo e la terra. Le terme fanno anche parte dei miei studi: dopo Milano non ho mai seguito la via politica, mi sono iscritto ad Urbanistica a Venezia con una tesi sul bacino termale di Abano Montegrotto, oggi sono laureando in Scienze naturali a Pisa.

Tiziano Lera è un architetto toscano di fama mondiale, promotore dell'architettura biosistemica: edifici in simbiosi con il territorio

Signor Lera, ci racconti il progetto a cui è più legato.

“Io, Tiziano Lera ho un rapporto strano con quello che faccio, in fondo è anche un problema, amo tutto alla stessa maniera. Ho la sensazione del caduco, essendo un naturalista. Mi interessa l’essere qui e ora, dopo ho altri orizzonti, oltre l’isola c’è sempre un’altra isola. Da bambino ero fissato con la Gorgona, collezionavo conchiglie; mi immaginavo che la Gorgona venisse a riva perché l’amavo, il mare era mosso e salivo a piedi, c’era un mondo ideale che poi ho sempre inseguito.”

Una dichiarazione di Tiziano Lera sulla sostenibilità?

“Non andrebbe dichiarata, andrebbe fatta in maniera naturale. Si può intervenire rispettando l’ambiente per costruire un buon futuro, ma per farlo bisogna vivere un buon passato. Creai l’architettura biosistemica negli Anni Settanta con il professor Abrami e l’ingegner Trombella, se faccio una costruzione di 1.000 mq quel territorio è morto, se si va in un verde verticale – oggi di gran moda – c’è rispetto della natura. Se occupo 100 restituisco 160, cioè un 60% in più di verde e natura grazie alle soluzioni architettoniche e ai giardini pensili.”

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C’è un architetto del passato a cui si ispira?

Palladio. Ho tenuto un convegno internazionale a Hong Kong dove ho presentato il grattacielo che non offende il cielo, al politecnico, in cui Monroe, il numero uno al mondo di Feng Shui disse che in Italia avevamo un grande progettista di Feng Shui: si riferiva a Palladio. Andrea Palladio riteneva dovesse esistere un’armonia tra i vari elementi architettonici i quali non erano altro che mera imitazione della natura. Anche la Casa Bianca è una casa palladiana. Gli statunitensi che contano sono tutti massoni e l’hanno fatta palladiana per creare una maggiore energia.”

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